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lunedì 30 marzo 2026

INFOCESVAM N. 1 DEL 2026 Gennaio febbraio 2026 1 Marzo 2026

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XIII, 73/74/, N. 1, Gennaio - Febbraio 2026, 1 Marzo 2026

XIII/1/1101-  La decodificazione di questi numeri è la seguente: XIII anno di edizione, 1 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1101 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

XIII/1/1102 – Il 23 febbraio u.s. si è tenuta la sessione invernale per i Master di Storia Militare Contemporanea, Politica Militare Comparata, Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale. Anno Accademico 2024/2025. Si sono brillantemente laureati 21 Frequentatori.

XIII/1/1103 – Progetto 2026/1. Gli Ordinamenti dell’Esercito Italiano nel Secondo dopoguerra 1946 -1977 – 165° Anniversario dell’Esercito Italiano. Giovanni Riccardo Baldelli. Predisposto manoscritto 1 per Volume I, II, III, IV, V. Tutti i volumi editi di questo progetto, come degli altri progetti, sono finalizzati alla offerta formativa dei Master come incremento delle “Letture Consigliate” e “Materiali per Tesi”.

XIII/1/1104- Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata PROGETTI NASTRO AZZURRO. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera sullo stato avanzamento Progetti. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 18 Destinatari, inclusi tutti i partecipati alla realizzazione dei progetti.

XIII/1/1105 -  Progetto 2024/1 – I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza, gli Eccidi in Toscana e la Memoria. (80° anniversario 1944 – 2024). Massimo Coltrinari. Manuel Vignola. . Predisposto il Manoscritto 4. Per il Volume I.

XIII/1/1106 - Progetto 2026/2. Partecipazione e testimonianze nelle Missioni di Pace Valore Militare e contributo alla memoria Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la Pace. Massimo Coltrinari Luigi Marsibilio Paola Bosio. Continua la raccolta delle testimonianze. Le testimonianze raccolte sono pubblicate sulle filiere del CESVAM.

XIII/1/1107 – Progetto 2025/1. La Fabbrica. Predisposta la Bozza 1 del Volumi I e del Volume II,. Inserimento della Iconografia. Predisposizione delle Copertine. E’ prevista la edizione a stampa per il mese di Marzo 2025

XIII/1/1108 – Progetto 2026/7. I Padri fondatori dell’Esercito Italiano. Il Valore Militare nel Risorgimento. 165° Anniversario della Costituzione dell’Esercito. Manuel Vignola. Predisposto schema per la edizione CESVAM PAPERS

XIII/1/1109 - Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata “ALUMNI MASTER CUSANO”. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera su le materie attinenti i Master. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 80 Destinatari. Questa CHAT si affianca ai Blog sia storici che geografici attivati per l’aggiornamento e l’approfondimento delle materie del Master.

XIII/1/1110 – Progetto 2026/3. Il Ruolo delle Nazioni Unite nel mantenimento della Pace. Dalla teoria alla pratica. L’Esperienza UNMIK (United Nation Interim Administration Mission in Kosovo. Antonio Vittiglio. Predisposto schema per edizione CESVAM PAPERS.

XIII/1/1111 - Progetto 2024/1 – I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza, gli Eccidi in Toscana e la Memoria. (80° anniversario 1944 – 2024). Massimo Coltrinari. Stefano Mangiavacchi. . Predisposto il Manoscritto 3. Per il Volume II. Elenco delle Vittime con 1; da 2 a 9 ); da 10 a 49; da 50 a 99; oltre le 100 vittime. Individuazione di luogo e data.

XIII/1/1112- Progetto 2026/8. Tecnologia Aeronautica. La Formula Trimotore . Storia della Aeronautica Italiana. I Bombardieri strategici. Antonio Daniele. Predisposto lo schema per CESVAM PAOERS

XIII/1/1113- Progetto 2024/ Monte Marrone. Il Significato strategico presso gli Alleati. Massimo Coltrinari. Consegnato alla Casa Editrice manoscritto 5 per la predisposizione della 1a Bozza

XIII/1/1114 – Progetto 2026/5 – Cimitero Militare dell’Asinara. Storia e Memoria 1916 -2026. Studio funzionale finalizzato al recupero della memoria storica e fruizione del cimitero militare italiano dell’Asinara realizzato nel 2016. Giorgio Madeddu. Predisposto schema per edizione CESVAM PAPERS

XIII/1/1115 – Progetto 2019/2 La prigionia italiana in mano britannica. Africa. Africa Orientale Italiana. L’Organizzazione militare e la difesa dell’Impero. Memoria e Testimonianze. Giovanni Riccardo Baldelli Massimo Coltrinari. Predisposto il manoscritto 3. Iconografia.  

XIII/1/1116 – Progetto 2026/9. Sahel 3.0. Terrorismo digitale materie prime strategiche e nuove sfide per l’Europa e L’Italia. Massimo Dionisi. Predisposto schema per edizione CESVAM PAPERS

XIII/1/1117 - Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata “RIVISTA QUADERNI CESVAM”. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera sulla edizione prossima della Rivista “QUADERNI”, che avendo cadenza trimestrale ha tempi di pubblicazione molto ampi. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 27 Destinatari, Questa CHAT si affianca ai Blog sia storici che geografici attivati per l’aggiornamento e l’approfondimento delle materie trattate nella Rivista edizione a stampa

XIII/1/1118 – Progetto 2026/6 – Mariano Buratti. Medaglia d’Oro al Valore Militare. La Resistenza nel Viterbese. 1943 -1944. Osvaldo Biribicchi. Predisposto schema per edizione CESVAM PAOERS

XIII/1/1119 -  Progetto 2016/2. I Militari Italiani sulla testa di ponte di Anzio. Luigi Marsibilio Massimo Coltrinari Volume II. Predisposto Il Manoscritto 3

XIII/1/1120 – La Edizione dell’ANNESSO questo INFOCESVAM da questo numero riprende la edizione Bimestrale in quanto quella mensile si è rilevata nel 2025 ridondante e sovra esposta, anche in virtù della apertura di una apposita CHAT dedicata al progetto Albo d’Oro

XIII/1/1121 – Progetto 2026/12. Liberi e Valorosi. Breve storia della Bundeswehr. Luigi Di Santo. Predisposto lo schema per la Edizione CESVAM PAPERS.

XIII/1/1122 - Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata “ALBO D’ORO DECORATI”. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera su le materie attinenti la creazione dell’albo d’Oro fra Decorati al Valore Militare. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 15 Destinatari,

XIII/1/1123 - –“Progetto 2026/5”. Un Bosco per resistere. “La brigata partigiana “Ciro Menotti” tra le Provincie di Treviso Pordenone e Belluno. Dott.ssa Monica Apostoli. Prevista la predisposizione Cesvam Papers per la fine di marzo 2026

XIII/1/1124 – Progetto 2024/4. Dal Corpo Italiano di Liberazione ai Gruppi di Combattimento. Settembre – Dicembre 1944. 80° Anniversario della Guerra di Liberazione. Massimo Coltrinari. Articolazione in Volume 1°. Manoscritto n. 1. Volume 2°. Materiali sulla figura del generale Giorgio Morici, comandante della “Nembo” a Filottrano.

XIII/1/1125 - Prossimo INFOCESVAM (marzo-aprile 2026 ) sarà pubblicato il 1 maggio 2026. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.

 (a cura di Massimo Coltrinari) info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

 

sabato 21 marzo 2026

Materia di tesi di Laurea. Israele e Stati Uniti: un "imperium" basato sulla forza

 


Il n. 2 del 2026 della Rivista LIMES sottolinea ancora una volta che gli Stati Uniti non sono più una democrazia liberale. Secondo LIMES è diventata una monarchia anarchica, che non dà più alcun affidamento, con un presidente che è espressione del pensiero e della volontà di meta del popolo della Unione, che, chi più chi meno, si rispecchia nel suo operato 
Passato Tramp rimarrà il trumpismo
Prima conseguenza
 Netanyahu ha portato in guerra gli USA contro l'Iran, continuando nella deriva di guerra 
Israele e gli Usa ormai non sono più quelli che erano
Solo la forza bruta della guerra è l'opzione scelta
Oggi in Iran e domani ovunque in un delirio guerrafondaio che rinnega ogni regola del Diritto Internazionale e dei principi di comune convivenza

giovedì 19 marzo 2026

Cultura e politica di massa nel tecnicismo

 

Da Spengler ad Heidegger

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Contro l’idea lineare dell’Illuminismo Spengler introduce il modello ciclico, in cui le culture quali esseri viventi hanno una loro autonomia, una morfologia nella quale vi è una nascita e una morte, una fioritura e un declino.

            Ogni cultura possiede un proprio principio formale che ne determina lo stile, in Occidente Spengler individua una cultura faustiana, la spinta all’infinito come la retta oltre se stesso quale volontà di potenza, questo al contrario della cultura pollinea greco-romana che è circolare tendendo all’armonia o alla cultura islamica che tende al punto, alla ricerca di Dio mediante la mistica.

            Non vi è quindi una storia universale ma una cattedrale di storia dove l’uomo occidentale nel trasformarsi in macchina entra in una fase di decadenza, nella fine dello spirito vivente in cui vi è il passaggio dalla cultura alla semplice civiltà.

            La cultura è la ricerca del sogno e delle idee quale albero in crescita, quando si irrigidisce vi è la sua pietrificazione nel continuo calcolo e misurazione eliminando il sogno e lo slancio creativo, tecnica potente ma vuota dell’animo, manca la bellezza resta solo la praticità, Spengler ci ricorda che il tramonto può essere splendido basta viverlo con dignità, dobbiamo dargli una forma viva, cercare di descriverlo con poesia e armonia.

            Faust, simbolo dell’Occidente, firma il patto con il diavolo per possedere la potenza, la materia verso lo spazio infinito, al contrario dei greci per i quali lo spazio è armonico, finito, mentre gli egizi vedono lo spazio come via  rettilinea, ma il desiderio dell’infinito seguendo la tecnica ci consuma nell’angoscia del vuoto, privo di un centro, in quanto nella conquista si perde, come nella tragedia greca dove alla solitaria grandezza si accompagna la perdita dell’Io.

            La democrazia come tutto in natura  nasce, fiorisce, muore, subentra l’epoca delle elite e di una scenografia spettacolare, in un continuo tecnicismo dove vi è il gestore e non il politico, questo porta al cesarismo nella ricerca di un leader che risolva, il potere passa pertanto dalle parole della discussione democratica, Atene, al gesto di Cesare.

            L’uomo nell’epoca finale è l’uomo della tecnica, del sapere settoriale senza anima, conosce tutto ma non ne capisce il senso, l’uomo macchina non crea, calcola non vive, funziona, tecnico senza destino ha conquistato l’esterno perdendo l’interiorità, ha una statistica senza spirito e una visione, il filosofo diventa professore, il poeta cede il passo al critico, il sacerdote diventa un funzionario della morale, non si vive per qualcosa ma solo per durare dove la politica è manager, senza ideali ma con uno schedario.

            Ormai l’uomo faustiano si perde nella funzionalità della tecnica, solo passando dall’espansione alla profondità nel conoscere la morte può rinascere (Heidegger).

            Arte, scienze e religioni sono divenute discipline tecniche ma non slanci spirituali che invadono tutto l’essere se l’arte diventa stile non è più cultura, la scienza non vuole capire il mondo ma calcolare quale tecnica utilitaristica perdendosi nel particolare, nella religione la ricerca dello spirituale si trasforma in uno sterile moralismo.

            Le masse non vedono più un futuro ma le necessità del presente, esse hanno un’anima irrazionale e prettamente utilitaristica, in quanto la plebe non cerca la verità né cultura ma la sicurezza, ecco emergere l’istinto del cesarismo che si fa legge d’ordine esso non ha futuro quale risposta momentanea, conservazione non crescita, in quanto la democrazia nel momento della sua riduzione s trasforma in un cesarismo.

            Dostoevskij nel “Grande Inquisitore” pone il problema della verità, l’uomo non regge la verità in quanto la vera libertà spirituale per lui è un peso, richiede semplicemente pane, sicurezza e protezione.

            Le Chiese nel fondare l’autorità guidano l’uomo barattandone la libertà con il fine di fornire la sicurezza di un ordine, ma la libertà è inseparabile dal sentimento dell’amore se non si vuole sprofondare nella violenza caotica della sopraffazione, non resta quindi che il silenzio quale risposta alla freddezza del razionalismo e alla dura logica del potere.

            La libertà è stata ceduta in cambio del consumo, la verità per l’opinione, la coscienza in cambio dell’identificazione con la sicurezza del gruppo, con il gregge, così che il potere nel proteggere infantilizza.

            Dostoevskij ci pone una domanda, ma siamo  davvero pronti per la libertà? Vivere senza garanzie in un rispetto reciproco?

 

Bibliografia

·        Bocco F., Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar Edizioni 2016;

·        Sibaldi I., Il coraggio di essere idioti. La felicità secondo Dostoevskij, Mondadori 2017.

 

martedì 10 marzo 2026

Realtà essere e linguaggio


Pensiero e tecnicismo

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Dalla fine del ‘700 con la Rivoluzione Industriale le scienze della natura si impongono come metodo ai saperi dell’uomo, nell’organizzazione totale della società l’essere umano è misurato e tecnicamente inserito, quale reazione dalla fine dell’800 vi è una progressiva demonizzazione della tecnica che nella Grande Guerra ha una sua conferma, dove la tecnica diventa produzione e distruzione scientifica di massa, (Adorno). Nasce l’esigenza di una riflessione sull’uomo, sulla sua essenza e sugli strumenti che dispone per interpretare la realtà quale il linguaggio, oggi dopo un secolo, nel nuovo millennio si ripropone la riflessione innanzi alla conflittualità in atto, alla dispersione relazionale e alle pervasive nuove tecnologie ad esse collegate, ecco la necessità di un accrescimento mediante il pensiero filosofico, come richiesto anche recentemente dall’Accademia Militare di Modena all’Università di Bologna.

            La comprensione della realtà non può essere letta scientificamente come una serie di leggi precise ma va interpretata, vi è una impossibilità di leggere l’uomo in termini deterministici.

            Gadamer nell’ermeneutica pone il problema ontologico della comprensione dell’esserci, dell’uomo che cerca di comprendersi nel mondo, in questo vi è prima una precomprensione a cui segue una comprensione di se stesso in quel contesto interpretandolo, Gadamer vuole mettere in chiaro la struttura della comprensione, l’essere umano è sempre una comprensione e quindi una struttura di interpretazione, ovvero una struttura storica.

            La verità è figlia di una comprensione dell’interpretazione, essendo l’essere nel mondo una interpretazione dello stesso, l’essere quindi non è scientifico ma una esperienza di vita, una interpretazione del mondo, in questo Gadamer considera esserci tre ambiti di esperienza: l’arte, la storia e il linguaggio.

            Nella Storia critica la presunzione di una oggettività storica, impossibile in quanto il passato è studiato da colui che vive nel presente, occorre quindi una mediazione ossia un circolo ermeneutico storico che parta da una precomprensione. Gli Illuministi si sono battuti contro i pregiudizi, ma afferma Gadamer, questi ci saranno sempre occorre pertanto vedere quali siano validi a partire da una analisi completa degli stessi, circolo ermeneutico vi è quindi un divenire storico.

            Gadamer vuole conservare la metafisica aristotelica e platonica non distruggerla come fanno Nietzsche e Haidegger, ma reinterpretarla essendo la reinterpretazione del presente il risultato di una serie di concatenazioni interpretative fuse fra loro, che conducono a una nuova interpretazione di senso e di verità.

            Nella “Critica del linguaggio e dialogo” vi è una contemporaneità tra comprensione e applicazione della comprensione all’interno del dialogo, la dimensione della lettura e interpretazione è all’interno del testo in un circolo ermeneutico di domande e risposte tra lettore e testo e viceversa, vi è un dialogo a partire dal testo che ci conduce all’interno con una interpretazione attiva e passiva contemporanea, in cui il circolo ermeneutico è un circolo dialogico.

            Nel trasformarsi all’interno del testo non conosciamo dove andrà il dialogo ermeneutico, l’interpretazione è sempre viva mai chiusa in quanto la comprensione avviene nel linguaggio, questi non è solo interpretare ma luogo dove l’essere si dà all’uomo, il linguaggio è l’evento ontologico dove si manifesta l’essere pertanto è evento significante, struttura fondamentale per comprendere l’essere che è all’interno del linguaggio stesso.

            Husserl critica lo studio della mente umana in termini matematici di pura oggettività, staccata dalla realtà, circostanza che ha favorito dell’intellettualismo estraendo dei principi da una realtà falsata, è venuta meno la valutazione dell’esperienza in favore di una astratta oggettività allontanando dalla vita reale fatta di “fluire e divenire”, allontanando la creatività.

            Il tempo della scienza è quantitativo, il tempo della vita è relativo, la fenomenologia quale scienza del fenomeno vuole tornare alle cose ossia alle essenze e studiarle come appaiono, fenomeni. Le cose appaiono quindi necessita averne una visione diretta sospendendo il giudizio in modo da poterlo reinterpretare, bisogna tornare alla vita nella conoscenza esperienziale, nelle Epoché di un mondo della soggettività quale esperienza, intenzionalità da cui partire già Cartesio sottolineava che possiamo dubitare del mondo ma non dei nostri atti.

            Con Wittegenstein la filosofia mostra i limiti e le ambiguità del linguaggio, rende esplicito quello che era oscuro, rende coscienti del significato, deve tenersi presente che la cura del linguaggio evita parte della conflittualità in una modestia intellettuale e impegno etico, ricordandoci il limite delle domande.

            Dobbiamo uscire dalle trappole linguistiche le diverse aspettative legate ai termini portano all’incomprensione, occorre pertanto che il significato personale sia contestualizzato con la descrizione, infatti le diverse culture conducono a significati diversi dei singoli termini.

            Il linguaggio nasce dall’intimo ma rinforza gli stati d’animo, occorre quindi una purificazione del linguaggio in modo da superare il blocco proveniente dagli stati d’animo, vi è un potere trasformativo delle parole esse devono riflettere l’insieme completo dell’esistenza, l’uso appropriato delle parole toglie il velo delle gabbie derivanti dalle metafore ed astrazioni, dalle tante ideologie che lo imprigionano in una liberazione intellettuale ed esistenziale.

            Vi è una doppia valenza epistemologica, permette di vedere il mondo, ed esistenziale, permette di vivere senza veli, si riformulano le proprie idee superando gli imposti dall’esterno, quali le propagande politiche ed economiche, la riflessione filosofica permette una valutazione e quindi una esistenza più completa ed autentica.

Ermete Trismegisto ci ricorda che “l’uno è il tutto e il tutto è l’uno”, l’uno è molteplice ma i molteplici sono radicati in uno ed è il logos che media tra l’escatologico e il materialismo, tuttavia nel sacro vi è l’origine della scienza e della legge in quanto ordinatore primario.

Bibliografia

·        Aresu A., Ma , ndo cori, 227-236, “Roma”, Limes, 11/2025;

·        Della Pelle P., La dimensione ontologica dell’etica in Hans-Georg Gadamer, Franco Angeli 2013;

·        Ghigi N., La metafisica in Edmond Husserl, Franco Angeli 2007;

·        Moravia S., Adorno. Filosofia dialettico-negativa e teoria critica della società, Nimesis Edizioni 2004;

·        Perissinotto L., Introduzione a Wittgenstein, Il Mulino 2018;

·        Spegler O. – Capozzi E., L’autodistruzione dell’Occidente. Dall’umanesimo cristiano alla dittatura del relativismo, Historica Edizioni 2021;

·        Todd E., La sconfitta dell’Occidente Fazi Edizioni 2024;

Vattino G., Introduzione 

venerdì 27 febbraio 2026

Il Concetto di conflittualità, dal pensiero classico alla modernità

 

Sergio Benedetto Sabetta

L’uso sempre più estensivo dell’IA in tutti i campi, dal civile al militare, con una economia globale che nella crescita continua sempre più accelerata ha condotto ad una lotta competitiva sulle risorse naturali, a cui si è aggiunta una crescita esponenziale della popolazione fuori dall’area occidentale, con una conseguente instabilità dovuta in parte alle masse giovanili con una maturità in formazione che nella loro ricerca esuberante di affermazione diventano masse da manovrare a fini politico-strategici, inoltre dobbiamo considerare che la conflittualità avviene anche in ambito linguistico, informativo e in ultima analisi di significazione.

Vi è infatti una distinzione tra gli strumenti linguistici che esprimono il pensiero e la realtà in sé, noi esprimiamo la sola impressione che la realtà in noi provoca.

Eraclito distingue tra il testo declamato, logos quale discorso declamato e pensiero di chi declama (noema ), il logos non è che la legge della realtà ma sebbene legge del mondo, pensiero e parola per Eraclito vengono a coincidere vi è una incompatibilità tra linguaggio e realtà, in quanto il linguaggio tende a fermare quello che non può essere fermato essendo la realtà olistica, mentre il parlare è il particolare del momento.

Esiste in natura un continuo mutare (polemos), contrasto fra opposti, dove la creazione sfugge alla razionalizzazione imposta dagli uomini (poieses), così che come il fuoco è il posto della trasformazione di una natura in continuo divenire la guerra quale scontro tra opposti lo è per gli uomini, ma proprio nel limite degli opposti vi è il sacro, tanto che Eraclito nel farneticare dionisiaco vede la vicinanza agli Dei.

Il linguaggio definisce ma al contempo limita fino ai suoi limiti estremi di significazione, oltre il quale il nostro agire e la vita ci appare un tutto insieme fuori dallo spazio e dal tempo, in quanto solo quello che può essere espresso esiste.

Heidegger oppone l’essere in sé, quale concetto definito nella parola, all’essere cosa ma nell’oblio dell’essere quale ente ne definisce la desacralizzazione e pertanto la fine, questo fa sì che l’essere umano quale forza vitale diventi ente elemento della tecnica (ontico), in opposizione all’essere ontologico del rivelamento discorsivo proprio di un pensiero riflessivo, vi è quindi la necessità di porre l’uomo al centro dell’essere in un nuovo umanesimo e non divinizzare la tecnica, infatti gli enti sono nel tempo mentre l’essere è temporalità ovvero avvenimento come la luce permette l’emergere delle cose visibili e il silenzio la ritmicità del suono.

Il linguaggio è utile se apre e non chiude quale gabbia, nella sua fluidità pratica apre a nuove riflessioni o attività, esso è un mezzo e non il fine ultimo che nell’illuminare fa entrare in un labirinto dove la verità viene a sfocare.

Già Severino nel 2016 notava la conflittualità crescente in essere nella terra quale conseguenza ultima della globalizzazione inserita nello sviluppo tecnologico galoppante, che viene a superare le vecchie ideologie sostituite dalla sola tecnica e conduce all’esasperazione dell’individualismo, questo tuttavia non si trasformerà in uno scontro mondiale bensì solo settoriale, perdendo di vista l’insieme nella ricerca del predominio.

Nella contrapposizione tra il divino e gli uomini nasce la volontà, quale superamento del confine nella ricerca di fare diventare altro quello che è ma questo è anche occupare, strappare agli altri ancor più in una dimensione finita quale è la natura contrapposta alla crescita impetuosa della massa umana e della tecnica, della ricerca delle risorse necessarie al suo divenire.

La tecnica è metodo di modifica e adattamento dell’uomo alle varie esigenze, dal nulla all’essere, per Schumpeter il capitalismo non è che una continua distruzione e ricostruzione ma la tecnica in questo ciclo supera il capitalismo diventando autonoma, tuttavia la tecnologia nell’espandersi deve consolidare il potere interno allo Stato fornendo ricchezza, lavoro, influenza all’esterno e controllo interno.

Nella gerarchia dell’essere vi è una contrapposizione tra l’essere umano finito e la verità che può risultare infinita nella sue varie sfaccettature, dal che ne consegue che l’infinito può essere compreso solo come dimensione per approssimazione, ma non nella sostanza.

Sorge qui il problema dell’IA e del suo passaggio dalla logica alla statistica, dalla deduzione alla associazione, dove avendola sovraccaricata essa ha inquinato l’informatica delle banche dati mescolando e rendendo più labile il confine tra realtà e falsità, creando un ulteriore problema al già difficile rapporto con la verità nell’illusione di una dimostrazione matematica.

La connessione dell’IA in tutti e tra tutti gli ambienti nella ricerca di prevedere le necessità dell’io porta a una possibile perdita di capacità critica, favorita tra l’altro dall’impoverimento umanistico nelle scuole con una meritocrazia ideologica non corrispondente al merito e all’incapacità di accettare e valutare i propri errori o limiti, d’altronde l’ambiente sempre più preparato per l’IA pone problemi nel rapporto tra capacità di agire e intelligenza, oltre che nella direzione ossia controllo e governance, richiedendo leadership per una direzione ovvero un progetto chiaro e valori definiti, ossia cosa vuol fare e come farlo.



Bibliografia

  • Heidegger M., Essere e tempo, Mondadori 2017;

  • Heidegger M., Fink E., Eraclito, Laterza 2010;

  • Severino E., Il destino della tecnica, Rizzoli 2009;

  • Severino E., Il tramonto della politica. Considerazioni sul futuro del mondo, Rizzoli 2017;

  • Schumpeter J., Storia dell’analisi economica, Bollati Boringhieri 1990.

giovedì 19 febbraio 2026

Temi di Laurea II Parte. Il I Raggruppamento Motorizzato inquadrato nella 2a Divisione Marocchina

 

Allegato 39

2° DIM. – RAGGRUPPAMENTO NORD

STATO MAGGIORE 3º BUREAU

NOTA FER LA DIFESA DEL RAGGRUPPAMENTO NORD

Segreto. N.27

In seguito ai movimenti di avvicendamento che sono appena terminati, la difesa nel quadro del raggruppamento nord si presenta come segue:


I. Caratteristiche generali.

Difesa su due lati:

  • lato nord, rappresentato dal M. Mare e le sue varie ramificazioni; zona molto nevosa, che non permette nessuna azione di qualche importanza, nè da parte del nemico, nè da parte nostra;

  • lato nord-ovest, costeggiato dal massiccio del S. Croce, parimenti nevoso; poi il corso del Rapido difficilmente attraversabile da elementi di qualche importanza.

Alla cerniera, comandante la spianata di S. Biagio, la Costa S. Pietro, chiave di tutto il sistema difensivo.


II. Nemico

Non sembra disporre, su questo fronte, di effettivi importanti, Ma:

  • dispone di truppe abituate alla montagna ed equipaggiate per vivervi in inverno ( btg. di alta montagna, btg. di cacciatori);

  • beneficio del vantaggio del terreno (osservatori);

  • i suoi piani di fuoco sono perfettamente stabiliti, specie per ciò che si riferisce ai mortai;

  • mantiene strettamente il contatto (pattuglie giornaliere aggressive).

Ha pure la possibilità:

  • di approfittare di ogni nostra debolezza per rioccupare qualche punto importante;

  • di tentare, con azione di sorpresa, di ributtarci dal S. Pietro, partendo dai burroni nord-est di S. Biagio.


III. Intenzioni del comandante del raggruppamento.

Nel quadro del compito ricevuto:

1º - mettere in opera tutti i mezzi possibili per la difesa della costa S. Pietro;

2º - aggrapparsi fermamente a tutti i capisaldi della linea raggiunta, rafforzando la difesa con fili spinati e campi di mine;

3 º - costituire delle riserve;

4º - con intensa attività di pattuglie mantenere stretto contatto col nemico e ricercarne i punti deboli.


IV. Utilizzazione dei mezzi

1° Fanteria

Il 4º rgt. Tir. Mar. è incaricato della difesa del punto di vitale importanza: Costa S. Pietro e i due massicci immediatamente alle sue spalle, Mainarde ad est e S. Croce a sud-Ovest.

E' spalleggiato e protetto ad est dalla brigata italiana, che presidia il complesso di Rotondo-Castelnuovo-Jardini e assicura il collegamento a S. Vincenzo con la divisione carpatica.

E' spalleggiato e protetto a sinistra dai goums del 4º gruppo T.M.

Tutte le unità sono impiegate ad eccezione di un tabor meno un goum.

2º Artiglieria.

Tutta l'artiglieria dislocata nella zona è in grado di concentrare il suo fuoco oltre le difese di Costa S. Pietro.

Inoltre il 1° gruppo da 75 italiano si trova in appoggio diretto della brigata italiana e un gruppo da 105 M. effettua i suoi tiri oltre la parte occidentale del fronte.


V. Possibilità da considerare.


1º - Dal punto di vista offensivo:

Tre azioni offensive possono essere prese in considerazione:

a) In direzione nord, azione ad effettivi ristretti, con obiettivo la conquista dell'insieme Marrone-Mare per privare il nemico di tali importanti osservatori. Possibile sfruttamento successivo verso la Meta.

b) In direzione nord-ovest, azione di maggiore importanza volta a dar respiro alla Costa S. Pietro, impadronendosi dell'altura nord-est di S. Biagio.

c) Sulla direttrice generale S. Pietro-Picinisco, un'azione coordinata con un'offensiva lanciata più ad ovest e volta a conquistare il complesso del massiccio di M. Bianco, Queste varie azioni, che possono essere sia successive che concomitanti, saranno oggetto studi dettagliati nei prossimi giorni.

Esse sono evidentemente in funzione:

  • degli effettivi che vi potranno essere impiegati, sia in fanteria che in mezzi di fuoco (artiglieria e mortai);

  • e soprattutto, data la quantità di neve, dell'equipaggiamento speciale che potrà essere fornito a tali truppe, e che ha fatto oggetto delle mie lettere n. 377 C.G.M-40 del 12 febbraio 1944 e 17/G. N. dell'11 febbraio 1944.


2º. - Dal punto di vista difensivo:

Immediatamente, approfittare dell'arrivo dei nuovi elementi della brigata italiana per estendere verso ovest il fronte di tale brigata e costituire delle riserve, ricuperando in particolare una parte del 4º R.T.M.

Appena possibile, riportare sotto il comando del gen. Com.te i goums marocchini, l’VIII tabor e, successivamente, il 3º G.T.M, la cui presenza permetterà:

  • di avere a disposizione un'importante riserva di pattuglie e colpi di mano;

  • di estendere eventualmente verso ovest, fino alla regione di Valvori, la zona d'azione del raggruppamento nord.

P.C. 13 febbraio 1944

Il generale di brigata: GUILLAUME

Comandante il Raggruppamento Nord

lunedì 9 febbraio 2026

Temi di Laurea. Il I Raggruppamento Motorizzato Italiano integrato nel Corpo di Spedizione Francese Febbraio marzo 1944

 Analizzare i rapporti tra il Comando Francese ed il Comando Italiano nel periodo della cooperazione sul fronte del Volturno. Si riporta un documento relativo alle operazioni del febbraio 1944 (didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org)

Allegato 38

2° D.I.M. GROUPEMENT NORD

ETAT MAJOR - 3º BUREAU

Segreto. N. 341

ORDINE D'OPERAZIONE N. 1.

1° - Il raggruppamento italiano (Stato Maggiore a battaglioni 2 cp. c. c. – 3 gr. d'art.) è messo a disposizione del generale comandante il gruppo nord.


2° - Intenzione del comandante del gruppo: approfittare dell'entrata in linea di questo raggruppamento per:

a) rafforzare al massimo l'occupazione dei monti che si estendono lungo la linea principale di resistenza;

b) schierare in profondità il dispositivo in modo da disporre di elementi suscettibili di rafforzare un punto minacciato o di intraprendere un contrattacco.


3° - A questo scopo il raggruppamento italiano darà il cambio al 4º G.T.M. nel sotto-settore attualmente occupato da questi (sottogruppo est).

Ricognizione da effettuare la mattina dell'8 febbraio.

Mettersi d'accordo per la presa di posizione previ accordi diretti fra il comandante del raggruppamento italiano e il comandante del 4º G.T.M. in modo da liberare:

  • l'11° tabor per le ore 17 del 9 febbraio;

  • il 5° tabor per le ore 18 dell'8 febbraio.

4° - Il compito del raggruppamento italiano è:

a) proteggere la strada d'arroccamento Colli-Scapoli-Cerasuolo sbarrando le pendici est ed ovest del M. Castelnuovo consolidandosi da una parte sul M. Castelnuovo e dall'altra sul Colle Jardini;

b) assicurare il collegamento a Castel S. Vincenzo con la sinistra della divisione polacca.


5° - Una delle compagnie contro carro del raggruppamento italiano sarà tenuta di riserva fino a nuovo ordine a disposizione del Generale comandante il gruppo nord (Regione di Colli).


6° - Artiglieria:


a) i due gruppi da 75/18 del raggruppamento italiano saranno affiancati rispettivamente ai due gruppi da 105 d'appoggio diretto al gruppo nord. Schieramento da regolare previ accordi diretti con l'artiglieria divisionale;

b) l'impiego del gruppo da 105/28 sarà oggetto di ulteriori ordini;

c) il sottogruppo est potrà fare richiesta di fuoco per l'appoggio d'artiglieria:

  • da una parte al gruppo d'appoggio 3/64;

  • dall'altra parte all'artiglieria della divisione polacca.

Accordi diretti da prendere con i diversi elementi dal comandante l'artiglieria del raggruppamento italiano.7° - Il comando del raggruppamento italiano funzionerà a Scapoli a partire dalle ore 12 del giorno 9 corrente.

Assunzione di comando alla stessa ora. Relazione sullo schieramento del raggruppamento da indirizzare al generale comandante il gruppo nord la mattina del 10 febbraio.

Il comandante del sottogruppo est invierà un ufficiale di collegamento al comando del gruppo nord ogni giorno alle ore 9 e alle ore 16.

Inoltre invierà ogni giorno al gruppo nord alle ore 5-10 e 16 un fonogramma con le novità avvenute.



Lí 8 febbraio 1944 ore 8. Il Generale di brigata: GUILLAUME Comandante del Gruppo Nord



Indirizzi:

Al Generale comandante il raggruppamento italiano.

Al Ten. col comandante 4º G.T.M.


e, per conoscenza:

Al 4º R.T.M.

A D. 20

A 2º D.I.M.

venerdì 30 gennaio 2026

Il Motto del Centro Studi sul Valore Militare.

 

Il Motto rappresenta la sintesi delle consistenza e profilo di ogni organizzazione. Nelle sue caratteristiche deve avere quella della sinteticità e del profondo significato.

Il CESVAM ha inteso adottare il seguente motto

“L’aver inteso, senza lo ritener, non fa scienza”

Come noto, il passo è in Dante, Paradiso, V., Versi 41-42, non nelle esatta sequenza come qui presentata ed adottata, che ha assunto una sua valenza ulteriore in quanto citato il passo da Machiavelli, nell’esilio all’Albergaccio, presso San Cascano,  momento chiave e qualificante della vita del grande fiorentino. Sono i momenti della nascita del “Principe”, opera fondamento della Scienza Politica moderna,  che trova il suo annuncio nella ancor più nota “Lettera a Francesco Vettori” del 10 dicembre 1513.

Pessimismo e fortuna, lontananza dalla politica,  l”’ingaglioffamento”  il colloquio con i classici ed  la “ verità effettuale della cosa” sono i passaggi chiave della Lettera all’Ambasciatore ed amico che è può essere adottato anche come programma che vale la pena di seguire.

L’alternanza di “ingaglioffarsi” e di indossare i “panni curiali” sono i cardini di un atteggiamento che dovrebbe permettere ad ogni componente del CESVAM di attuare in modo pratico il motto sopra indicato.

La ricerca, lo studio, l’impegno, non ha alcun senso e tutto in breve verrebbe dimenticato, se non viene fissato nella memoria, nello scritto, nell’elaborato. Facendo questo si fa “scienza” si costruisce e si fa “sapere”, che è la finalità ultima del CESVAM, che è in finale rimane e deve essere sempre un Centro Studi. In questa sequenza, che è il programma adottato si racchiudono i comportamenti di relazione in un affinamento per step successivi che rappresentano le regole di partecipazione al CESVAM.


 Massimo Coltrinari 

martedì 20 gennaio 2026

Missioni All'Estero La Testimonianza di Antonello Messenio Zanitti

 


SABBIA E SILENZIO                                                     

  [Gen. D. (ris) Antonello Messenio ZANITTI]

 

Nel 2003 portavo sul petto il grado di Tenente Colonnello e prestavo servizio presso la Divisione “Mantova”, di stanza a Vittorio Veneto. Erano anni in cui la parola pace sembrava sempre più fragile, e l’Italia, insieme ai suoi alleati, fu chiamata a un compito difficile. Fui assegnato alla Multinational Division South-East (MND-SE), Divisione a guida britannica impegnata in Iraq, a seguito della lotta contro il terrorismo scaturita dopo l’attacco alle Torri Gemelle nel 2001.

Il mio incarico era quello di Capo Branca Piani (Chief G5) della Divisione, responsabile della pianificazione operativa dell’area sud-est dell’Iraq. Dietro quella sigla, “G5”, si nascondeva un mondo di mappe, piani, decisioni, notti insonni e responsabilità che pesavano come il deserto dopo il tramonto.

 

Il Comandante

Il Comandante, il Maggior Generale Graeme Lamb, appartenente alle forze speciali britanniche, era un uomo che rimane impresso nella mente: tutto di un pezzo, capace di ispirare fiducia e competenza solo con lo sguardo. A lui fornivo quotidianamente le diverse opzioni operative per le unità dipendenti, al fine di assolvere i compiti assegnati. Un Comandante con la “C” maiuscola, che — cadesse il mondo — trovava sempre la forza e l’energia per ogni cosa. Non mancava giorno che fermasse lo staff per annunciare: «Let me think». Poi lo vedevamo, a torso nudo, sfrecciare con i suoi inseparabili pattini a rotelle tra gli elicotteri d’attacco fermi sulla pista di rullaggio. Un grande, nel senso più autentico del termine.

 

La partenza

Partii per l’Iraq pochi mesi dopo la nascita di mio figlio, Giacomo. Ricordo ancora il suo viso piccolo e sereno, e il profumo della casa quando chiusi la porta per l’ultima volta prima di partire.

Sapevo che sarei rimasto lontano a lungo — più di cinque mesi senza sosta — immerso in un tempo in cui ogni giorno aveva lo stesso colore della sabbia e dello sforzo.

 

L’impegno quotidiano

Il mio mandato fu segnato da due eventi che resteranno incisi nella memoria di chi c’era: l’attentato di Nassiriya e la cattura di Saddam Hussein.

Il primo ci colpì nel profondo. Il rumore dell’esplosione attraversò non solo il deserto, ma le anime di tutti noi. Quella giornata mise a nudo la vulnerabilità di chi indossa l’uniforme non per gloria, ma per servizio. Eppure, fu anche il momento in cui capimmo quanto fosse grande il valore della coesione, del silenzioso coraggio di chi non si arrende. Ricordo come fosse oggi quel giorno. La Brigata italiana impegnata a Nassiriya, alle dirette dipendenze della Divisione in cui operavo, fu colpita… certamente non affondata. Minuto dopo minuto le informazioni arrivavano sempre più tristi, sempre più pesanti: la lista dei caduti sembrava non volersi fermare. Quel giorno il Comandante della Divisione prese carta e penna e scrisse un messaggio da trasmettere a tutti: un messaggio di forza, di chi non flette agli eventi. Lo ricordo bene, intatto nella mia mente:

“Signori, dei coraggiosi italiani hanno perso la vita oggi facendo il loro lavoro. È tempo ora di fare il nostro. Non siate deflessi da questi tragici eventi; il nemico continuerà a fare ogni cosa in suo potere per uccidere noi, i nostri soldati, piloti, marinai e civili che contribuiscono al nostro impegno per capovolgere la situazione qui in Iraq – loro falliranno. Ho sempre sostenuto che avremmo affrontato oscuri e difficili giorni avanti a noi – oggi è uno di questi. Ai miei amici italiani, miei fratelli in armi, voi avete la mia più profonda comprensione. Voi camerati avete pagato l’ultimo prezzo; loro non hanno tradito noi – io non intendo tradire loro”. (Graeme Lamb, General Officer Commanding, Multi-National Division South-East, Iraq).

Il mio lavoro continuava, e sebbene la stanchezza si facesse sentire, ero orgoglioso di essere un ingranaggio di quella macchina che fa parte della Storia. In guarnigione eravamo relativamente al sicuro — una sicurezza che svaniva quando, settimanalmente, salivamo sugli elicotteri per raggiungere le Brigate dipendenti e affinare le pianificazioni operative. Erano voli tattici, a pochi metri dal suolo, facendo lo slalom tra le palme per evitare di essere ingaggiati da eventuali lanciarazzi RPG, con atterraggi rapidi — a volte troppo rapidi. Ricordo bene anche l’atterraggio su una portaerei americana, ormeggiata nel Golfo Persico. Lì, l’Ammiraglio comandante dell’unità volle ringraziare personalmente me — un semplice Tenente Colonnello — per quanto fatto e per quanto ancora da fare. Conservo ancora il “Coin” con l’emblema della portaerei che mi consegnò, passato di mano in mano come fosse il passaggio di un testimone. Un piccolo oggetto, ma carico di significato: un filo invisibile che lega tutti coloro che servono, perché il lavoro di uno si riflette inevitabilmente su quello degli altri che portano una divisa.

La cattura di Saddam Hussein portò invece un senso di svolta. Ricordo la notizia come un sussurro che si diffuse tra le tende e i centri operativi: la sensazione che qualcosa, forse, stesse davvero cambiando. Ma la guerra non conosce trionfi assoluti: ogni passo avanti aveva il peso di ciò che avevamo perso. Ancora una volta il Comandante scrisse:

“Le missioni sono ciò per cui viviamo e moriamo; l’Iraq non è stata un’eccezione. Qui voi avete fatto una reale differenza, a contatto con gente cui non è mai stato concesso un brandello di decenza, e avete contribuito a dare loro un’esistenza significativamente migliore. Ciò che facciamo in vita è il fondamento della nostra umanità. Noi poniamo noi stessi sulla via del pericolo, affrontando terrore e intimidazione, prendendo le difese di antichi ideali, della dedizione e del sacrificio. Noi restiamo in disparte dagli altri. Siamo una schiera di fratelli.

Non cerchiamo fama, ma la silenziosa solitudine di chi fa bene un lavoro difficile. Io sono immensamente orgoglioso di aver servito al vostro fianco. Continuate a operare come state facendo; mantenetevi al sicuro, ma se dovete marciare al suono delle armi, fatelo senza esitazione o timore di fallire. La vita mi ha insegnato che il coraggio non è un dono, ma la mera applicazione della forza di volontà. Siate forti. Molto è stato fatto e molto ancora è da fare. Il fallimento non è in considerazione, non è un’opzione”. (Major General Graeme Lamb, Commanding General, Multinational Division South-East, Iraq)

 

Il ritorno

Quando tornai a casa, dopo quei lunghi mesi, Giacomo era cresciuto. Lo trovai diverso, eppure familiare. Aveva imparato a sorridere senza conoscermi davvero, e io dovevo imparare a essere padre da capo. Portavo con me il silenzio del deserto, le voci dei camerati, e la consapevolezza che la distanza più grande non è quella tra i continenti, ma quella che si apre tra chi parte e ciò che lascia. Da allora, ogni volta che guardo una fotografia di quei giorni, rivedo non solo la missione, ma la fragile grandezza dell’essere umano quando serve qualcosa di più grande di sé.

 

 

 

 

 

Zanitti Antonello Messenio, 1964, Esercito Italiano, Divisione “Mantova”, Chief G5 nella Multinational Division South-East in IRAQ, ottobre 2003 – marzo 2004, Tenente Colonnello.

sabato 10 gennaio 2026

Guerra di LIberazione. Domande in cerca di risposta

 Massimo Coltrinari

Al momento della caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, e la sostituzione di Mussolini con il Maresciallo Badoglio a capo del Governo, la stragrande maggioranza degli Italiani accarezzò l’idea che la guerra fosse finita, e che l’Italia avrebbe trovato una soluzione con gli anglo-americani per mettere fine agli errori del Fascismo e quindi ritornare a una situazione di pace. Era una illusione collettiva, in quanto la violenza che il Fascismo aveva portato a popoli e territori non poteva essere dimenticata come inesistente; inoltre nessuno metteva in conto l’atteggiamento della Germania e dei suoi alleati. I giorni del governo badogliano entrano in quella nebulosa situazione che va sotto il nome di “crisi armistiziale”, in cui molti coni d’ombra ancora restano tali, che la versione acquisita ancor oggi non può reggere alla realtà dei fatti, che molti punti chiave aspettano interpretazioni ulteriori per definire un quadro che non è quello oggi accettato. Nell’ambito della cosiddetta “crisi armistiziale” prendiamo dei episodi, dei momenti, dei fatti cercando “dal basso” di ricostruirli e comprenderli per allargare gli orizzonti. Pertanto come dobbiamo considerare questi fatti:


Il Ten. Col. Zignani e il Col. Raucci: fucilati il 17 novembre 1943 ad Elbassan in Albania dai tedeschi, con l’accusa di non essersi arresi e prese le armi conto forze tedesche alleandosi con i ribelli albanesi, in uniforme italiana con le stellette al bavero, perché a capo di unità combattenti del C.I.T.a.M. (Comando Italiano truppe alla Montagna), in contatto ed autorizzato con il Comando Supremo Italiano a Brindisi


197 Sottotenenti dell’Esercito Italiano, di complemento, giurano fedeltà al Re ed alla Patria nel campo di concentramento tedesco di Darlan in Polonia il 23 novembre 1943, in quanto catturati prima della fine del loro corso di Allievi Ufficiali in Italia.


Le I.S.U. ( Le Italian Unit Service) lavorano, nel gen. 1944, 24 ore al giorno con turni di 8 ore al porto di Boston per alimentare il Corpo di Armata Americano che sbarcherà in Normandia nel giugno 1944


Il gen. Raffaele Cadorna è al comando del Corpo Volontari della Libertà nel Nord Italia riconosciuto da tutte le forze “ribelli” operanti attraverso le forze politiche riunite nel CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia)


Il I Raggruppamento Motorizzato dell’Esercito Italiano attacca sulla stretta di Mignano Montelungo l’8 e il 16 dicembre 1916 inquadrato nella 36a Divisione Texas USA


Mussolini, capo della Repubblica Sociale Italiana, proclama nel 1944 la socializzazione.


Il cap. dei carabinieri reali dell’Esercito Italiano Pezzella è a capo della compagnia di Reali Carabinieri che svolge compiti di polizia militare sulla testa di ponte di Anzio dal 22 gennaio al 25 maggio 1944 in sostituzione delle Polizie militari britanniche e statunitensi, riconosciuto da tutti


La Divisione “Garibaldi” composta da unità alpine combatte in Montenegro (Zavattaro-Ardizi) contro i tedeschi a fianco


La Balkan Air Force composta totalmente da personale militare italiano con basi nelle Puglie rifornisce le unità partigiane jugoslave al comando di Tito, per conto degli Alleati


Il fronte militare clandestino di Roma (gen. Bentivegna) con la sua attività informativa salva dalla distruzione la testa di ponte alleata di Anzio (febbraio-marzo 1944)


4000 Italiani in uniforme tedesca (Whermach) difendono Praga nell’aprile 1945. Fatti prigioni dai Sovietici, ricevono un trattamento particolare, diverso da quello riservato ai tedeschi, più benevolo e comprensivo


Le Divisioni “Friuli” e “Cremona” liberano la Corsica dall’8 al 21 settembre 1943 e consegnano l’Isola alle forze Francesi sopraggiunte Hanno oltre 700 morti e 100 feriti


La Divisone “Perugia” rimane in armi (oltre 10.000 uomini) nell’area di Santi Quaranta fino al 3 ottobre 1943, 8 giorni dopo la resa della Divisione Acqui, in attesa dell’arrivo dei soccorsi promessi dall’Italia, su ordine del Comando Supremo italiano a Brindisi