BLOG DI RIFERIMENTO DELLE ATTIVITA' DEL GRUPPO "STUDENTI E CULTORI DELLA MATERIA" CHE SI E'AGGREGATO PER STUDIARE LE TEMATICHE INERENTI I VARI PERCORSI DI FORMAZIONE PERSONALE. IL GRUPPO NASCE NEL 2009 E DOPO L'APRILE 2013 SI E' APERTA ANCHE ALLA RICERCA ED APPROFONDIMENTO UNIVERSITARIO E POST DOTTORALE.SUSSIDIO DIDATTICO AI MASTER ATTIVATI. Spazio esterno del CESVAM per le relazione esterne (Curatore. Massimo Coltrinari. Info:didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
Traduzione
sabato 21 marzo 2026
Materia di tesi di Laurea. Israele e Stati Uniti: un "imperium" basato sulla forza
giovedì 19 marzo 2026
Cultura e politica di massa nel tecnicismo
Da Spengler ad Heidegger
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
Contro
l’idea lineare dell’Illuminismo Spengler introduce il modello ciclico, in cui
le culture quali esseri viventi hanno una loro autonomia, una morfologia nella
quale vi è una nascita e una morte, una fioritura e un declino.
Ogni cultura
possiede un proprio principio formale che ne determina lo stile, in Occidente
Spengler individua una cultura faustiana, la spinta all’infinito come la retta
oltre se stesso quale volontà di potenza, questo al contrario della cultura
pollinea greco-romana che è circolare tendendo all’armonia o alla cultura
islamica che tende al punto, alla ricerca di Dio mediante la mistica.
Non vi è
quindi una storia universale ma una cattedrale di storia dove l’uomo
occidentale nel trasformarsi in macchina entra in una fase di decadenza, nella
fine dello spirito vivente in cui vi è il passaggio dalla cultura alla semplice
civiltà.
La cultura è
la ricerca del sogno e delle idee quale albero in crescita, quando si
irrigidisce vi è la sua pietrificazione nel continuo calcolo e misurazione
eliminando il sogno e lo slancio creativo, tecnica potente ma vuota dell’animo,
manca la bellezza resta solo la praticità, Spengler ci ricorda che il tramonto
può essere splendido basta viverlo con dignità, dobbiamo dargli una forma viva,
cercare di descriverlo con poesia e armonia.
Faust,
simbolo dell’Occidente, firma il patto con il diavolo per possedere la potenza,
la materia verso lo spazio infinito, al contrario dei greci per i quali lo
spazio è armonico, finito, mentre gli egizi vedono lo spazio come via rettilinea, ma il desiderio dell’infinito
seguendo la tecnica ci consuma nell’angoscia del vuoto, privo di un centro, in
quanto nella conquista si perde, come nella tragedia greca dove alla solitaria
grandezza si accompagna la perdita dell’Io.
La
democrazia come tutto in natura nasce,
fiorisce, muore, subentra l’epoca delle elite e di una scenografia
spettacolare, in un continuo tecnicismo dove vi è il gestore e non il politico,
questo porta al cesarismo nella ricerca di un leader che risolva, il potere
passa pertanto dalle parole della discussione democratica, Atene, al gesto di
Cesare.
L’uomo
nell’epoca finale è l’uomo della tecnica, del sapere settoriale senza anima,
conosce tutto ma non ne capisce il senso, l’uomo macchina non crea, calcola non
vive, funziona, tecnico senza destino ha conquistato l’esterno perdendo
l’interiorità, ha una statistica senza spirito e una visione, il filosofo diventa
professore, il poeta cede il passo al critico, il sacerdote diventa un
funzionario della morale, non si vive per qualcosa ma solo per durare dove la
politica è manager, senza ideali ma con uno schedario.
Ormai l’uomo
faustiano si perde nella funzionalità della tecnica, solo passando
dall’espansione alla profondità nel conoscere la morte può rinascere
(Heidegger).
Arte,
scienze e religioni sono divenute discipline tecniche ma non slanci spirituali
che invadono tutto l’essere se l’arte diventa stile non è più cultura, la
scienza non vuole capire il mondo ma calcolare quale tecnica utilitaristica
perdendosi nel particolare, nella religione la ricerca dello spirituale si
trasforma in uno sterile moralismo.
Le masse non
vedono più un futuro ma le necessità del presente, esse hanno un’anima
irrazionale e prettamente utilitaristica, in quanto la plebe non cerca la
verità né cultura ma la sicurezza, ecco emergere l’istinto del cesarismo che si
fa legge d’ordine esso non ha futuro quale risposta momentanea, conservazione
non crescita, in quanto la democrazia nel momento della sua riduzione s
trasforma in un cesarismo.
Dostoevskij
nel “Grande Inquisitore” pone il problema della verità, l’uomo non regge la
verità in quanto la vera libertà spirituale per lui è un peso, richiede
semplicemente pane, sicurezza e protezione.
Le Chiese
nel fondare l’autorità guidano l’uomo barattandone la libertà con il fine di
fornire la sicurezza di un ordine, ma la libertà è inseparabile dal sentimento
dell’amore se non si vuole sprofondare nella violenza caotica della
sopraffazione, non resta quindi che il silenzio quale risposta alla freddezza
del razionalismo e alla dura logica del potere.
La libertà è
stata ceduta in cambio del consumo, la verità per l’opinione, la coscienza in
cambio dell’identificazione con la sicurezza del gruppo, con il gregge, così
che il potere nel proteggere infantilizza.
Dostoevskij
ci pone una domanda, ma siamo davvero
pronti per la libertà? Vivere senza garanzie in un rispetto reciproco?
Bibliografia
·
Bocco
F., Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar Edizioni 2016;
·
Sibaldi
I., Il coraggio di essere idioti. La felicità secondo Dostoevskij, Mondadori
2017.
martedì 10 marzo 2026
Realtà essere e linguaggio
Pensiero e tecnicismo
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
Dalla fine
del ‘700 con la Rivoluzione Industriale le scienze della natura si impongono
come metodo ai saperi dell’uomo, nell’organizzazione totale della società
l’essere umano è misurato e tecnicamente inserito, quale reazione dalla fine
dell’800 vi è una progressiva demonizzazione della tecnica che nella Grande
Guerra ha una sua conferma, dove la tecnica diventa produzione e distruzione
scientifica di massa, (Adorno). Nasce l’esigenza di una riflessione sull’uomo,
sulla sua essenza e sugli strumenti che dispone per interpretare la realtà
quale il linguaggio, oggi dopo un secolo, nel nuovo millennio si ripropone la
riflessione innanzi alla conflittualità in atto, alla dispersione relazionale e
alle pervasive nuove tecnologie ad esse collegate, ecco la necessità di un
accrescimento mediante il pensiero filosofico, come richiesto anche
recentemente dall’Accademia Militare di Modena all’Università di Bologna.
La
comprensione della realtà non può essere letta scientificamente come una serie
di leggi precise ma va interpretata, vi è una impossibilità di leggere l’uomo
in termini deterministici.
Gadamer
nell’ermeneutica pone il problema ontologico della comprensione dell’esserci,
dell’uomo che cerca di comprendersi nel mondo, in questo vi è prima una
precomprensione a cui segue una comprensione di se stesso in quel contesto
interpretandolo, Gadamer vuole mettere in chiaro la struttura della
comprensione, l’essere umano è sempre una comprensione e quindi una struttura
di interpretazione, ovvero una struttura storica.
La verità è
figlia di una comprensione dell’interpretazione, essendo l’essere nel mondo una
interpretazione dello stesso, l’essere quindi non è scientifico ma una esperienza
di vita, una interpretazione del mondo, in questo Gadamer considera esserci tre
ambiti di esperienza: l’arte, la storia e il linguaggio.
Nella Storia
critica la presunzione di una oggettività storica, impossibile in quanto il
passato è studiato da colui che vive nel presente, occorre quindi una
mediazione ossia un circolo ermeneutico storico che parta da una
precomprensione. Gli Illuministi si sono battuti contro i pregiudizi, ma
afferma Gadamer, questi ci saranno sempre occorre pertanto vedere quali siano
validi a partire da una analisi completa degli stessi, circolo ermeneutico vi è
quindi un divenire storico.
Gadamer
vuole conservare la metafisica aristotelica e platonica non distruggerla come
fanno Nietzsche e Haidegger, ma reinterpretarla essendo la reinterpretazione
del presente il risultato di una serie di concatenazioni interpretative fuse
fra loro, che conducono a una nuova interpretazione di senso e di verità.
Nella
“Critica del linguaggio e dialogo” vi è una contemporaneità tra comprensione e
applicazione della comprensione all’interno del dialogo, la dimensione della
lettura e interpretazione è all’interno del testo in un circolo ermeneutico di
domande e risposte tra lettore e testo e viceversa, vi è un dialogo a partire
dal testo che ci conduce all’interno con una interpretazione attiva e passiva
contemporanea, in cui il circolo ermeneutico è un circolo dialogico.
Nel
trasformarsi all’interno del testo non conosciamo dove andrà il dialogo
ermeneutico, l’interpretazione è sempre viva mai chiusa in quanto la
comprensione avviene nel linguaggio, questi non è solo interpretare ma luogo
dove l’essere si dà all’uomo, il linguaggio è l’evento ontologico dove si
manifesta l’essere pertanto è evento significante, struttura fondamentale per
comprendere l’essere che è all’interno del linguaggio stesso.
Husserl
critica lo studio della mente umana in termini matematici di pura oggettività,
staccata dalla realtà, circostanza che ha favorito dell’intellettualismo
estraendo dei principi da una realtà falsata, è venuta meno la valutazione
dell’esperienza in favore di una astratta oggettività allontanando dalla vita
reale fatta di “fluire e divenire”, allontanando la creatività.
Il tempo
della scienza è quantitativo, il tempo della vita è relativo, la fenomenologia
quale scienza del fenomeno vuole tornare alle cose ossia alle essenze e
studiarle come appaiono, fenomeni. Le cose appaiono quindi necessita averne una
visione diretta sospendendo il giudizio in modo da poterlo reinterpretare,
bisogna tornare alla vita nella conoscenza esperienziale, nelle Epoché di un
mondo della soggettività quale esperienza, intenzionalità da cui partire già
Cartesio sottolineava che possiamo dubitare del mondo ma non dei nostri atti.
Con
Wittegenstein la filosofia mostra i limiti e le ambiguità del linguaggio, rende
esplicito quello che era oscuro, rende coscienti del significato, deve tenersi
presente che la cura del linguaggio evita parte della conflittualità in una
modestia intellettuale e impegno etico, ricordandoci il limite delle domande.
Dobbiamo
uscire dalle trappole linguistiche le diverse aspettative legate ai termini
portano all’incomprensione, occorre pertanto che il significato personale sia
contestualizzato con la descrizione, infatti le diverse culture conducono a
significati diversi dei singoli termini.
Il
linguaggio nasce dall’intimo ma rinforza gli stati d’animo, occorre quindi una
purificazione del linguaggio in modo da superare il blocco proveniente dagli
stati d’animo, vi è un potere trasformativo delle parole esse devono riflettere
l’insieme completo dell’esistenza, l’uso appropriato delle parole toglie il
velo delle gabbie derivanti dalle metafore ed astrazioni, dalle tante ideologie
che lo imprigionano in una liberazione intellettuale ed esistenziale.
Vi è una
doppia valenza epistemologica, permette di vedere il mondo, ed esistenziale,
permette di vivere senza veli, si riformulano le proprie idee superando gli
imposti dall’esterno, quali le propagande politiche ed economiche, la
riflessione filosofica permette una valutazione e quindi una esistenza più
completa ed autentica.
Ermete Trismegisto ci ricorda che “l’uno è il tutto e il
tutto è l’uno”, l’uno è molteplice ma i molteplici sono radicati in uno ed è il
logos che media tra l’escatologico e il materialismo, tuttavia nel sacro vi è
l’origine della scienza e della legge in quanto ordinatore primario.
Bibliografia
·
Aresu
A., Ma , ndo cori, 227-236, “Roma”, Limes, 11/2025;
·
Della
Pelle P., La dimensione ontologica dell’etica in Hans-Georg Gadamer, Franco Angeli
2013;
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Ghigi
N., La metafisica in Edmond Husserl, Franco Angeli 2007;
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Moravia
S., Adorno. Filosofia dialettico-negativa e teoria critica della società,
Nimesis Edizioni 2004;
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Perissinotto
L., Introduzione a Wittgenstein, Il Mulino 2018;
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Spegler
O. – Capozzi E., L’autodistruzione dell’Occidente. Dall’umanesimo cristiano
alla dittatura del relativismo, Historica Edizioni 2021;
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Todd
E., La sconfitta dell’Occidente Fazi Edizioni 2024;
