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domenica 29 maggio 2011

Elezioni Generali della Sezione Studenti e Cultori della Materia




Il 24 maggio 2011 si sono svolte le elezioni della Sezione Studenti e Cultori della Materia. Le votazioni si sono svolte regolarmente e tutti i risultati saranno pubblicati appena avut l'assenso del Collegio Elettorale e la comunicazione alla Presidenza Nazionale.
E' stato eletto Presidente della Sezione Massimo Coltrinari

venerdì 20 maggio 2011

Immagini dell'Asia

Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia
Divisione Stampa e Affari Culturali
Viale Liegi, 17 – 00198 Roma


L’Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia,
in cooperazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche,
è lieto di invitarvi a partecipare alla conferenza sul tema:
“Taiwan: un’immagine generale”
che si terrà
il giorno 30 maggio 2011 dalle 16:00 alle 18.00
Sala Marconi, Consiglio Nazionale delle Ricerche
Piazzale Aldo Moro,7 – 00185 Roma

INTERVENTI

Norberto NICOLAI – Introduzione.
HU Fu-chung – Saluti d’apertura.
Stefano VALENTE – Gli equilibri dell’area.
Luigi MARSIBILIO – Il quadro storico.
Matteo MARCONI – Politica e Istituzioni.
Massimo COLTRINARI – Taiwan, un Paese stabile.
Giorgio PRINZI – L’immagine di Taiwan nella stampa e nella comunicazione.
HSU Yung-yi – Cross-Strait Relations, le relazioni nello Stretto di Taiwan.
Luca ALFIERI – Il soft power taiwanese. Conoscere Taiwan.


Si invitano gli interessati a confermare la propria presenza alla Divisione Stampa e Affari Culturali dell’Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia entro il 28 maggio 2011, tramite i seguenti contatti:
Fax: 06 98262804
Tel: 06 98262820

domenica 8 maggio 2011

Fologno 7 Maggio 2011 Plazzo Trinci

Convegno:
I Giorni della Scelta: Gli Uomini delle Forze Armate nel Secondo Risorgimento Italiano”

Il Comune di Foligno, grazie alla iniziativa dell’Assessorato alle Politiche per l’Istruzione, la Pace e La Memoria, ha organizzato nella prestigiosa sede di Palazzo Trinci, Sala delle Conferenze, sabato 7 maggio 2011, il Convegno, dedicato soprattutto ai giovani delle scuole e in divisa, dal tema:”I Giorni della scelta: gli uomini delle Forze Armate nel secondo Risorgimento Italiano”.

Il Convegno ha avuto i saluti del Sindaco di Foligno, Nando Mismetti, quelli del Presidente dell’ANPI di Foligno, e del generale Matte, comandante del Centro di Selezione di Foligno, ubicato nella Caserma Gonzaga del Vodice, che hanno augurato che le relazioni possono essere di utilità ai giovani presenti alla Sala Conferenze.

Presieduto e coordinato dalla dr.ssa Rita Zampolini, assessore alle Politiche per l’Istruzione, la Pace e La Memoria  del Comune di Foligno.

Si sono avute le relazioni del Colonnello medico Paolo Massimo Spagli, Del generale Massimo Coltrinari, della professoressa Luciana Brunelli e con un intervento, tra gli altri, di Maria Rosaria Tra dardi.
Se sottolineare il significato della Giornata, l’Assessore Rita Zampolini, da appuntamento a tutti al 4 Novembre, giorno in cui si celebrerà la Giornate delle Forze Armate.

Il Convegno ha avuto l’appoggio fondamentale e l'apporto per la parte organizzativa e propositiva da parte del Colonnello Mario di Spirito, Capo di Stato Maggiore del Centro di Selezione di Foligno.

Di seguito sono pubblicate le relazioni attualmente disponibili 

P. Massimo Spagni, Massimo Coltrinari, Mario di Spirito, sono soci della Sezione Studenti e Cultori della Materia della Associazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liberazione.

I Giorni della Scelta


La Relazione della prof.ssa Rita Zampolini, dal titolo “ Combattenti e civili: gli Umbri in Guerra” sarà pubblicata appena disponibile su supporto informatico.

Relazione Gen. Massimo Coltrinari

Il Giorni della Scelta: Gli Uomini delle Forze Armate nel Secondo Risorgimento Italiano”
Come dobbiamo considerare questi fatti:

 Il Ten. Col.  Zignani e il Col. Raucci: fucilati il 17 novembre 1943 ad Elbassan in Albania dai tedeschi, in uniforme con le stellette al bavero, perché a capo di unità combattenti del C.I.T.a.M.
197 Sottotenenti giurano fedeltà al Re ed alla Patria nel campo di concentramento tedesco di Darlan in Polonia il 23 novembre 1943
Le I.S.U. lavorano, nel gen. 1944,  24 ore al giorno con turni di 8 ore al porto di Boston per alimentare il Corpo di Armata Americano che sbarcherà in Normandia
Il gen. Raffaele Cadorna è al comando del Corpo Volontari della Libertà nel Nord Italia riconosciuto da tutte le forze “ribelli” operanti
Il I Raggruppamento Motorizzato attacca sulla stretta di Mignano Montelungo l’8 e il 16 dicembre 1916 inquadrato nella 36 Divisione Texas USA
Mussolini, capo della Repubblica Sociale Italiana, proclama nel 1944 la socializzazione
Il cap. dei carabinieri reali Pezzella a capo della compagnia di Reali Carabinieri  svolge compiti di polizia militare sulla testa di ponte di Anzio dal 22 gennaio al 25 maggio 1944in sostituzione delle Polizie militari britanniche e statunitensi
La Divisione “Garibaldi” composta da unità alpine combatte in Montenegro
(Zavattaro-Ardizi)
La Balkan Air Force composta totalmente da personale militare italiano con basi  nelle Puglie rifornisce le unità jugoslave per conto degli Alleati
 Il fronte militare clandestino di Roma (gen. Bentivegna)
con la sua attività informativa salva dalla distruzione
 la testa di ponte alleata di Anzio
 4000 Italiani in uniforme tedesca (Whermach) difendono Praga nell’aprile 1945
Le Divisioni Friuli e Cremona liberano la Corsica dall’8 al 21 settembre 1943
 e consegnano l’Isola alle forze Francesi sopraggiunte
Hanno oltre 700 morti e 100 feriti
La Divisone Perugia rimane in armi (oltre 10.000 uomini) nell’area di Santi Quaranta fino al 3 ottobre 1943, 8 giorni dopo la resa della Divisone Acqui,
In attesa dell’arrivo dei soccorsi promessi dall’Italia

Tutti questi episodi, della Guerra di liberazione, come li dobbiamo considerare?

La Guerra di Liberazione, una guerra su cinque fronti.
La lotta che il popolo italiano intraprese, all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943 con le Nazioni Unite può essere intesa come un tutto uno, ovvero una opposizione armata al nazifascismo ed adesione alla coalizione antihitleriana. Scopo di questa nota è individuare i fronti di questa guerra in cui si combatté in nome di una Italia diversa e democratica.
I  fronti individuati sono i seguenti:
- Quello dell'Italia libera, ove gli Alleati tengono il fronte e permettono al Governo del Re d'Italia di esercitare le sue prerogative, seppure con limitazioni anche naturali per esigenze belliche. Il Governo del Re è il Governo legittimo d'Italia che gli Alleati, compresa l'URSS., riconoscono.
- Quello dell'Italia occupata dai tedeschi. Qui il fronte è clandestino e la lotta politica è condotta dal C.L.N., composti questi dai risorti partiti antifascisti. E' il grande movimento partigiano dei nord Italia.
- Quello della resistenza dei militari italiani all'estero. E' un fronte questo non conosciuto, dimenticato, caduto presto nell'oblio. E' la lotta dei nostri soldati che si sono inseriti nelle formazioni partigiane locali per condurre la lotta ai tedeschi (Jugoslavia, Grecia, Albania).
         -   Quello della Resistenza degli Internati Militari Italiani, che opposero un deciso rifiuto di aderire alla R.S.I., di fatto delegittimandola.
- Quello della  Prigionia Militare Italiana della seconda guerra mondiale.

Se vediamo il singolo militare, il singolo cittadino atto alle armi vediamo che alla guerra parteciparono per varie vie, spesso seguendo scelte le più disparate: chi come rifiuto di consegnarsi ai tedeschi; chi, catturato, finì nei campi di concentramento in Germania e in Polonia; chi entrò nelle file partigiane e prese le armi; chi rientrò in Italia del Sud e nella stragrande maggioranza entrò nelle file dell'Esercito dei Re; chi visse, senza cedere, sui monti in Italia e all'Estero per  non consegnarsi ai ai tedeschi e non collaborare, chi nei campi di Prigionia degli ex-Nemici, ora alleati, accettò di collaborare in nome del contributo che l'Italia doveva dare per un domani migliore.
L'approccio adottato permette di poter sviluppare le ricerche in queste cinque direzioni  al fine di vedere quanti e quali italiani portarono, come dice Luciano Bolis il loro "granello di sabbia", oltre a quella che vide coinvolti quelli che rimasero fedeli alla vecchia Alleanza che ha permesso di riportare alla luce tanti episodi ormai avvolti nel buio, ma deve essere ulteriormente integrato.

Il Primo Fronte: L'Italia del Sud

Qui ricomincia a funzionare il vecchio stato, ma accanto si sviluppa la dialettica dei partiti. Partecipano alla guerra prima il I Raggruppamento Motorizzato, poi il C.I.L., poi i Gruppi di Combattimento. Sono, in nuce, i soldati del futuro esercito italiano, che operano secondo le regole classiche della guerra. E' indubbio che combatto contro i tedeschi, anche se il rapporto con gli Alleati è sempre di sudditanza. Con la liberazione di Roma e l'avanzata nell'Italia centrale  la lotta al nazifascismo non è disgiunta da una appassionata discussione sul futuro politico dell'Italia e sulle prospettive di vero rinnovamento democratico. Le forze partigiane e dei partiti antifascisti coesistono, oltre che con l'organizzazione militare del Regno, anche con la Chiesa Cattolica, fattori entrambi che condizionano in senso moderato l'attività antifascista.

Il Secondo Fronte: L'Italia del Nord

Al momento dell'Armistizio, l'Italia fu tagliata in due. Al nord i tedeschi impongono la Repubblica Sociale. Qui si ha la forma più compiuta di resistenza. Si hanno le formazioni partigiane organizzate dai partiti antifascisti in montagna, mentre nelle pianura e nelle città si organizzano i GAPe le SAP. Oltre a ciò la popolazione civile partecipa alla guerra collaborando con il movimento partigiano in mille forme, e subendo terribili e inumane rappresaglie; inoltre gli operai con i loro scioperi e la loro resistenza passiva contribuiscono a rallentare lo sforzo bellico dell'occupante e a minare anche la propria sicurezza. Si ha il coinvolgimento di ampi strati della popolazione nella guerra al nazifasismo, che si integra con il particolare profilo delle bande in montagna, che non sono solo gruppi di combattenti ma anche luoghi di dibattito e di formazione politica.

Il Terzo Fronte: L'Internamento

                        Nei mesi di settembre ed ottobre l'Esercito tedesco fa prigionieri ed interna in Germania oltre 600.000 militari italiani, dando origine al fenomeno dell'Internamento Militare Italiano nella seconda guerra mondiale. Questi militari non hanno lo statu di prigionieri, ma di internati, ovvero nella scala del mondo concentrazionario tedesco, sono sullo stesso livello dei prigionieri sovietici ( La URSS non aveva firmato la convenzione di Ginevra del 1929) e poco al di sorpra deli ebrei. Ovvero il loro trattamento era durissimo. In queste circostanze per uscire da questo inferno ci si sarebbe aspettato una adesione plebiscitaria alle proposte di collaborazione sia dei Nazisti sia degli esponenti della R.S.I. Invece la quasi totalità degli Internati oppose il rifiuto ad una qualsiasi forma di collaborazione, subendone le più terribili conseguenze. Fu un fronte di resistenza passivo, ma determinato, che nella realtà dei fatti deligittimò sul piano interno ma anche agli occhi dei germanici la Repubblica Sociale. Infatti una decisione in massa degli Internati ai fascisti di Salò avrebbe permesso alla R.S.I. di avvalorare le tesi della propaganda, che era l'unica rappresentate della vera Italia. In realtà questa non adesione, in sistema con la lotta partigiana, isolò Mussolini relegandolo a semplice rappresentate di se stesso e dei suoi accoliti.

          Il Quarto Fronte: La Resistenza dei Militari Italiani all'Estero

Se nel nord italia si sviluppò il movimento partigianoattraverso bande armate, all'estero, i militari italiani sopresi dall'armistizio dlel'8 sottembre e sottrattisi alla cattura tedesca si opposero ai tedeschi in armi, inizialmente, poi dando vita, in armonia con i movimenti di resistenza locali a vere e proprie formazioni armate. Per la resistenza di formazioni organiche sono noti i fatti di Lero e di Cefalonia. Meno noti tanti altri fatti in cui unità militari italiane organiche resistettero ai tedeschi fino al limite della capacità operativa. Un esmepio per tutte: La Divisione "Peruigia", stanziata nel sud dell'Albania  tenne in armi il porto di Santi Quaranta fino al 3 ottobre 1943, in attesa di un aiuto da parte italiana ed alleata. Una divisione di oltre 10.000 uomini, che dominava un area  abbatanza vasta e che avrebbe potuto dare un forte aiuto ad un intervento alleato dall'altra parte dell'Adriatico. 10.000 militari italiani che rimasero compatti per tre settimane oltre l'armistizio, in armi e che pagarono duramente questa loro resistenza. Infatti tutti gli Ufficiali della Perugia furono fucilati, e gli uomini internati in Polonia.
Per le unità che passarono in montagne si unirono ai movimenti partigiani locali, noti sono gli avvenimento della divisione "Venezia" e "Taurinenze", che diedero vita alla Divisione Partigiana Garibaldi; meno note le vicende della divisione "Firenze" ed "Arezzo" in Albania e delle divisioni italiane stanziate in Grecia. Militari Italiani diedero vita alla divisione "Italia" in Jugoslavia. Oltre che nei Balcani, militari italiani parteciparono ai fronti di resistenza locali. Così in Corsica, ove oltre 700 militari caddero per la liberazione di Aiaccio, cosi nella Provenza, in centro Europa la presenza di militari italiani è certa.
Il Quinto Fronte: La Prigionia
Vi erano, al momento dell’Armistizio, circa 600.000 prigionieri nelle mani delle Nazioni Unite. Soldati per lo più caduti nelle mani del nemico a seguito dell’offensiva in Nord Africa (1940-’41) alla resa in Tunisia ed al tracollo del luglio agosto 1943 in Sicilia. Per lo più, tranne i 10-12.000 soldati in mano all’URSS, erano in mano anglo-americana. Questi soldati, questi italiani all’annuncio dell’Armistizio dovettero, come tutti, fare delle scelte. La stragrande maggioranza scelse di cooperare con gli ex-nemici, contribuendo anche loro a costruire un futuro migliore. Una aliquota molto bassa non volle cooperare, non solo perché fedeli alla vecchia alleanza, ma per variegate motivazioni.
Ad esempio a Hereford (USA) vie erano circa 4.000 italiani che gli americani consideravano "tout court" fascisti. In realtà, fra questi non cooperatori vi erano sì fascisti, ed anche prigionieri delle Forze della R.S.I., ma anche monarchici, liberali, moderati, repubblicani, socialisti, comunisti o laici in senso stretto che avevano fatto una scelta personale.
I prigionieri in mano agli Angloamericani furono organizzati in ISU, Italiana Service Units, compagnie di 150 uomini addetti ad un particolare lavoro. Il loro contributo si esplicò negli Stati Uniti e in Gran Bretagna con l'impegno nei grandi arsenali o nelle basi, oppure in Nord Africa e quindi in Italia, parte integrante della organizzazione logistica alleata. Anche loro, con il loro lavoro, portarono il contributo alla vittoria finale. Soprattutto i prigionieri che operarono in Italia nel campo delle comunicazioni, dei trasporti e del genio, confluirono poi nelle unità del nuovo esercito italiano, gestendo il materiale di guerra americano
 Ovvero, anche il prigioniero che, in un contesto particolare, combatte.

A tutti i fronti si accede perchè volontari. Si hanno diverse figure giuridiche, che già descriviamo, come il partigiano, il patriota, il prigioniero, l'internato, l'ostaggio, il deportato, tutte figure che si delineano a seconda del fronte con cui si combatte. UN fronte che rimane unitario, nella volontà ferma di sconfiggere il nazifascismo. E in nome di quets aunità, ricordiamo in questa data unitaria chi, pur nella diversità di grado ma non di natura, diede il suo contributo, il suo granello di sabbia, su fronti diversi, affinchè si realizzasse una Italia migliore. Questo il quadro generale che si propone, in una visione storico-scientifica unitaria, al fine di consegnare alle nuove generazioni un approfondimento, oltre che una conoscenza, di fatti che generarono gli anni della vicenda repubblicana la cui matrice non si può non conoscere se si vogliono affrontare i problemi che abbiamo di fronte.

 Nel concludere: gli esempi che sono stati fatti all'inizio di questa relazione, episodi della guerra di liberazione, possono ora ben essere inquadrati nei cinque fronti che abbiamo indicato della citata guerra di liberazione.


               

Relazione Col. Med. P Massimo Spagli

"I Giorni della Scelta: Gli Uomini delle Forze Armate nel secondo Risorgimento Italiano"

LA FIGURA DEL GENERALE FERRANTE GONZAGA DEL VODICE.

                                  “..se all’annuncio dell’armistizio un capo come il generale Gonzaga si fosse   trovato a Roma, forse la storia d’Italia avrebbe preso un altro corso..”
(Paolo Monelli in “Roma 1943”)


E' stato uno dei primi Militari Italiani ed il primo Ufficiale Generale caduto dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943.

Ufficiale di Artiglieria ed Ingegnere, nato a Torino nel 1886, era l'erede di una delle famiglie che dal 1300 al 1600 aveva svolto un ruolo di primo piano nella storia d'Italia, caratterizzandosi per l'alto numero di condottieri e uomini d'armi nelle sue file.
Suo padre (Maurizio) era stato uno dei Generali del Regio Esercito più decorati e più volte feriti nella prima Guerra mondiale.
Ferrante Gonzaga era giunto al culmine di una brillante carriera militare, in cui aveva ottenuto importanti riconoscimenti e decorazioni al valor militare per il suo comportamento tenuto sia in Libia nel 1912 che per tutto il corso della 1° Guerra Mondiale.
Aveva comandato il prestigioso 1° Reggimento “Cacciatori delle Alpi” di stanza a Foligno dal 1936 al 1938, nella Caserma che dopo la ricostruzione del Dopoguerra, (il 25 marzo 1954) verrà intitolata proprio a lui.
Generale Comandante di una Divisione Costiera disposta a protezione del golfo di Salerno e del Cilento, di fronte alla pretesa degli ex-alleati Tedeschi di cedere le armi e di consegnarsi loro, non volle contravvenire alle regole dell'onore militare, né alle pur scarne disposizioni emanate 2 ore prima dal Capo del Governo Italiano legittimo Maresciallo Badoglio (“Ogni atto contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle Forze Italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno a eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”), per cui si oppose con forza a tale pretesa,  venendo fulminato immediatamente da una scarica di fucile automatico da parte dei militari tedeschi che erano venuti per catturarlo. Per tale sacrificio fu insignito della medaglia d'Oro al V.M.

Attraverso richiami agli antichi fasti militari della famiglia, rinnovati dal padre, alla situazione storica creatasi in quei giorni, ed alle testimonianze di chi partecipò direttamente alla vicenda si rappresenta la figura del Generale Gonzaga come emblematica di  quella condizione in cui tutti gli Italiani ma soprattutto i militari si trovarono in maniera improvvisa e lacerante, dovendo operare nel caso del Gonzaga in pochi minuti, scelte che mettevano in gioco i valori più profondi (morali, caratteriali, etici, politici, religiosi) dei singoli e della comunità, a rischio della vita o di forti privazioni e sofferenze per chi sarebbe stato condotto in prigionia.

In particolare anche chi ne causò in qualche modo la morte, l'ufficiale Tedesco che andò a “catturarlo”, ebbe per il Gonzaga parole di pietas ed ammirazione: “Non ero riuscito a salvare quel cavaliere che era morto per il suo onore“.
Per altro sarebbe riduttivo se richiamassimo il solo “onore militare” come matrice del gesto del generale Gonzaga. In una sua lettera alla sorella del 3 settembre troviamo la chiave più intima e profonda: “Vivo e combatto per i miei bambini (ne aveva 3 dell'età di 5, 3 ed 1 anno), a cui vorrei lasciare qualcosa fatto da me. Resterò al mio posto fino all'ultimo..” .
Il senso della speranza in un futuro migliore per la propria Patria, che sta versando in una situazione francamente disperata, viene dal lascito che solo azioni rette e coraggiose, anche a costo della vita, possono trasmettere alle generazioni future.


Col.Med. P Massimo Spagli                 

Ricordata la figura di Franco Ricchetti

"I Giorni della Scelta: Gli Uomini delle Forze Armate nel secondo Risorgimento Italiano"
Nel dibattito che è seguito Maria Rosaria Tradarti, ha ricordato la figura, Franco Ricchetti (Foligno 1924-1944)
Il 14 marzo 1944 Franco Ricchetti è ospite presso lo sfollato a Colfiorito di Foligno. Ha ricevuto la cartolina precetto per presentarsi di l’ a pochi giorni al servizio militare. Vine a conoscenza che alcuni suoi amici partigiani sulle montagne di Colfiorito, sono in imminente pericolo a causa di un rastrellamento in corso da parte delle truppe tedesche coadiuvate dei fascisti.
Sono le prime ore del mattino. Senza alcun indugio esce di casa e corre verso le montagne per avvisare i compagni. Questi, purtoppo sono già stati catturati.
 Nella disperata corsa viene inseguito e raggiunto da alcuni fascisti armati. Gli viene intimato l’alt e fatto voltare verso di essi con le mani in alto. E’ disarmato. Chie ed ottiene di poter assumere la posizione di riposo. Uno del gruppo dei fascisti riconosce in Franco un suo ex compagno di scuola ed indugia a sparare. Un altro lo incita “Spara… che aspetti?”
Parte un colpo. Franco cade colpito. E’ gravemente ferito. Rimarrà divere ore disteso sulla montagna innevata poiché ogni soccorso gli verrà precluso.
Verrà soccorso da un ufficiale tedesco che ordinerà di trasportarlo a valle su una scala per essere poi consegnato all’ospedale di Foligno dislocato a Belfiore a causa dei bombardamenti.
!5 marzo 1944. Franco Ricchetti muore per setticemia. Avea venti anni.
Maria Rosaria Tradardi 

venerdì 6 maggio 2011

Alberto Li Gobbi ci ha lasciato

Il Presidente Onorario della Associazione Nazionale Combattenti
 è morto.

I Funerali si sono svolti questa mattina alle ore 11 a Milano

Una nota a ricordo è stata pubblicata su

giovedì 5 maggio 2011

Visita al Gianicolo


SEZIONI “STUDENTI E CULTORI DELLA MATERIA”

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IL PRIMO RISORIGMENTO

 ROMA E IL GIANICOLO
 LA REPUBBLICA ROMANA DEL 1949


8 maggio 2011 ore 9,30


PROGRAMMA

Ore 09.00   -  Punto di incontro. Palazzo Salviati. CASD
Ore 09,15   -  In quadra mento generale e descrizione del percoso

1.)    Palazzo Salviati. L Facciata e il’arginazione del Tevre del 1875-1878
2.)    Salita di Sant’Onofrio. Giacomo Leopardi
3.)    Santa Dorotea e Le correnti della DC del dopoguerra
4.)    Sant’Onofrio. Il convento e la Toma di Torquato Tasso
5.)    L’Ordine del Santo Sepolcro. La nascita dell’Ospedale Babino gesù
6.)    La Quercia e l’anfiteatro del Tasso.
1.      Sosta.
2.      Breve inquadramento storico della repubblica Romana del 1849
3.      Armellini, Saffi e Mazzini
     
      7) Il Faro degli Italiani. La questione della immigrazione Italia di inizio sacolo
           D’annunzio e l’italianità nel mondo
       8. Lauro De Bosis e l’opposizione antifascista degli anni ’30. Il volo su Roma
       9. Primo Panorama su Roma . Il quadrante nord ovest
      10.Il Monumento di Annita Garibaldi. Storia e figura femminile del Risorgimento
      11. Le Erme del primo Riquadro. Augusto Elia e le altre figure
      12. Le curiosità di Roma. Il teatro delle Marionette
                II Sosta.
1.      Il Monumento a Giuseppe Garibaldi. I Fasci del 1799 La Massoneria
2.      IL Piazzale
3.      Il simbolo laico del tocco di mezzogiorno. Il Colpo di Cannone Storia
4.      I Figli ed i Nipoti di garibaldi
5.      Le Erme del Piazzale
             
              Secondo Paronama di Roma. Il Quadrante Nord
13.      Il monumento a Righetto. La partecipazione popolare alla difesa della Repubblica 
Romana.
14.      Le Erme del terzo Riquadro. Erme: Colomba Antonietti. Magg. Pagliari
15.      Le altre Erme.  L’Accademia Americana e l’orto Botanico.
16.      Il Fontanone  di Paolo II Farnese. L’Ambasciata di Spagna
17.      San Pietro in Montorio.  Sebastiano del Piombo
18.      Il tempietto del Bramante

Terzo Panorama su Roma. Il quadrante Est e i Colli Romani
19.      La Discesa verso Trastevere. La Via Crici.
20.      Il Bosco degli Arvali. L’Arcadia
21.      La caserma Podgora. Il Rastrellamento dei Carabinieri 7 ottobre 1943
22.      Porta Settimiana. Le Mura di Leone XIV. La forasina
23.      Villa Fornasina e i Dipinti di Raffaello
24.      Villa Corsini
25.      Via della Lungara. La casa della Memoria a San Francesco di sales
26.      Regina Coeli. Il Monastero e le trasformazioni in base alle leggi Siccardi
27.      Palazzo Salviati. Il Rastrellamento degli Ebrei 16 ottobre 1943. Kappler ed il vaticano


Per ogni informazione: risorgimento23@libero.it

Geopolitica delle prossime sfide

De Agostini ha il piacere di invitarLa
alla presentazione del volume a cura di Gianfranco Lizza

GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE
(UTET UNiversità 2011)

VENERDì 27 MAGGIO 2011
ORE 9,30
Sala della Protomoteca - Campidoglio, Roma

Presentano

Gianni Alemanno,
Sindaco di Roma
Milan Bufon,
Docente di Geografia Politica Università di Koper (Capodistria) Slovenia
Alberto Negri,
 Editorialista del Corriete della Sera
Gianluigi Rossi,
Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia,Comunicazione, "Sapienza" Università di Roma
Stefano Silvestri,
Presidente IAI