studentiecultori
BLOG DI RIFERIMENTO DELLE ATTIVITA' DEL GRUPPO "STUDENTI E CULTORI DELLA MATERIA" CHE SI E'AGGREGATO PER STUDIARE LE TEMATICHE INERENTI I VARI PERCORSI DI FORMAZIONE PERSONALE. IL GRUPPO NASCE NEL 2009 E DOPO L'APRILE 2013 SI E' APERTA ANCHE ALLA RICERCA ED APPROFONDIMENTO UNIVERSITARIO E POST DOTTORALE.SUSSIDIO DIDATTICO AI MASTER ATTIVATI. Spazio esterno del CESVAM per le relazione esterne (Curatore. Massimo Coltrinari. Info:didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
Traduzione
sabato 21 marzo 2026
Materia di tesi di Laurea. Israele e Stati Uniti: un "imperium" basato sulla forza
giovedì 19 marzo 2026
Cultura e politica di massa nel tecnicismo
Da Spengler ad Heidegger
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
Contro
l’idea lineare dell’Illuminismo Spengler introduce il modello ciclico, in cui
le culture quali esseri viventi hanno una loro autonomia, una morfologia nella
quale vi è una nascita e una morte, una fioritura e un declino.
Ogni cultura
possiede un proprio principio formale che ne determina lo stile, in Occidente
Spengler individua una cultura faustiana, la spinta all’infinito come la retta
oltre se stesso quale volontà di potenza, questo al contrario della cultura
pollinea greco-romana che è circolare tendendo all’armonia o alla cultura
islamica che tende al punto, alla ricerca di Dio mediante la mistica.
Non vi è
quindi una storia universale ma una cattedrale di storia dove l’uomo
occidentale nel trasformarsi in macchina entra in una fase di decadenza, nella
fine dello spirito vivente in cui vi è il passaggio dalla cultura alla semplice
civiltà.
La cultura è
la ricerca del sogno e delle idee quale albero in crescita, quando si
irrigidisce vi è la sua pietrificazione nel continuo calcolo e misurazione
eliminando il sogno e lo slancio creativo, tecnica potente ma vuota dell’animo,
manca la bellezza resta solo la praticità, Spengler ci ricorda che il tramonto
può essere splendido basta viverlo con dignità, dobbiamo dargli una forma viva,
cercare di descriverlo con poesia e armonia.
Faust,
simbolo dell’Occidente, firma il patto con il diavolo per possedere la potenza,
la materia verso lo spazio infinito, al contrario dei greci per i quali lo
spazio è armonico, finito, mentre gli egizi vedono lo spazio come via rettilinea, ma il desiderio dell’infinito
seguendo la tecnica ci consuma nell’angoscia del vuoto, privo di un centro, in
quanto nella conquista si perde, come nella tragedia greca dove alla solitaria
grandezza si accompagna la perdita dell’Io.
La
democrazia come tutto in natura nasce,
fiorisce, muore, subentra l’epoca delle elite e di una scenografia
spettacolare, in un continuo tecnicismo dove vi è il gestore e non il politico,
questo porta al cesarismo nella ricerca di un leader che risolva, il potere
passa pertanto dalle parole della discussione democratica, Atene, al gesto di
Cesare.
L’uomo
nell’epoca finale è l’uomo della tecnica, del sapere settoriale senza anima,
conosce tutto ma non ne capisce il senso, l’uomo macchina non crea, calcola non
vive, funziona, tecnico senza destino ha conquistato l’esterno perdendo
l’interiorità, ha una statistica senza spirito e una visione, il filosofo diventa
professore, il poeta cede il passo al critico, il sacerdote diventa un
funzionario della morale, non si vive per qualcosa ma solo per durare dove la
politica è manager, senza ideali ma con uno schedario.
Ormai l’uomo
faustiano si perde nella funzionalità della tecnica, solo passando
dall’espansione alla profondità nel conoscere la morte può rinascere
(Heidegger).
Arte,
scienze e religioni sono divenute discipline tecniche ma non slanci spirituali
che invadono tutto l’essere se l’arte diventa stile non è più cultura, la
scienza non vuole capire il mondo ma calcolare quale tecnica utilitaristica
perdendosi nel particolare, nella religione la ricerca dello spirituale si
trasforma in uno sterile moralismo.
Le masse non
vedono più un futuro ma le necessità del presente, esse hanno un’anima
irrazionale e prettamente utilitaristica, in quanto la plebe non cerca la
verità né cultura ma la sicurezza, ecco emergere l’istinto del cesarismo che si
fa legge d’ordine esso non ha futuro quale risposta momentanea, conservazione
non crescita, in quanto la democrazia nel momento della sua riduzione s
trasforma in un cesarismo.
Dostoevskij
nel “Grande Inquisitore” pone il problema della verità, l’uomo non regge la
verità in quanto la vera libertà spirituale per lui è un peso, richiede
semplicemente pane, sicurezza e protezione.
Le Chiese
nel fondare l’autorità guidano l’uomo barattandone la libertà con il fine di
fornire la sicurezza di un ordine, ma la libertà è inseparabile dal sentimento
dell’amore se non si vuole sprofondare nella violenza caotica della
sopraffazione, non resta quindi che il silenzio quale risposta alla freddezza
del razionalismo e alla dura logica del potere.
La libertà è
stata ceduta in cambio del consumo, la verità per l’opinione, la coscienza in
cambio dell’identificazione con la sicurezza del gruppo, con il gregge, così
che il potere nel proteggere infantilizza.
Dostoevskij
ci pone una domanda, ma siamo davvero
pronti per la libertà? Vivere senza garanzie in un rispetto reciproco?
Bibliografia
·
Bocco
F., Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar Edizioni 2016;
·
Sibaldi
I., Il coraggio di essere idioti. La felicità secondo Dostoevskij, Mondadori
2017.
martedì 10 marzo 2026
Realtà essere e linguaggio
Pensiero e tecnicismo
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
Dalla fine
del ‘700 con la Rivoluzione Industriale le scienze della natura si impongono
come metodo ai saperi dell’uomo, nell’organizzazione totale della società
l’essere umano è misurato e tecnicamente inserito, quale reazione dalla fine
dell’800 vi è una progressiva demonizzazione della tecnica che nella Grande
Guerra ha una sua conferma, dove la tecnica diventa produzione e distruzione
scientifica di massa, (Adorno). Nasce l’esigenza di una riflessione sull’uomo,
sulla sua essenza e sugli strumenti che dispone per interpretare la realtà
quale il linguaggio, oggi dopo un secolo, nel nuovo millennio si ripropone la
riflessione innanzi alla conflittualità in atto, alla dispersione relazionale e
alle pervasive nuove tecnologie ad esse collegate, ecco la necessità di un
accrescimento mediante il pensiero filosofico, come richiesto anche
recentemente dall’Accademia Militare di Modena all’Università di Bologna.
La
comprensione della realtà non può essere letta scientificamente come una serie
di leggi precise ma va interpretata, vi è una impossibilità di leggere l’uomo
in termini deterministici.
Gadamer
nell’ermeneutica pone il problema ontologico della comprensione dell’esserci,
dell’uomo che cerca di comprendersi nel mondo, in questo vi è prima una
precomprensione a cui segue una comprensione di se stesso in quel contesto
interpretandolo, Gadamer vuole mettere in chiaro la struttura della
comprensione, l’essere umano è sempre una comprensione e quindi una struttura
di interpretazione, ovvero una struttura storica.
La verità è
figlia di una comprensione dell’interpretazione, essendo l’essere nel mondo una
interpretazione dello stesso, l’essere quindi non è scientifico ma una esperienza
di vita, una interpretazione del mondo, in questo Gadamer considera esserci tre
ambiti di esperienza: l’arte, la storia e il linguaggio.
Nella Storia
critica la presunzione di una oggettività storica, impossibile in quanto il
passato è studiato da colui che vive nel presente, occorre quindi una
mediazione ossia un circolo ermeneutico storico che parta da una
precomprensione. Gli Illuministi si sono battuti contro i pregiudizi, ma
afferma Gadamer, questi ci saranno sempre occorre pertanto vedere quali siano
validi a partire da una analisi completa degli stessi, circolo ermeneutico vi è
quindi un divenire storico.
Gadamer
vuole conservare la metafisica aristotelica e platonica non distruggerla come
fanno Nietzsche e Haidegger, ma reinterpretarla essendo la reinterpretazione
del presente il risultato di una serie di concatenazioni interpretative fuse
fra loro, che conducono a una nuova interpretazione di senso e di verità.
Nella
“Critica del linguaggio e dialogo” vi è una contemporaneità tra comprensione e
applicazione della comprensione all’interno del dialogo, la dimensione della
lettura e interpretazione è all’interno del testo in un circolo ermeneutico di
domande e risposte tra lettore e testo e viceversa, vi è un dialogo a partire
dal testo che ci conduce all’interno con una interpretazione attiva e passiva
contemporanea, in cui il circolo ermeneutico è un circolo dialogico.
Nel
trasformarsi all’interno del testo non conosciamo dove andrà il dialogo
ermeneutico, l’interpretazione è sempre viva mai chiusa in quanto la
comprensione avviene nel linguaggio, questi non è solo interpretare ma luogo
dove l’essere si dà all’uomo, il linguaggio è l’evento ontologico dove si
manifesta l’essere pertanto è evento significante, struttura fondamentale per
comprendere l’essere che è all’interno del linguaggio stesso.
Husserl
critica lo studio della mente umana in termini matematici di pura oggettività,
staccata dalla realtà, circostanza che ha favorito dell’intellettualismo
estraendo dei principi da una realtà falsata, è venuta meno la valutazione
dell’esperienza in favore di una astratta oggettività allontanando dalla vita
reale fatta di “fluire e divenire”, allontanando la creatività.
Il tempo
della scienza è quantitativo, il tempo della vita è relativo, la fenomenologia
quale scienza del fenomeno vuole tornare alle cose ossia alle essenze e
studiarle come appaiono, fenomeni. Le cose appaiono quindi necessita averne una
visione diretta sospendendo il giudizio in modo da poterlo reinterpretare,
bisogna tornare alla vita nella conoscenza esperienziale, nelle Epoché di un
mondo della soggettività quale esperienza, intenzionalità da cui partire già
Cartesio sottolineava che possiamo dubitare del mondo ma non dei nostri atti.
Con
Wittegenstein la filosofia mostra i limiti e le ambiguità del linguaggio, rende
esplicito quello che era oscuro, rende coscienti del significato, deve tenersi
presente che la cura del linguaggio evita parte della conflittualità in una
modestia intellettuale e impegno etico, ricordandoci il limite delle domande.
Dobbiamo
uscire dalle trappole linguistiche le diverse aspettative legate ai termini
portano all’incomprensione, occorre pertanto che il significato personale sia
contestualizzato con la descrizione, infatti le diverse culture conducono a
significati diversi dei singoli termini.
Il
linguaggio nasce dall’intimo ma rinforza gli stati d’animo, occorre quindi una
purificazione del linguaggio in modo da superare il blocco proveniente dagli
stati d’animo, vi è un potere trasformativo delle parole esse devono riflettere
l’insieme completo dell’esistenza, l’uso appropriato delle parole toglie il
velo delle gabbie derivanti dalle metafore ed astrazioni, dalle tante ideologie
che lo imprigionano in una liberazione intellettuale ed esistenziale.
Vi è una
doppia valenza epistemologica, permette di vedere il mondo, ed esistenziale,
permette di vivere senza veli, si riformulano le proprie idee superando gli
imposti dall’esterno, quali le propagande politiche ed economiche, la
riflessione filosofica permette una valutazione e quindi una esistenza più
completa ed autentica.
Ermete Trismegisto ci ricorda che “l’uno è il tutto e il
tutto è l’uno”, l’uno è molteplice ma i molteplici sono radicati in uno ed è il
logos che media tra l’escatologico e il materialismo, tuttavia nel sacro vi è
l’origine della scienza e della legge in quanto ordinatore primario.
Bibliografia
·
Aresu
A., Ma , ndo cori, 227-236, “Roma”, Limes, 11/2025;
·
Della
Pelle P., La dimensione ontologica dell’etica in Hans-Georg Gadamer, Franco Angeli
2013;
·
Ghigi
N., La metafisica in Edmond Husserl, Franco Angeli 2007;
·
Moravia
S., Adorno. Filosofia dialettico-negativa e teoria critica della società,
Nimesis Edizioni 2004;
·
Perissinotto
L., Introduzione a Wittgenstein, Il Mulino 2018;
·
Spegler
O. – Capozzi E., L’autodistruzione dell’Occidente. Dall’umanesimo cristiano
alla dittatura del relativismo, Historica Edizioni 2021;
·
Todd
E., La sconfitta dell’Occidente Fazi Edizioni 2024;
venerdì 27 febbraio 2026
Il Concetto di conflittualità, dal pensiero classico alla modernità
Sergio Benedetto Sabetta
L’uso sempre più estensivo dell’IA in tutti i campi, dal civile al militare, con una economia globale che nella crescita continua sempre più accelerata ha condotto ad una lotta competitiva sulle risorse naturali, a cui si è aggiunta una crescita esponenziale della popolazione fuori dall’area occidentale, con una conseguente instabilità dovuta in parte alle masse giovanili con una maturità in formazione che nella loro ricerca esuberante di affermazione diventano masse da manovrare a fini politico-strategici, inoltre dobbiamo considerare che la conflittualità avviene anche in ambito linguistico, informativo e in ultima analisi di significazione.
Vi è infatti una distinzione tra gli strumenti linguistici che esprimono il pensiero e la realtà in sé, noi esprimiamo la sola impressione che la realtà in noi provoca.
Eraclito distingue tra il testo declamato, logos quale discorso declamato e pensiero di chi declama (noema ), il logos non è che la legge della realtà ma sebbene legge del mondo, pensiero e parola per Eraclito vengono a coincidere vi è una incompatibilità tra linguaggio e realtà, in quanto il linguaggio tende a fermare quello che non può essere fermato essendo la realtà olistica, mentre il parlare è il particolare del momento.
Esiste in natura un continuo mutare (polemos), contrasto fra opposti, dove la creazione sfugge alla razionalizzazione imposta dagli uomini (poieses), così che come il fuoco è il posto della trasformazione di una natura in continuo divenire la guerra quale scontro tra opposti lo è per gli uomini, ma proprio nel limite degli opposti vi è il sacro, tanto che Eraclito nel farneticare dionisiaco vede la vicinanza agli Dei.
Il linguaggio definisce ma al contempo limita fino ai suoi limiti estremi di significazione, oltre il quale il nostro agire e la vita ci appare un tutto insieme fuori dallo spazio e dal tempo, in quanto solo quello che può essere espresso esiste.
Heidegger oppone l’essere in sé, quale concetto definito nella parola, all’essere cosa ma nell’oblio dell’essere quale ente ne definisce la desacralizzazione e pertanto la fine, questo fa sì che l’essere umano quale forza vitale diventi ente elemento della tecnica (ontico), in opposizione all’essere ontologico del rivelamento discorsivo proprio di un pensiero riflessivo, vi è quindi la necessità di porre l’uomo al centro dell’essere in un nuovo umanesimo e non divinizzare la tecnica, infatti gli enti sono nel tempo mentre l’essere è temporalità ovvero avvenimento come la luce permette l’emergere delle cose visibili e il silenzio la ritmicità del suono.
Il linguaggio è utile se apre e non chiude quale gabbia, nella sua fluidità pratica apre a nuove riflessioni o attività, esso è un mezzo e non il fine ultimo che nell’illuminare fa entrare in un labirinto dove la verità viene a sfocare.
Già Severino nel 2016 notava la conflittualità crescente in essere nella terra quale conseguenza ultima della globalizzazione inserita nello sviluppo tecnologico galoppante, che viene a superare le vecchie ideologie sostituite dalla sola tecnica e conduce all’esasperazione dell’individualismo, questo tuttavia non si trasformerà in uno scontro mondiale bensì solo settoriale, perdendo di vista l’insieme nella ricerca del predominio.
Nella contrapposizione tra il divino e gli uomini nasce la volontà, quale superamento del confine nella ricerca di fare diventare altro quello che è ma questo è anche occupare, strappare agli altri ancor più in una dimensione finita quale è la natura contrapposta alla crescita impetuosa della massa umana e della tecnica, della ricerca delle risorse necessarie al suo divenire.
La tecnica è metodo di modifica e adattamento dell’uomo alle varie esigenze, dal nulla all’essere, per Schumpeter il capitalismo non è che una continua distruzione e ricostruzione ma la tecnica in questo ciclo supera il capitalismo diventando autonoma, tuttavia la tecnologia nell’espandersi deve consolidare il potere interno allo Stato fornendo ricchezza, lavoro, influenza all’esterno e controllo interno.
Nella gerarchia dell’essere vi è una contrapposizione tra l’essere umano finito e la verità che può risultare infinita nella sue varie sfaccettature, dal che ne consegue che l’infinito può essere compreso solo come dimensione per approssimazione, ma non nella sostanza.
Sorge qui il problema dell’IA e del suo passaggio dalla logica alla statistica, dalla deduzione alla associazione, dove avendola sovraccaricata essa ha inquinato l’informatica delle banche dati mescolando e rendendo più labile il confine tra realtà e falsità, creando un ulteriore problema al già difficile rapporto con la verità nell’illusione di una dimostrazione matematica.
La connessione dell’IA in tutti e tra tutti gli ambienti nella ricerca di prevedere le necessità dell’io porta a una possibile perdita di capacità critica, favorita tra l’altro dall’impoverimento umanistico nelle scuole con una meritocrazia ideologica non corrispondente al merito e all’incapacità di accettare e valutare i propri errori o limiti, d’altronde l’ambiente sempre più preparato per l’IA pone problemi nel rapporto tra capacità di agire e intelligenza, oltre che nella direzione ossia controllo e governance, richiedendo leadership per una direzione ovvero un progetto chiaro e valori definiti, ossia cosa vuol fare e come farlo.
Bibliografia
Heidegger M., Essere e tempo, Mondadori 2017;
Heidegger M., Fink E., Eraclito, Laterza 2010;
Severino E., Il destino della tecnica, Rizzoli 2009;
Severino E., Il tramonto della politica. Considerazioni sul futuro del mondo, Rizzoli 2017;
Schumpeter J., Storia dell’analisi economica, Bollati Boringhieri 1990.
giovedì 19 febbraio 2026
Temi di Laurea II Parte. Il I Raggruppamento Motorizzato inquadrato nella 2a Divisione Marocchina
Allegato 39
2° DIM. – RAGGRUPPAMENTO NORD
STATO MAGGIORE 3º BUREAU
NOTA FER LA DIFESA DEL RAGGRUPPAMENTO NORD
Segreto. N.27
In seguito ai movimenti di avvicendamento che sono appena terminati, la difesa nel quadro del raggruppamento nord si presenta come segue:
I. Caratteristiche generali.
Difesa su due lati:
lato nord, rappresentato dal M. Mare e le sue varie ramificazioni; zona molto nevosa, che non permette nessuna azione di qualche importanza, nè da parte del nemico, nè da parte nostra;
lato nord-ovest, costeggiato dal massiccio del S. Croce, parimenti nevoso; poi il corso del Rapido difficilmente attraversabile da elementi di qualche importanza.
Alla cerniera, comandante la spianata di S. Biagio, la Costa S. Pietro, chiave di tutto il sistema difensivo.
II. Nemico
Non sembra disporre, su questo fronte, di effettivi importanti, Ma:
dispone di truppe abituate alla montagna ed equipaggiate per vivervi in inverno ( btg. di alta montagna, btg. di cacciatori);
beneficio del vantaggio del terreno (osservatori);
i suoi piani di fuoco sono perfettamente stabiliti, specie per ciò che si riferisce ai mortai;
mantiene strettamente il contatto (pattuglie giornaliere aggressive).
Ha pure la possibilità:
di approfittare di ogni nostra debolezza per rioccupare qualche punto importante;
di tentare, con azione di sorpresa, di ributtarci dal S. Pietro, partendo dai burroni nord-est di S. Biagio.
III. Intenzioni del comandante del raggruppamento.
Nel quadro del compito ricevuto:
1º - mettere in opera tutti i mezzi possibili per la difesa della costa S. Pietro;
2º - aggrapparsi fermamente a tutti i capisaldi della linea raggiunta, rafforzando la difesa con fili spinati e campi di mine;
3 º - costituire delle riserve;
4º - con intensa attività di pattuglie mantenere stretto contatto col nemico e ricercarne i punti deboli.
IV. Utilizzazione dei mezzi
1° Fanteria
Il 4º rgt. Tir. Mar. è incaricato della difesa del punto di vitale importanza: Costa S. Pietro e i due massicci immediatamente alle sue spalle, Mainarde ad est e S. Croce a sud-Ovest.
E' spalleggiato e protetto ad est dalla brigata italiana, che presidia il complesso di Rotondo-Castelnuovo-Jardini e assicura il collegamento a S. Vincenzo con la divisione carpatica.
E' spalleggiato e protetto a sinistra dai goums del 4º gruppo T.M.
Tutte le unità sono impiegate ad eccezione di un tabor meno un goum.
2º Artiglieria.
Tutta l'artiglieria dislocata nella zona è in grado di concentrare il suo fuoco oltre le difese di Costa S. Pietro.
Inoltre il 1° gruppo da 75 italiano si trova in appoggio diretto della brigata italiana e un gruppo da 105 M. effettua i suoi tiri oltre la parte occidentale del fronte.
V. Possibilità da considerare.
1º - Dal punto di vista offensivo:
Tre azioni offensive possono essere prese in considerazione:
a) In direzione nord, azione ad effettivi ristretti, con obiettivo la conquista dell'insieme Marrone-Mare per privare il nemico di tali importanti osservatori. Possibile sfruttamento successivo verso la Meta.
b) In direzione nord-ovest, azione di maggiore importanza volta a dar respiro alla Costa S. Pietro, impadronendosi dell'altura nord-est di S. Biagio.
c) Sulla direttrice generale S. Pietro-Picinisco, un'azione coordinata con un'offensiva lanciata più ad ovest e volta a conquistare il complesso del massiccio di M. Bianco, Queste varie azioni, che possono essere sia successive che concomitanti, saranno oggetto studi dettagliati nei prossimi giorni.
Esse sono evidentemente in funzione:
degli effettivi che vi potranno essere impiegati, sia in fanteria che in mezzi di fuoco (artiglieria e mortai);
e soprattutto, data la quantità di neve, dell'equipaggiamento speciale che potrà essere fornito a tali truppe, e che ha fatto oggetto delle mie lettere n. 377 C.G.M-40 del 12 febbraio 1944 e 17/G. N. dell'11 febbraio 1944.
2º. - Dal punto di vista difensivo:
Immediatamente, approfittare dell'arrivo dei nuovi elementi della brigata italiana per estendere verso ovest il fronte di tale brigata e costituire delle riserve, ricuperando in particolare una parte del 4º R.T.M.
Appena possibile, riportare sotto il comando del gen. Com.te i goums marocchini, l’VIII tabor e, successivamente, il 3º G.T.M, la cui presenza permetterà:
di avere a disposizione un'importante riserva di pattuglie e colpi di mano;
di estendere eventualmente verso ovest, fino alla regione di Valvori, la zona d'azione del raggruppamento nord.
P.C. 13 febbraio 1944
Il generale di brigata: GUILLAUME
Comandante il Raggruppamento Nord
lunedì 9 febbraio 2026
Temi di Laurea. Il I Raggruppamento Motorizzato Italiano integrato nel Corpo di Spedizione Francese Febbraio marzo 1944
Analizzare i rapporti tra il Comando Francese ed il Comando Italiano nel periodo della cooperazione sul fronte del Volturno. Si riporta un documento relativo alle operazioni del febbraio 1944 (didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
Allegato 38
2° D.I.M. GROUPEMENT NORD
ETAT MAJOR - 3º BUREAU
Segreto. N. 341
ORDINE D'OPERAZIONE N. 1.
1° - Il raggruppamento italiano (Stato Maggiore a battaglioni 2 cp. c. c. – 3 gr. d'art.) è messo a disposizione del generale comandante il gruppo nord.
2° - Intenzione del comandante del gruppo: approfittare dell'entrata in linea di questo raggruppamento per:
a) rafforzare al massimo l'occupazione dei monti che si estendono lungo la linea principale di resistenza;
b) schierare in profondità il dispositivo in modo da disporre di elementi suscettibili di rafforzare un punto minacciato o di intraprendere un contrattacco.
3° - A questo scopo il raggruppamento italiano darà il cambio al 4º G.T.M. nel sotto-settore attualmente occupato da questi (sottogruppo est).
Ricognizione da effettuare la mattina dell'8 febbraio.
Mettersi d'accordo per la presa di posizione previ accordi diretti fra il comandante del raggruppamento italiano e il comandante del 4º G.T.M. in modo da liberare:
l'11° tabor per le ore 17 del 9 febbraio;
il 5° tabor per le ore 18 dell'8 febbraio.
4° - Il compito del raggruppamento italiano è:
a) proteggere la strada d'arroccamento Colli-Scapoli-Cerasuolo sbarrando le pendici est ed ovest del M. Castelnuovo consolidandosi da una parte sul M. Castelnuovo e dall'altra sul Colle Jardini;
b) assicurare il collegamento a Castel S. Vincenzo con la sinistra della divisione polacca.
5° - Una delle compagnie contro carro del raggruppamento italiano sarà tenuta di riserva fino a nuovo ordine a disposizione del Generale comandante il gruppo nord (Regione di Colli).
6° - Artiglieria:
a) i due gruppi da 75/18 del raggruppamento italiano saranno affiancati rispettivamente ai due gruppi da 105 d'appoggio diretto al gruppo nord. Schieramento da regolare previ accordi diretti con l'artiglieria divisionale;
b) l'impiego del gruppo da 105/28 sarà oggetto di ulteriori ordini;
c) il sottogruppo est potrà fare richiesta di fuoco per l'appoggio d'artiglieria:
da una parte al gruppo d'appoggio 3/64;
dall'altra parte all'artiglieria della divisione polacca.
Accordi diretti da prendere con i diversi elementi dal comandante l'artiglieria del raggruppamento italiano.7° - Il comando del raggruppamento italiano funzionerà a Scapoli a partire dalle ore 12 del giorno 9 corrente.
Assunzione di comando alla stessa ora. Relazione sullo schieramento del raggruppamento da indirizzare al generale comandante il gruppo nord la mattina del 10 febbraio.
Il comandante del sottogruppo est invierà un ufficiale di collegamento al comando del gruppo nord ogni giorno alle ore 9 e alle ore 16.
Inoltre invierà ogni giorno al gruppo nord alle ore 5-10 e 16 un fonogramma con le novità avvenute.
Lí 8 febbraio 1944 ore 8. Il Generale di brigata: GUILLAUME Comandante del Gruppo Nord
Indirizzi:
Al Generale comandante il raggruppamento italiano.
Al Ten. col comandante 4º G.T.M.
e, per conoscenza:
Al 4º R.T.M.
A D. 20
A 2º D.I.M.
venerdì 30 gennaio 2026
Il Motto del Centro Studi sul Valore Militare.
Il Motto rappresenta la
sintesi delle consistenza e profilo di ogni organizzazione. Nelle sue
caratteristiche deve avere quella della sinteticità e del profondo significato.
Il CESVAM ha inteso
adottare il seguente motto
“L’aver
inteso, senza lo ritener, non fa scienza”
Come noto, il passo è
in Dante, Paradiso, V., Versi 41-42, non nelle esatta sequenza come qui
presentata ed adottata, che ha assunto una sua valenza ulteriore in quanto
citato il passo da Machiavelli, nell’esilio all’Albergaccio, presso San Cascano,
momento chiave e qualificante della vita
del grande fiorentino. Sono i momenti della nascita del “Principe”, opera
fondamento della Scienza Politica moderna, che trova il suo annuncio nella ancor più nota
“Lettera a Francesco Vettori” del 10 dicembre 1513.
Pessimismo e fortuna,
lontananza dalla politica, l”’ingaglioffamento”
il colloquio con i classici ed la “ verità effettuale della cosa” sono i
passaggi chiave della Lettera all’Ambasciatore ed amico che è può essere
adottato anche come programma che vale la pena di seguire.
L’alternanza di “ingaglioffarsi”
e di indossare i “panni curiali” sono i cardini di un atteggiamento che dovrebbe
permettere ad ogni componente del CESVAM di attuare in modo pratico il motto
sopra indicato.
La ricerca, lo studio,
l’impegno, non ha alcun senso e tutto in breve verrebbe dimenticato, se non
viene fissato nella memoria, nello scritto, nell’elaborato. Facendo questo si
fa “scienza” si costruisce e si fa “sapere”, che è la finalità ultima del
CESVAM, che è in finale rimane e deve essere sempre un Centro Studi. In questa
sequenza, che è il programma adottato si racchiudono i comportamenti di
relazione in un affinamento per step successivi che rappresentano le regole di
partecipazione al CESVAM.
Massimo Coltrinari
martedì 20 gennaio 2026
Missioni All'Estero La Testimonianza di Antonello Messenio Zanitti
SABBIA E SILENZIO
[Gen. D. (ris) Antonello Messenio ZANITTI]
Nel 2003 portavo sul petto il grado di Tenente
Colonnello e prestavo servizio presso la Divisione “Mantova”, di stanza a
Vittorio Veneto. Erano anni in cui la parola pace sembrava sempre più fragile,
e l’Italia, insieme ai suoi alleati, fu chiamata a un compito difficile. Fui
assegnato alla Multinational Division South-East (MND-SE), Divisione a guida
britannica impegnata in Iraq, a seguito della lotta contro il terrorismo
scaturita dopo l’attacco alle Torri Gemelle nel 2001.
Il mio incarico era quello di Capo Branca Piani (Chief
G5) della Divisione, responsabile della pianificazione operativa dell’area
sud-est dell’Iraq. Dietro quella sigla, “G5”, si nascondeva un mondo di mappe,
piani, decisioni, notti insonni e responsabilità che pesavano come il deserto
dopo il tramonto.
Il Comandante
Il Comandante, il Maggior Generale Graeme Lamb,
appartenente alle forze speciali britanniche, era un uomo che rimane impresso
nella mente: tutto di un pezzo, capace di ispirare fiducia e competenza solo
con lo sguardo. A lui fornivo quotidianamente le diverse opzioni operative per
le unità dipendenti, al fine di assolvere i compiti assegnati. Un Comandante con
la “C” maiuscola, che — cadesse il mondo — trovava sempre la forza e l’energia
per ogni cosa. Non mancava giorno che fermasse lo staff per annunciare: «Let me
think». Poi lo vedevamo, a torso nudo, sfrecciare con i suoi inseparabili
pattini a rotelle tra gli elicotteri d’attacco fermi sulla pista di rullaggio.
Un grande, nel senso più autentico del termine.
La partenza
Partii per l’Iraq pochi mesi dopo la nascita di mio
figlio, Giacomo. Ricordo ancora il suo viso piccolo e sereno, e il profumo
della casa quando chiusi la porta per l’ultima volta prima di partire.
Sapevo che sarei rimasto lontano a lungo — più di
cinque mesi senza sosta — immerso in un tempo in cui ogni giorno aveva lo
stesso colore della sabbia e dello sforzo.
L’impegno quotidiano
Il mio mandato fu segnato da due eventi che resteranno
incisi nella memoria di chi c’era: l’attentato di Nassiriya e la cattura di
Saddam Hussein.
Il primo ci colpì nel profondo. Il rumore
dell’esplosione attraversò non solo il deserto, ma le anime di tutti noi. Quella
giornata mise a nudo la vulnerabilità di chi indossa l’uniforme non per gloria,
ma per servizio. Eppure, fu anche il momento in cui capimmo quanto fosse grande
il valore della coesione, del silenzioso coraggio di chi non si arrende. Ricordo
come fosse oggi quel giorno. La Brigata italiana impegnata a Nassiriya, alle
dirette dipendenze della Divisione in cui operavo, fu colpita… certamente non
affondata. Minuto dopo minuto le informazioni arrivavano sempre più tristi,
sempre più pesanti: la lista dei caduti sembrava non volersi fermare. Quel
giorno il Comandante della Divisione prese carta e penna e scrisse un messaggio
da trasmettere a tutti: un messaggio di forza, di chi non flette agli eventi. Lo
ricordo bene, intatto nella mia mente:
“Signori, dei coraggiosi italiani hanno perso la vita
oggi facendo il loro lavoro. È tempo ora di fare il nostro. Non siate deflessi
da questi tragici eventi; il nemico continuerà a fare ogni cosa in suo potere
per uccidere noi, i nostri soldati, piloti, marinai e civili che contribuiscono
al nostro impegno per capovolgere la situazione qui in Iraq – loro falliranno. Ho
sempre sostenuto che avremmo affrontato oscuri e difficili giorni avanti a noi
– oggi è uno di questi. Ai miei amici italiani, miei fratelli in armi, voi
avete la mia più profonda comprensione. Voi camerati avete pagato l’ultimo
prezzo; loro non hanno tradito noi – io non intendo tradire loro”. (Graeme Lamb, General Officer
Commanding, Multi-National Division South-East, Iraq).
Il mio lavoro continuava, e sebbene la stanchezza si
facesse sentire, ero orgoglioso di essere un ingranaggio di quella macchina che
fa parte della Storia. In guarnigione eravamo relativamente al sicuro — una
sicurezza che svaniva quando, settimanalmente, salivamo sugli elicotteri per
raggiungere le Brigate dipendenti e affinare le pianificazioni operative. Erano
voli tattici, a pochi metri dal suolo, facendo lo slalom tra le palme per
evitare di essere ingaggiati da eventuali lanciarazzi RPG, con atterraggi
rapidi — a volte troppo rapidi. Ricordo bene anche l’atterraggio su una
portaerei americana, ormeggiata nel Golfo Persico. Lì, l’Ammiraglio comandante
dell’unità volle ringraziare personalmente me — un semplice Tenente Colonnello
— per quanto fatto e per quanto ancora da fare. Conservo ancora il “Coin” con
l’emblema della portaerei che mi consegnò, passato di mano in mano come fosse
il passaggio di un testimone. Un piccolo oggetto, ma carico di significato: un
filo invisibile che lega tutti coloro che servono, perché il lavoro di uno si
riflette inevitabilmente su quello degli altri che portano una divisa.
La cattura di Saddam Hussein portò invece un senso di
svolta. Ricordo la notizia come un sussurro che si diffuse tra le tende e i
centri operativi: la sensazione che qualcosa, forse, stesse davvero cambiando. Ma
la guerra non conosce trionfi assoluti: ogni passo avanti aveva il peso di ciò
che avevamo perso. Ancora una volta il Comandante scrisse:
“Le missioni sono ciò per cui viviamo e moriamo;
l’Iraq non è stata un’eccezione. Qui voi avete fatto una reale differenza, a
contatto con gente cui non è mai stato concesso un brandello di decenza, e
avete contribuito a dare loro un’esistenza significativamente migliore. Ciò che
facciamo in vita è il fondamento della nostra umanità. Noi poniamo noi stessi
sulla via del pericolo, affrontando terrore e intimidazione, prendendo le
difese di antichi ideali, della dedizione e del sacrificio. Noi restiamo in
disparte dagli altri. Siamo una schiera di fratelli.
Non cerchiamo fama, ma la silenziosa solitudine di chi
fa bene un lavoro difficile. Io sono immensamente orgoglioso di aver servito al
vostro fianco. Continuate a operare come state facendo; mantenetevi al sicuro,
ma se dovete marciare al suono delle armi, fatelo senza esitazione o timore di
fallire. La vita mi ha insegnato che il coraggio non è un dono, ma la mera
applicazione della forza di volontà. Siate forti. Molto è stato fatto e molto
ancora è da fare. Il fallimento non è in considerazione, non è un’opzione”. (Major
General Graeme Lamb, Commanding General, Multinational Division South-East,
Iraq)
Il ritorno
Quando tornai a casa, dopo quei lunghi mesi, Giacomo
era cresciuto. Lo trovai diverso, eppure familiare. Aveva imparato a sorridere
senza conoscermi davvero, e io dovevo imparare a essere padre da capo. Portavo
con me il silenzio del deserto, le voci dei camerati, e la consapevolezza che
la distanza più grande non è quella tra i continenti, ma quella che si apre tra
chi parte e ciò che lascia. Da allora, ogni volta che guardo una fotografia di
quei giorni, rivedo non solo la missione, ma la fragile grandezza dell’essere
umano quando serve qualcosa di più grande di sé.
Zanitti Antonello Messenio, 1964, Esercito Italiano,
Divisione “Mantova”, Chief G5 nella Multinational Division South-East in IRAQ, ottobre
2003 – marzo 2004, Tenente Colonnello.
sabato 10 gennaio 2026
Guerra di LIberazione. Domande in cerca di risposta
Massimo Coltrinari
Al momento della caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, e la sostituzione di Mussolini con il Maresciallo Badoglio a capo del Governo, la stragrande maggioranza degli Italiani accarezzò l’idea che la guerra fosse finita, e che l’Italia avrebbe trovato una soluzione con gli anglo-americani per mettere fine agli errori del Fascismo e quindi ritornare a una situazione di pace. Era una illusione collettiva, in quanto la violenza che il Fascismo aveva portato a popoli e territori non poteva essere dimenticata come inesistente; inoltre nessuno metteva in conto l’atteggiamento della Germania e dei suoi alleati. I giorni del governo badogliano entrano in quella nebulosa situazione che va sotto il nome di “crisi armistiziale”, in cui molti coni d’ombra ancora restano tali, che la versione acquisita ancor oggi non può reggere alla realtà dei fatti, che molti punti chiave aspettano interpretazioni ulteriori per definire un quadro che non è quello oggi accettato. Nell’ambito della cosiddetta “crisi armistiziale” prendiamo dei episodi, dei momenti, dei fatti cercando “dal basso” di ricostruirli e comprenderli per allargare gli orizzonti. Pertanto come dobbiamo considerare questi fatti:
Il Ten. Col. Zignani e il Col. Raucci: fucilati il 17 novembre 1943 ad Elbassan in Albania dai tedeschi, con l’accusa di non essersi arresi e prese le armi conto forze tedesche alleandosi con i ribelli albanesi, in uniforme italiana con le stellette al bavero, perché a capo di unità combattenti del C.I.T.a.M. (Comando Italiano truppe alla Montagna), in contatto ed autorizzato con il Comando Supremo Italiano a Brindisi
197 Sottotenenti dell’Esercito Italiano, di complemento, giurano fedeltà al Re ed alla Patria nel campo di concentramento tedesco di Darlan in Polonia il 23 novembre 1943, in quanto catturati prima della fine del loro corso di Allievi Ufficiali in Italia.
Le I.S.U. ( Le Italian Unit Service) lavorano, nel gen. 1944, 24 ore al giorno con turni di 8 ore al porto di Boston per alimentare il Corpo di Armata Americano che sbarcherà in Normandia nel giugno 1944
Il gen. Raffaele Cadorna è al comando del Corpo Volontari della Libertà nel Nord Italia riconosciuto da tutte le forze “ribelli” operanti attraverso le forze politiche riunite nel CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia)
Il I Raggruppamento Motorizzato dell’Esercito Italiano attacca sulla stretta di Mignano Montelungo l’8 e il 16 dicembre 1916 inquadrato nella 36a Divisione Texas USA
Mussolini, capo della Repubblica Sociale Italiana, proclama nel 1944 la socializzazione.
Il cap. dei carabinieri reali dell’Esercito Italiano Pezzella è a capo della compagnia di Reali Carabinieri che svolge compiti di polizia militare sulla testa di ponte di Anzio dal 22 gennaio al 25 maggio 1944 in sostituzione delle Polizie militari britanniche e statunitensi, riconosciuto da tutti
La Divisione “Garibaldi” composta da unità alpine combatte in Montenegro (Zavattaro-Ardizi) contro i tedeschi a fianco
La Balkan Air Force composta totalmente da personale militare italiano con basi nelle Puglie rifornisce le unità partigiane jugoslave al comando di Tito, per conto degli Alleati
Il fronte militare clandestino di Roma (gen. Bentivegna) con la sua attività informativa salva dalla distruzione la testa di ponte alleata di Anzio (febbraio-marzo 1944)
4000 Italiani in uniforme tedesca (Whermach) difendono Praga nell’aprile 1945. Fatti prigioni dai Sovietici, ricevono un trattamento particolare, diverso da quello riservato ai tedeschi, più benevolo e comprensivo
Le Divisioni “Friuli” e “Cremona” liberano la Corsica dall’8 al 21 settembre 1943 e consegnano l’Isola alle forze Francesi sopraggiunte Hanno oltre 700 morti e 100 feriti
La Divisone “Perugia” rimane in armi (oltre 10.000 uomini) nell’area di Santi Quaranta fino al 3 ottobre 1943, 8 giorni dopo la resa della Divisione Acqui, in attesa dell’arrivo dei soccorsi promessi dall’Italia, su ordine del Comando Supremo italiano a Brindisi
martedì 30 dicembre 2025
Franco di Santo. Il Pensiero Strategico di Raimondo Montecuccoli
venerdì 19 dicembre 2025
INFOCESVAM ANNESSO ALBO D'ORO Novembre 2025, 1 Dicembre 2025
ANNESSO
A: BOLLETTINO NOTIZIE
DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE
Situazione bimestrale dello stato di sviluppo,
approntamento e finalizzazione de:
ALBO
D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI
Email:
albodoro@istitutonastroazzurro.org
Indirizzo: Canale YOU TUBE: ISTITUTO NASTRO
AZZURRO. CESVAM
ANNO
III, N. 11, Novembre 2025, 1 Dicembre 2025
III/11/676.
La decodificazione di questi numeri è la seguente: III anno di edizione
dell’annesso, 11 il mese di edizione di INFOCESVAM – ANNESSO ALBO D’ORO, 676,
il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni
Federazione/Provincia citata o altra notizia. Il presente Bollettino svolge
anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e
realizzazione del ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL
1793 AD OGGI”. Dal mese di aprile 2024 riporta anche indicazioni e notizie su
tutti i materiali editi dall’Istituto del Nastro Azzurro. Questo ANNESSO trova
come naturale complemento la piattaforma www.cesvam.org.
Dal 1 gennaio 2025 anche come report dei video pubblicati sul Canale You Tube
dell’Istituto Nastro Azzurro - CESVAM
III/11/677
- – Si è tenuto a Genova il XXXII Congresso Nazionale dell’Istituto. Il Gen
Carlo Maria Magnani è stato confermato nella carica di Presidenti. IL n. 6 del
Periodico Nazionale “Il Nastro Azzurro” N. 6 Novembre Dicembre 2025, Riporta la
composizione del Consiglio Nazionale e delle altre cariche elettive. Inoltre
ampia documentazione relativa al Congresso.
III/11/678
– Utenti. Provincia di Imperia. Manuel Vignola: numero inserimento pari a 743.
III/11/679
- Progetto 2022/1. La Memoria. Ipotesi di Stampa da Data Base Albo d’oro. Per
la Versione Integrale II Versione: Grado, Cognome, Nome, Luogo di Nascita,
Provincia, Data di Nascita, Classe; Forza Armata, Arma o Copro, Specialità,
Mil/Civ, Nazionalità, Genere; Decorazione, Modalità di Ass.; Motivazione, Data
Ass. Luogo, Periodo Storico; Rif. Legge, Fonte, Utente, Note. Richiesta ad
Roberto Orioli: Questa è la versione interna.
III/11/681
- Utenti. Varie Province. Carlo Maria Magnani alla data del 30 novembre 2025
numero inserimento pari a 9496.
III/11/682
– Provincia di Imperia. I Versione. Dall’esame è stata completamente riproposta
in quanto: 1) ha caratteri differenti 2) le decorazioni portano il segno con la
sottolineatura. Questa versione riceve la Copertina di Albo d’Oro.
III/11/683
– Studio di fattibilità grafica per le Copertine degli Albi d’Oro. Criteri. La versione
esterna deve essere a Colori, con Cognome e Nome Utente, Foto di riferimento;
Titolazione; Anno di Edizione; La Versione Interna, deve riportare la dicitura:
Da non divulgare. Solo ed Esclusivo uso interno.
III/11/684-
Utenti. Provincia di Fermo ed Ascoli Piceno. Claudio Fiori : alla data del 30
novembre 2025 numero inserimento pari
463.
III/11/685-
Progetto 2022/1. La Memoria. Ipotesi di Stampa. Eseguita da Roberto orioli
versione Esterna I. composta da. Grado, Cognome, Nome, Luogo di Nascita,
Provincia, Data di Nascita; Classe; Forza Armata, Arma o Corpo Specialità;
Militare/Civile, Decorazione, Modalità di Ass. Motivazione; Data Assegnazione.
Periodo Storico.
III/11/686
– Soci Collettivi. Ipotesi di edizione a Stampa. I campi presi in
considerazione sono Ente/Reparto/Città/Istitutzione, Militare/Civile/ Insegna (Bandiera,
Stendardo, Labaro, Gonfalone), Forza Armata/, Arma/Corpo/Specialità, Tipo di
Decorazione, Motivazione, Luogo/Evento; Data, periodo Storico
III/11/687
- Utenti. Varie Province. Olevano Roberto: alla data del 30 novembre 2025 numero
inserimento pari a 456.
III/11/688
– Il Canale You Tube. Istituto del Nastro Azzurro CESVAM. Nel Mese di NOVEMBRE
sono stati prodotti 4 Long Video pubblicati ogni giovedi, e 4 Schort Video
pubblicati ogni Lunedi dedicati alle produzioni editoriali del Cesvam. Parola
di accesso: CESVAM
III/11/689
- Utenti. Varie Province. Laura Tomassini: alla data del 30 novembre 2025 numero inserimento pari a 2443.
III/11/690
– Il Blog di Riferimento ed aggiornamento è: www.associazionismomilitare.blogspot.com
. Per informazioni e dettagli di
carattere generale. Il blog riporta anche altre notizie sull’associazionismo
militare
III/11/691
– Roberto Orioli ha presentato il pdf della versione su Carta versione esterna
II (vds. III/11/685). Varianti da apportare1) titolazione della provincia; 2)
Inserimento numero di pagina, 3) Grado Militare – no neretto) e sempre il grado
più alto conseguito dal Decorato; 4) Luogo e Data di Nascita levare le
parentesi); 5) Dopo Militare, Forza Armata, Arma o Corpo, Specialità 6) Dopo
Partigiano: non inserire nulla 7) Dopo Civile: non inserire nulla. 7) tutto
deve essere dello stesso carattere come già applicato.
III/11/692
- Utenti. Varie Province. Paola Tomassini: alla data del 30 novembre 2025 numero inserimento pari a 5600.
III/11/693
– Il numero degli iscritti al Canale You Tube dell’Istituto del Nastro Azzurro
– CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare nel mese di novembre ammonta a 79
persone. Persiste ancora la difficoltà dell’insieme dei soci dell’Istituto di
avere grosse difficoltà ad usufruisce di questa opportunità in quando dotati di
poca dimestichezza con l’informatica.
III/11/694-
Albo d’Oro Nazionale Decorati –
inserimenti alla data del 30 novembre 2025 – N.49280. Il numero degli Utenti
iscritti, tra attivi e non, è di 45.
III/11/695
- Utenti. Varie Province. Laura Monteverde: alla data del 30 novembre 2025 numero
inserimento pari a 6244.
III/11/696
- La Chat dedicata all’Albo d’Oro è al momento seguita da 24 utenti.
Aggiornamenti ed informazioni hanno una cadenza circa trisettimanale.
III/11/697
– Provincia di Imperia. II Versione 24 novembre 2024. Fatte le osservazioni
migliorative per la III Versione. Esterna. Inviate a Roberto Orioli
III/11/690
- Utenti. Varie Province. Roberta Bottoni: alla data del 30 novembre 2025 numero inserimento pari 5175.
III/11/698
– Le Versioni su Carta dell’Albo d’Oro sono su pdf di due tipi: Versione
Interna, che riporta tutti i campi; Versione esterna che riporta solo i campi
scelti. Questo sia per i singoli Decorati sia per i Decorati Collettivi
III/11/699
- Utenti. Varie Province. Chiara Mastrantonio: alla data del 30 novembre
2025 numero inserimento pari a 2378.
III/11/700
- Prossimo INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 GENNAIO
2026. Precedenti numeri di Infocesvam
(dal gennaio 2023) ANNESSO sono,
pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro
Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare e su
www.valoremilitare.org. Dal gennaio 2024 L’ANNESSO al Bollettino Infocesvam ha
cadenza mensile ed uscirà in modo autonomo.
(massimo
coltrinari)


.jpg)
.jpg)