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giovedì 29 marzo 2018

Giornata del decorato 2018 Roma 13, 14, 15 aprile 2018


SYLLABUS
Oggetto: Scopo del presente Syllabus è quello di delineare la architettura della Giornata del Decorato che si terrà a Roma dal 13 al 15 aprile 2018.

Articolazione della Giornata:
La Giornata del Decorato 2018 si articola in tre giorni, nei quali si svolgeranno le seguenti attività
a)                 Venerdì 13 aprile 2018
. Convegno di Studi: Tema Il Valore militare dall’Unità alla Crisi Armistiziale 1861-1943
. Cerimonie di Omaggio al Valore Militare
b)                 Sabato 14 aprile 2018
. Commemorazione Ufficiale. Cerimonia Alle “Fosse Ardeatine”
. Attività Culturale Presso la Sede Nazionale.
. Cena Di Gala 
c)                  Domenica 15 aprile 2018
. Omaggio al Valore Militare. Passeggiata al Gianicolo. La Repubblica Romana 1849
  Il Colpo di Cannone di Mezzogiorno.
. Conclusione con l’omaggio al Sacrario dei Caduti della Repubblica Romana.

  

I GIORNATA.
Venerdì 13 aprile 2018
. Convegno di Studi: Tema Il Valore militare dall’Unità alla Crisi Armistiziale 1861-1943
Il Convegno di Studi si articola nel seguente modo
Ore 08,30.
Presentazione degli Atti. Giornata del Decorato 2017.“Il Valore Militare e le missioni di pace”
Oggetto della relazione è la presentazione, in forma sintetica, degli Atti del Convegno tenuto lo scorso anno in occasione della Giornata del Decorato 2017. Rappresenta la Continuità della Ricerca scientifica del CESVAM, che vede nella Giornata del Decorato una occasione per approfondire aspetti del Valore Militare. Gli Atti sono stati Pubblicati nella Collana Storia in Laboratorio.
Ore 9,00  Apertura del Convegno di Studi
Saluti delle Autorità Convenute.
Saluti del Presidente Nazionale del Nastro Azzurro gen. Carlo Maria Magnani
L’Intervento del Presidente Nazionale introduce i lavori del Convegno. Ha lo scopo di illustrare la volontà dell’Istituto di dare un significato anche accademico-scientifico oltre che rievocativo-commemorativo alla Giornata del Decorato, ribadendo l’impegno di diffondere i significati e i contenuti dello Statuto dell’istituto, così come svolto lo scorso anno.
Presiede : Direttore del Centro Studi su Valore Militare gen. Dott. Massimo Coltrinari
La Presidenza del Direttore del Centro Studi ha il preciso significato di far svolgere i lavori del convegno entro i binari dei lineamenti che il CESVAM si è dato. Oltre al naturale rispetto dei tempi, ha il compito di fa svolgere le relazioni secondo gli intendimenti  espressi e come sono state commissionate ai rispettivi Relatori. Inoltre deve svolgere una attenta azione di rispetto della articolazione del Convegno, nelle tre fasi, la prima di raccordo con la Giornata del Decorato del 2016 e quella del 2017, la seconda di approfondimento storico-giuridico-militare del Valore Militare durate tutto l’arco del periodo monarchico della nostra Storia Unitaria la terza di testimonianza dei Soci che, hanno la possibilità di estrinsecare nella seconda parte del Convegno.. Dovere di chi presiede e che queste testimonianze siano incisive, brevi e significative e non personali.
Il Significato del Convegno illustrato dal Direttore del CESVAM.


I TORNATA SESSIONE MATTUTINA
 Presentazione delle Relazioni
Preside Segretario Generale della ANFIM – Aladino Lombardi
ORE 09.20 I RELAZIONE  Massimo Coltrinari
                          Il Valore Militare in età risorgimentale 1861-1870
La Relazione intende dare un quadro generale della evoluzione ed espansione dell'Esercito Sardo iniziato nel 1859 con l'annessione della Lombardia ed alimentato dalla emigrazione in Piemonte di tutti i rivoluzionar in italiani. Questa evoluzione si accentuò nel 1860 con l'annessione degli stati dell'Italia Centrale, delle Marche e dell'Umbia e con la spedizione dei Mille con le provincie meridionali. Inoltre nel 1861 vide affluire i componenti dell'esercito garibaldino. Uno dei fattori coagulanti e di amalgama che operarono in senso a quelo che divenne il 4 maggio 1860 l'Esercito Italiano fu il Valore Militare. Il suo riconoscimento alimetò il senso di apparteneza e di dedizione. La Relazione esplorerà questo aspetto.
ORE 09,40 II RELAZIONE Relatore Gen C. A. Carmine Fiore
                          Il Valore Militare nelle campagne coloniali 1882-1915
La Relazione intende tracciare un quadro (syllabus della relazione da sviluppare)
0RE  10.00 III RELAZIONE  Paolo Formniconi
                          Il Valore Militare e la Grande Guerra
Nell'arco di tre anni di guerra il Valore Militare fu uno degli elementi di sostegno e di coesione insieme all'amor di patria ed al dovere di cittadini in armi. La Relazione presenterà la Grande Guerra da questa visione, ovvero il valore militare come fattore concorrente per la vittoria finale.
La Relazione intende  dare un quadro esaustivo (syllabus della relazione da sviluppare)
ORE  10.20 IV RELAZIONE  Gen. Antonio Daniele
                          Il Valore Militare fra le due guerre mondiali 1919.1939
La Relazione vuole dare indicazioni sul significato  al valore militare all'indomani della Grane Guerra, al suo retaggio; in più la nascita dell'aviazione come Arma indipendente darà vita a nuove figure, come l'Asso dell'aeronautica che si affianca alla tradizionale figura del Valoroso e dell'Eroe.
ORE 10.40 V RELAZIONE   Ten. Col. t.ISSMI Gianluca Bonci
                          Il Valore Militare nella Seconda Guerra Mondiale 1940-1943
La Relazione intende sviluppare l’intero arco del Secondo Conflitto Mondiale, i vari teatri operativi in Balcania, in Africa sia Orientale che Libico.egiziana, russia e metropolitano nel modo in cui è emerso il valore militare, che nella retoroica e nella memorialistica è stato spesso utilizzato per mascherare errori, sconfitte e  responsabilità dei Capi e con un approccio assolutorio e giustificativo per l'opinione pubblica.
ORE 11.00 V RELAZIONE   Prof. Giancarlo Ramaccia
                            Il Valore Militare e la Crisi armistiziale. Per gli Italiani il momento delle scelte
La Relazione intende sviluppare l’intero arco della crisi armistiziale ( settembre-ottobre 1943) in cui gli Italiani si sono trovati davanti a se stessi, ovvero per tutti loro era arrivato il Momento delle Scelte.I rapporti con l'ex alleato, con il regime crollato il 25 luglio 1943, con gli Alleati-conquistatori che diedero vita alla reazione armata con varie figure espressione dei rinascenti partiti politici  a fronte di chi preferiva attendere il vincititore (attendismo) e la solita massa degli ooprtunisti pronti a stare accanto al più forte. Il Valore militare in queste circstante assume un aspetto di chiarificazione e di identificazione comunitari.
A seguire se vi sarà la possibilità, altri interventi sulle relazioni presentate
ORE 12.00 Conclusioni:
Presidente della Anfim Aladino Lombardi
Presidente Nazionale del Nastro Azzurro.   Gen. Carlo Maria Magnani
ORE 12.15. TERMINE DELLA PRIMA TORNATA DI LAVORI
Free Lunch  (su prenotazione) Raggruppamento Logistico Centrale. Complesso Logistico Lungara” Via della Lungara 81/C  Palazzo Salviati Tel. 06 6867743   L.M. 3/ 7579   3/7588

Nella Mattinata del 13 aprile 2018 dalle 9,30 alle 12,30 si svolgeranno cerimonie e di Omaggio floreale come segno di Onore verso il Decorato in alcuni monumenti di Roma, scelti in relazione alla tematica del Convegno.
Il Segretario Generale, presente il Labaro Nazionale e Soci decorati al Valor Militare renderà omaggio, pronunciando una allocuzione di circostanza, ai seguenti monumenti
Ore 9,30-10 – Porta Pia. Monumento alla Breccia. (Il Valore Militare nel Risorgimento)
Rendere omaggio al Monumento che ricorda il passaggio di Roma dallo Stato Preunitario allo Stato Nazionale significa prendere atto che si compiva nel 1870 l’unità nazionale e l’Italia non era più una semplice espressione geografica come era considerata fino al 1849.
Ore 10,30 -11, 30 – Monumento ai Cinquecento di Dogali ( Il Valore Militare nelle guerre coloniali)
Il Monumento ai Cinquecento Caduti nella battaglia di Dogali rappresenta il ricordo del nostro impegno coloniale, voluto per trovare sbocchi economici alla giovane nazione italiana e che ebbe risvolti tristi e difficili, ma in cui non venne meno la dimostrazione del Valore Militare.
                                 Santa Maria degli Angeli. Tombe dei protagonisti della Grande Guerra
                                 (Valore Militare nella Grande Guerra)
Santa Maria degli Angeli a Roma ha accolto la salma del Milite Ignoto il 3 Novembre 1921 prima che questa fosse  trasferita all’Altare della Patria, il giorno dopo. Ospita la tomba del duca della Vittoria, Diaz, la tomba dell’Ammiraglio Thaon di Revel, e del Primo Ministro Vittorio Emanuele Orlando. Deporre un omaggio floreale su queste tombe significa onorare tutti i combattenti della Grande Guerra.
Ore 12,30 -13,00      Porta San Paolo. Monumento. (Valore Militare nella Seconda Guerra Mondiale)
Porta San Paolo ha visto le gesta del popolo romano nei primissimi giorni della crisi armistiziale, quando per gli Italiani venne il momento delle scelte. Ricordare quei momenti fondanti la nostra attuale Repubblica significa aiutare a capire e riflettere sui momenti decisivi della nostra storia in cui non venne anche in queste difficili circostanze il Valore Militare.




II TORNATA  SESSIONE POMERIDIANA
(Scopo delle Comunicazioni e quello di dare spazio ai Soci del Nastro Azzurro)
 Comunicazioni
Presiede Gen. Prof. Massimo Coltrinari
Ore 15.00     I Comunicazione       Prof. ssaAlessandra Soroni.
                     Collaborazione Società Tarquiniense di Arte e Storia e Istituto del Nastro Azzurro.   La Emeroteca
                     relativa alla Pubblicistica Militare.
Nota comunicativa relativa al progetto di edificare una Emeroteca della Pubblicistica Militare con accardo fondi di archivio specialistici che sono il frutto delle ricerche e degli studi condotti dal CESVAM, con particolare alla storia recente di Tarquinia sul versante militare ( Scuola paracadutisti e attività speciali)
Ore 15.15     II Comunicazione   Avv. Domenico Baldassarre
                     La Federazione di Torimo dei suoi primi cento anni di vita.            
Ore 15.30     III Comunicazione   Dott. Emanuele Cerutti
                      Il Museo dell’Istituto del Nastro Azzurro a Salò
Illustrazione dello stato e delle attività di prospettiva del Museo Storico dell'Istituto del Nastro Azzurro e le sue attività collegate ed in particolare come sinergia del CESVAM
Ore 15.45     IV  Comunicazione   Sig. Mario Pereira Federazione di Pistoia
                      La FEB (Forza di Spedizione Brasiliana) in Italia 1943-1945
Nota riguardante il Contributo dei soldati Brasiliani venuti in Italia e partecipati alla Campagna d''Italia delle Forze Alleate.
Ore 16.00     V Comunicazione  Sig. Stefano Bernini – Federazione di Pistoia
                      Breve storia di Francesco Ciavarella, cittadino pistoiese Caduto nell’Eccidio delle Fosse Ardeatine
Ore 16.15   VI Comunicazione  Cav. Uff. Giorgio Lavorini Federazione di Pistoia
                   Breve Storia della M.O.V.M. Giovanni Marini, Decorato pistoiese al quale è stata intitolata la Caserma del  
                   183° Reggimento Paracadutisti Nembo”
Ore 16.30   VII Comunicazione Dott. Giovan Battista Birotti
                   Il Soldato Giapponese del '900 ed il Valore Militare.
Nota riguardante i risvolti sociali ed econominci oltre che militari nella formazione dello Stato del Giappone ad inizio secolo
Ore 16.45  VIII Comunicazione   Dott Massimo Squillaci
                 Don Giovanni Mimozzi e le Case del Soldato nella guerra 1915-1918.
Il trentenne Cappellano militare Don Giovanni Minozzi raggiunge il fronte italiano nel giugno 1915 per prestare assistenza spirituale e materiale ai soldati, e organizza una rete di luoghi di accoglienza che nel poco tempo libero concesso ai soldati offra loro un ambiente familiare dove ricrearsi divertendosi ed anche istruendosi. Nascono così le Case del Soldato (sala lettura, scrittura, scuola analfabeti, cinema, teatro, strumenti musicali). Alla fine della guerra saranno più di 500 su tutto il fronte.
Ore 17.00   IX  Comunicazione. Avv. Francesco Atanasio
                    Il Valore Militare in Età Monarchica Vittorio Emanuele II e Umberto I
Ore 17.15   X Comunicazione Osvaldo Biribicchi. 
                   Il Dizionario Minimo della Guerra di Liberazione
                    Nasce dalla presentazione di un Progetto presentato al Ministero della Difesa. Ha lo scopo di preparare un Dizonario su otto volumi di cui 3 relativi al Compendio,3 relativo al Glossario, uno di indici ed uno dedicato alla Guida in cui si esplicano le mappe tecniche e le mappe logiche per la consultazione del Dizionario che deve essere inteso come uno strumento per accedere ad internet a sostegno di studi e ricerche.
Ore 17.30   XI  Comunicazione.Gerardo Severio
                    Michele de Rada Storia di un Generale
La Comunicazione illustrerà nei dettagli la figura e l'opera del Generale De Rada a cavallo della fine dell'ottocento ed inizio del novecento.
Ore 18.00   XII  Comunicazione. Anna Maria Menotti
                    Il valore prerisorgimentale. Ciro Menotti ed i congiurati del 1831. Manfredo Fant, Enrico Cialdini ed altri.
La comunicazione illustrerà la vicenda di Ciro Menotti ed il suo sacrificio come antesignano della epopea risorgimentale; darà cenno anche ai suoi compagni tra cui giovanissimi patrioti che diverranno protagonisti delle vicende unitarie italiane
Ore 18.15   XIII  Comunicazione. Alessio Pecce
                    La Preparazione del Dizionario minimo della Grande Guerra 1915-1918.
Su progetto presentato al Ministero della Difesa, dal giugno 2017 un equipe di ricercatori in seno al CESVAM ha elabarotato questo Dizionario che si articola in Compendio (cinque volumi) e Glossario (cinque volumi) più un volume di Indici e di Guide.
Ore 18.30 XIV Comunicazione  Federico Mammarella
                   Il Valore Militare nella Guerra di Spagna 1936-1939
Sulla base degli studi condotti in Spagna nel quadro Emmaus, e sugli elaborati della tesi di dottorato si presenta un cenno sul Valore Militare in questa guerra civile sia da parte franchista che da parte delle brigate internazionali con un cenno al Corpo Truppe Volontarie Italiano.
Ore 18.45  XV Comunicazione Mario Me
                      Gli eventi nel Nord della Sardegna all’indomani dell’Armistizio. (Titolo provviosio)
Esposizione di sintesi del progetto in preparazione al CESVAM sugli eventi armistiziali che videro protagonisti le unità della Squadra Navale Italiana e le forze di terra schierate nel Nord della Sardegna.
Ore 18.45    Conclusioni Gen. Dott. Massimo Coltrinari .
Ore 19.00   Termine dei Lavori

Ore 20.00    Cena alla Foresteria Lungara  Da Definire nei dettagli
Free Lunch  (su prenotazione) Raggruppamento Logistico Centrale. Complesso Logistico Lungara”
Via della Lungara 81/C  Palazzo Salviati Tel. 06 6867743   L.M. 3/ 7579   3/7588

La COMMEMORAZIONE
II GIORNATA 
MATTINA14 APRILE 2018
Commemorazione Ufficiale. Cerimonia Alle “Fosse Ardeatine”
Mausoleo delle Fosse Ardeatine
Ore 09,30 – 10.00 Arrivo dei Partecipanti. Ammassamento Labari e Rappresentanze
Ore 10,00 – 10.20  Accesso al Mausoleo delle Fosse Areatine.
Ore 10.25 -  Arrivo Massima autorità
Ore 10,30 – Inizio Ceromonia
                    La Massima Autorità, il Presidente dell'ANFIM; il Presidente del Nastro Azzurro depositano
                    la Corona d'Alloro.
Ore 10.40    Saluto del Presidente dell'ANFIM
                    Saluto del Presidente del Nastro Azzurro
                    Allocuzione della Massima Autorità
Ore 11,10     Appello dei Martiri Decorati al Valor Militare   (Aladino Lombardi)
                     Letture di Studenti
 Ore 11,50    Cerimonie Religiose ( Rito Cattolico e Rito Ebraico)                  
Ore 12.00 -  Silenzio Fuori ordinanza
                    Gli Studenti depositano un fiore sui Sacelli dei Decorati  al Valor Militare
                    Termine della cerimonia












POMERIGGIO.  Sabato 14 aprile 2018
Attività Culturale Presso la Sede Nazionale.   Piazza Galeno 1.
  Ore 16, 00 – ore 19  Presentazione del Volume di Giovanni Cecini
I Generali decorati nella Grande Guerra”
 . Gen. Carlo Maria Magnani,  Gen. Dott. Massimo Coltrinari,  Gen.  Antonio Daniele,  Prof. Giancarlo Ramaccia

Presentazione della Collana “I Libri del Nastro Azzurro” e della produzione editoriale del Nastro Azzurro. Promozione e sottoscrizione delle pubblicazioni
Ore 16-19,00 

Lady Programme  per il pomeriggio. Il centro di Roma. Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Via Condotti ed altro

SERA 14 APRILE 2018 Ore 20,00.
Cena Di Gala ( Su Prenotazione) Foresteria della Pio IX. Castro Pretorio
















 OMAGGIO AL VALOR MILITARE
III Giornata
MATTINA 15 APRILE 2018
Omaggio al Valore Militare. La Repubblica Romana 1849. Il Gianicolo. Roma, Medaglia d’Oro al Valor Militare. Forte Bravetta.
Parte Culturale.(Facoltativa)
Spiegazione Itinerante a cura del CESVAM sul Gianicolo. Componenti del CESVAM spiegheranno ai convenuti il significato dei vari monumenti o loghi che si andranno a visitare sotto il profilo del Valore Militare). Facoltativo per tutti i partecipati
Ore 9,00 -9,30 Arrivo dei partecipanti a  Piazza della Rovere. 
Ore 9,30 – 11,00 – Percorso guidato in cui verrà illustrato come è rappresentato il Valore Militare: la Chiesa di Sant’Onofrio, L’Anfiteatro e la Quercia di Torquato Tasso. Il panorama di Roma verso ovest; Il faro degli Italiani. Gabriele d’Annunzio ed il valore militare nel primo novecento.; Le Erme della parte occidentale del Gianicolo: il valore militare nella Repubblica Romana.;  Il Monumento di Annita Garibaldi ed il Valore militare al femminile;  Giuseppe Garibaldi e la sua azione nella Repubblica Romana; Il retaggio della Costituzione del 1849
 Arrivo a Piazzale Garibaldi-
Parte Celebrativo.Commemorativa
Forte Bravetta. Via di Bravetta 78. Roma
Ore 09,30. Il Presidente Nazionale,  con il Labaro Nazionale e Soci Decorati renderà omaggio ai Martiri decorati[1] di Forte Bravetta. Parco della Memoria. Deposizione di una Corona di Alloro al monumento di Forte Bravetta.
                         Continuazione della Cerimonia alle Fosse Ardeatina come omaggio al Valore Militare non solo ai Martiri delle Fosse Ardeatina ma a tutti i combattenti ed i Caduti della Guerra di Liberazione  a Roma 1943-1944
Gianicolo. Piazzale Giuseppe Garibaldi
Ore 11,00 – 11,50 Ammassamento dei Labari e delle Rappresentanze al Mausoleo della Repubblica Romana
                              Partecipanti tuti alla Giornata del Decorato                            
                              Spiegazione della Tradizione del Colpo di Cannone di mezzogiorno e note sulla Repubblica Romana.
Ore 12.00 Il Colpo di Cannone di Mezzogiorno.
Ore 12.01  Sfilamento dei  Labari del Nastro Azzurro,  delle Rappresentanze e  dei partecipanti  dal Piazzale Giuseppe Garibaldi al
                  Mausoleo della Repubblica Romana.
                  Apre il corteo il Vice Presidente Nazionale Giuseppe Pica, con accanto il Labaro Nazionale.
Ore 12,30 Omaggio al Sacrario dei Caduti della Repubblica Romana.
                 Deposizione di Corona. Cerimonia. Presenza del  Labaro Nazionale e di tutte le Rappresentanze
                 Lettura della Motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Città di Roma 1849-1949
                 Onore ai Caduti. Silenzio Fuori ordinanza
                 Discorso di Chiusura della Giornata del Decorato 2018 : Vice Presidente Nazionale Domenico Pica
Ore 13,00 Termine della Giornata del Decorato 2018.

Indicazioni logistiche:
Free Lunch  (su prenotazione) Raggruppamento Logistico Centrale. Complesso Logistico Lungara”
Via della Lungara 81/C  Palazzo Salviati Tel. 06 6867743   L.M. 3/ 7579   3/7588.

Giornata del Decorato 2018
Segreteria:
Segreteria  Generale del Nastro Azzurro Piazza Galeno 1 Roma
Email:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org
Tel. 06 4402676
CESVAM Centro Studi sul Valore Militare.



[1] Martiri Medaglia d’Oro: Fortunato Caccamo, Antonio d’Ortenzi, Ezio Malatesta, Fabrizio Vassalli:
                Medaglia d’Argento: Mario Carucci, Paolo Renzi, Corrado Vinci.
Una dettagliata nota incentrata sulle biografie e sulle gesta dei Martiri Decorati sarà pubblicata con post di marzo su QUADERNI ON LINE, www.valoremilitare,blogspot.com

domenica 18 marzo 2018

Rivista QUADERNI n. 1 2018






La Rivista accoglie contributi di Studenti e di Cultori, previe intese con la redazione, 
per la seconda parte della rivista,
 nelle rubriche

UNA FINESTRA SUL MONDO

GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE

SCENARI, REGIONI, QUADRANTI

contatti
centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

venerdì 22 dicembre 2017

Difendersi dalla televisione

Difesa on line Redazione)15/12/17 

Nessun rilievo è stato mosso dal Collegio dei Questori
della presidenza della Camera al sottosegretario di Stato alla Difesa Domenico Rossi, oggetto nelle scorse settimane di alcuni servizi della trasmissione “Le Iene”. La questione riguardava l'assunzione del figlio dell’onorevole Rossi da parte del deputato Mario Caruso.

Come dichiarato dall’onorevole Roberto Capelli, membro dell’ufficio di presidenza della Camera, non è stata aperta neppure un’istruttoria sul sottosegretario Rossi, in quanto non era possibile muovere alcun rilievo nei suoi confronti: i rapporti tra il figlio di Rossi e l’onorevole Caruso erano stati regolati fin dal 2013 da un contratto del tutto legittimo, e i pagamenti erano stati fatti dallo stesso Caruso attraverso movimenti bancari sempre tracciabili, al contrario di quanto ipotizzato dalla trasmissione televisiva.


cfr Difesa on line.it/news forze armate/interforze/collegio dei questori- presidenza camera su vicenda sottosegretario rossi.

martedì 12 dicembre 2017

Alessia Biasiolo Contributi II

Hitler e “I Protocolli dei Savi di Sion”

Hitler e il gerarca nazista Goebbels nutrivano una forte ammirazione per il libro “I Protocolli dei Savi di Sion” tradotto in tedesco da Gottfried zur Beek nel 1919, così come per la raccolta di pamphlet “L’ebreo internazionale”, finanziata da Henry Ford e pubblicata tra il 1920 e il 1922, che sviluppava la tesi de “I Protocolli”. Il volume “I Protocolli dei Savi di Sion” aveva già tirato trenta edizioni quando, nel 1933, Hitler divenne cancelliere.
I “Protokoly Sionskich Mudretsov uscirono per la prima volta nel 1903 in Russia, ma già nel 1921, grazie ad articoli pubblicati sul “Times”, fu evidente che si trattasse di un falso storico, rielaborazione di satire politiche, romanzi, articoli che non sempre avevano come argomento o protagonisti gli ebrei. In modo particolare ci si rifaceva all’opera di Maurice Joly che, per attaccare la politica di Napoleone III nella Francia della seconda metà dell’Ottocento, scrisse un “Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu”, a sua volta ispirata ad un romanzo inglese di Eugène Sue intitolato “I misteri del popolo”. In quest’ultimo libro alla gogna veniva messa un’altra categoria di persone, spesso odiate o argomento di maldicenze, i gesuiti. Nulla, quindi, a che fare con gli ebrei, ma molto bene si prestava l’argomentazione per applicarla alla razza odiata nel Vecchio Continente a ondate più o meno frequenti. Di cospirazioni narrava anche Alexandre Dumas padre che, nell’opera “Giuseppe Balsamo”, fa organizzare da Cagliostro e i suoi uomini una cospirazione. Serpeggiava, quindi, l’idea di qualcuno o qualcosa (o entrambi) che cospirava o aveva intenzione di cospirare in Europa, per minare la solidità dell’impianto positivista e del benessere, diffondendo zizzania, malattie, problemi e morte. Contro l’Occidente cristiano manovrava un’entità segreta che poteva, nell’immaginario di ciascuno, essere diversa a seconda degli interessi, anche se la maggior parte dei lettori pensava agli ebrei come a chi poteva mettere in atto diavolerie simili. Sarà, infatti il “Libro del Kahal” a diffondere l’idea del complotto ebraico ordito per giungere a dominare il mondo; oppure la trilogia uscita a puntate su “Il Messaggero Russo” tra il 1881 e il 1890 dal titolo “L’ebreo sta avanzando”.
La struttura de “I Protocolli” si basa sui discorsi degli Anziani che spiegano come comportarsi per convincere i non ebrei, o goyim, della loro bontà mentre tramano per conquistare il mondo. Un argomento che si leggerà anche in testi nazisti, come quelli scritti per i bambini, espressamente per l’educazione scolastica a diventare “bravi nazisti” di cui il più famoso è “Der Giftpilz” o “Il fungo velenoso”, pubblicato nel 1938 in Germania da Der Stuermer-Verlag, dell’autore Philipp Rupprecht. Nel testo si leggono molti aneddoti o esempi che richiamano toni de “I Protocolli”, soprattutto relativi all’aspetto innocuo degli ebrei, se non addirittura simpatico e “normale”, ma in realtà erano avidi di denaro, sporchi e puzzolenti, con il naso adunco. La mania delle “narici troppo ebraiche” aveva portato Hitler a farsi crescere i baffi, per cercare di nasconderle o mascherarle.
L’aspetto fisico per i tedeschi nazisti, infatti, era fondamentale, dal momento che inneggiavano alla pura razza ariana, contaminata da altre razze, soprattutto quella ebraica che, secondo Hitler, aveva tramato proprio per avvelenare la razza tedesca, superiore e dominatrice. Era necessario pertanto prima di tutto eliminare gli ebrei dai territori tedeschi e poi ripulire il popolo tedesco, eliminando tutti coloro che non dimostravano di essere adatti ad appartenervi. Un altro argomento particolarmente pregnante, soprattutto nella Germania ripiombata nella crisi dopo il crollo della Borsa di New York del 1929, era economico: gli ebrei si insinuavano nella società europea, tedesca in particolar modo, attraverso la pratica dell’usura, nella quale erano maestri.
L’opera di propaganda antiebraica era stata ripresa in Russia dopo la rivoluzione dalla fazione bianca; la guerra civile che seguì il movimento rivoluzionario di febbraio e ottobre, infatti, si divise in armate rosse, bolsceviche, e armate bianche, formate dai menscevichi e dai bolscevichi moderati, che non vedevano di buon occhio la rivoluzione “tutto e subito”. Pertanto si riacutizzò l’ondata antiebraica e anche antisemita, nell’idea che la fazione ebraica avesse sobillato a favore della tragedia che si era impadronita dell’Europa in quella porzione di secolo, e in Russia in particolar modo riuscendovi. Se dapprima si vedeva il nemico ovunque, quasi lo spettro del male dovesse per forza lasciare l’amaro in bocca in un’epoca di splendore e di positività come quella che ricordiamo con il termine Belle Epoque, adesso il nemico era arrivato ad ottenere i propri scopi. E si nascondeva dietro le sembianze ebraiche e la massoneria, accusata a più riprese anche nel passato di essere anticristiana.
Come abbiamo scritto, non c’è niente di meglio che cercare la verità dove la si vuole trovare: tolse ogni dubbio sulla veridicità della cospirazione ebraica russa e massonica, e quindi su “I Protocolli”, l’imprigionamento da parte dei bolscevichi del traduttore della versione inglese del libro. L’uomo, Victor Marsden, venne imprigionato nella fortezza di San Pietro e Paolo in quanto corrispondente del “Morning Post”. Una volta rilasciato e tornato in Gran Bretagna, Marsden cominciò la traduzione della versione di Sergei Nilus, prete mistico che era diventato famoso non solo per la pubblicazione de “I Protocolli” alla fine della terza edizione di un suo libro, ma per averne modificato il testo non appena gli venne fatto notare che conteneva dei dati dubbi o impossibili. Nilus aveva identificato la Francia come la culla del complotto massonico e anche questo ebbe buona parte nel successo della diffusione del testo, dal momento che era vero che Francia e Gran Bretagna erano state e rimanevano alleate, ma gli inglesi soprattutto si prodigavano per contenere le mire economico-espansionistiche francesi. Il successo fu assoluto: in un anno vennero tirate su suolo britannico cinque edizioni del libro; lo stesso anno dell’edizione finanziata negli Stati Uniti da Ford. L’idea comune, anche in Henry Ford, era che il testo contenesse la predizione di ciò che stava realmente accadendo; ed era stato scritto oltre un decennio prima.
Tornando ad Hitler, cita “I Protocolli” nel suo “Mein Kampf”, mentre nella Germania nazista il libro divenne una lettura scolastica obbligatoria.
Lo stesso Alfred Rosenberg, importante ideologo del Partito nazista, aveva curato un’edizione del libro, nel 1923. “I Protocolli”, infatti, erano in grado di spiegare nel dettaglio il motivo di ogni problema tedesco, l’origine di ogni afflizione che era capitata alla nazione durante e dopo la prima guerra mondiale, fino alla catastrofica crisi del ’29. Sembrava che ogni aspetto della vita fosse trattato ne “I Protocolli”, dalla sconfitta bellica all’inflazione alla congiura ebraica che, finalmente, stava trovando riscontro nei fatti.
Alla fine, tanto fu il successo e il clamore de “I Protocolli”, che il nazista svizzero Zander, nel 1934, venne citato in giudizio a Berna a causa degli articoli che aveva pubblicato utilizzando “I Protocolli” come veri. Arrivati alla causa grazie a Dreyfus-Brodsky, Cohen e Ehrenpreis, citanti, nel 1935 la corte dichiarò definitivamente “I Protocolli dei Savi di Sion” falsi, osceni e plagio di altre opere, addirittura nocivi e ipotizzandoli tali anche per il futuro.
Al processo testimoniò anche Burcev, scopritore di agenti provocatori dell’Ochrana, la polizia segreta zarista, che nel 1938 pubblicherà un volume dal titolo “I Protocolli dei Savi di Sion: un falso provato”. Molti Paesi condannarono delle persone perché diffondevano “I Protocolli” pur sapendo che erano falsi e che era vietato.
Ancora oggi “I Protocolli” fanno discutere perché, se molti Paesi evitano di diffonderli, in molti altri vengono citati e trattati come veri.
Perché gli ebrei avrebbero dovuto impegnarsi in un’azione così folle e crudele? Qualcuno ha affermato che il progetto di dominare il mondo da parte degli ebrei, avesse origini antiche, dall’Antico Testamento al Talmud e che, con “I Protocolli” avessero raggiunto il modo di vendicarsi di tutte lo oppressioni subite in particolar modo per mano dei cristiani. La massoneria aveva il compito, alleata con gli ebrei, di controllare la massa incolta attraverso le proprie logge.
“I Protocolli”, quindi, non erano altro che i verbali degli incontri segreti che i Savi di Sion, gli ebrei più potenti, avevano organizzato a Basilea. Gli incontri avevano coinciso con il primo Congresso Sionista mondiale, promosso da Theodor Herzl che voleva diffondere tra gli ebrei l’idea di avere un Paese proprio, una nazione che li riunisse in Palestina. Al Congresso avevano partecipato molti esponenti non ebrei di molti Paesi del mondo e la storia suonava stonata già allora. La stesura del testo la si deve a Matvey Golovinsky, appunto un agente dell’Ochrana, che doveva cercare di aumentare nel popolo russo la convinzione che gli ebrei fossero, d’accordo con i massoni, personaggi di sinistra che volevano cospirare contro la Russia e le altre parti del mondo. In questo modo, il processo di democratizzazione in Russia sarebbe stato ulteriormente allontanato. Proprio nel 1905, ad esempio, lo zar cercò di mandare la propria gente in guerra per accontentarla nell’idea di avere terre e soldi, senza però cambiare nulla dell’organizzazione dell’immenso e arretrato territorio russo. Scoppiata la rivoluzione nel 1917, i fatti sembravano dare ragione ai falsi Protocolli, soprattutto perché lo stesso Trotsky, capo della fazione che poi si rivelerà contraria a quella di Lenin, era ebreo. E quindi tutto sembrava deporre a favore della veridicità delle predizioni, diffuse in Europa da coloro che fuggivano, per vario motivo, dalla Russia sconvolta dalla guerra civile. Forse perché gli esseri umani amano molto gli oroscopi e cercare di conoscere il futuro prima che questo si avveri: per alcuni, quindi, “I Protocolli” erano moderne Cassandre o King cinesi, anche se purtroppo con conseguenze non atte a migliorare la vita, bensì a provocare la morte di milioni di persone innocenti.

Comm. Alessia Biasiolo

Bibliografia essenziale
Adolf Hitler: “Mein Kampf”, Free Ebrei edizioni, 2017
Javier Alonso Lopez: “Il mito dei Protocolli dei Savi di Sion”, Storica, N.G., n. 105, 2017
Philipp Rupprecht: “Il fungo velenoso”, in Ceritto, Messineo: “Libriamoci”, Le Monnier


martedì 5 dicembre 2017

Alessia Biasiolo Contributi I

L’organizzazione della R.S.I.

I punti salienti sui quali la voce di Mussolini da Radio Monaco insiste annunciando la necessità della nascita della Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.) sono vari. Innanzitutto il ritorno al fascismo delle origini, con la sua netta impronta sociale, che mette in chiaro la lealtà all’alleato tedesco, sottolineando il tradimento della monarchia e del governo Badoglio, compresi tutti i sostenitori, a qualunque titolo, lasciando intendere nettamente che gli Alleati angloamericani continuavano ad essere i nemici. La necessità di lavare l’onta dell’onore compromesso dall’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre, con la conseguente umiliazione di essere disarmati dall’alleato tradito, i tedeschi, perché dovevano necessariamente difendersi dal cambio di fronte ovviamente ritenuto vigliacco. Il bisogno di riscattare i propri territori occupati sempre dall’alleato tedesco, ma anche dal nemico che stava avanzando per la penisola, complice il governo Badoglio, che gettava ancor più vergogna sulle migliaia di soldati caduti. Era necessario, dunque, riprendere le armi a fianco degli alleati tedeschi e giapponesi, iniziando a ripulire il Paese. A cominciare dai primi veri traditori, i membri del Gran Consiglio del Fascismo, che avevano dichiarato deposto il loro Duce il 25 luglio 1943. L’obiettivo era chiaro: solo il sangue poteva cancellare il disonore. Bisognava poi riorganizzare le Forze Armate e la Milizia. Il nuovo governo nacque, così, il 23 settembre, termine ultimo dato dal plenipotenziario Rahn per emettere il comunicato con la lista dei ministri. La prima riunione del nuovo Consiglio dei Ministri ebbe luogo alla Rocca delle Caminate il 27 settembre, in quella residenza estiva di Mussolini alla quale da subito avrebbe voluto tornare. La riunione non fu facile, dal momento che era chiaro a tutti quanto fosse impossibile per la nuova Repubblica muovere i suoi passi. Impossibile spostarne la capitale a Roma, dal momento che l’avanzata angloamericana era abbastanza rapida e i tedeschi volevano sedi lontane dal confine e prossime, invece, al confine con i propri territori. Inesistente l’esercito, la struttura amministrativa, i finanziamenti. Era necessario iniziare tutto da capo, quindi venne scelta una sede sul lago di Garda dove Mussolini decise di risiedere. Precisamente prende alloggio a Villa Feltrinelli, a Gargnano, dove arriva il 10 ottobre; gli uffici di Presidenza vengono posti poco distante, alla villa delle suore Orsoline, mentre le sedi dei ministeri e dei vari uffici vengono sparse un po’ ovunque: a Salò, a Brescia, a Lonato. A Salò prese sede l’Agenzia Stefani che si occupava di diramare i comunicati alla stampa e proprio perché l’Agenzia inoltrava i dispacci da Salò, la Repubblica Sociale venne soprannominata Repubblica di Salò, o repubblichina per i detrattori. L’adesione alla R.S.I. da parte di alcuni fu entusiastica e immediata. Coloro che erano fascisti convinti, altrettanto convintamente aderirono alla neonata organizzazione per riscattare l’orgoglio italiano ferito dalla vigliaccata che era stata compiuta dal governo e dal Re, perché tale veniva vissuta. I funzionari che entrarono a far parte della struttura organizzativa furono circa 14mila, tra convinti del regime, coloro che svolgevano un regolare buon lavoro, chi temeva di perdere prerogative di carriera e chi, invece, temeva rappresaglie politiche, piuttosto che di finire chissà come in mano ai nazisti o agli angloamericani. La scelta non fu facile perché, al di là di coloro che professavano convinte idee fasciste, l’imminente arrivo proprio degli angloamericani prometteva la fine della guerra e miglioramenti almeno nella situazione precaria quotidiana. Tra chi reclutava persone per il Nord c’era Almirante che spiegava le ragioni della R.S.I. e la necessità di vincere, in un clima che ricordava molto i raduni entusiastici da Marcia su Roma o di poco prima della guerra. Nel frattempo, rinasce anche il partito che diventa Partito Fascista Repubblicano, con la riapertura delle Federazioni un po’ in tutte le città dove il partito fascista era andato scomparendo una volta dichiarato fuori legge dal governo Badoglio. Ben presto proprio dalle Federazioni e da alti rappresentanti del Partito si alzano le lamentele verso gli aderenti alle fila che non erano più selezionati tra la migliore gioventù o tra i migliori militanti convinti, ma riunivano accozzaglie di personaggi più attirati dalle idee di rivalsa e violenza che da alte idee politiche o di riscatto nazionale. L’attività febbrile portò alla costituzione del primo Congresso che si tenne nelle sale di Castelvecchio a Verona il 14 novembre, conclusosi con la ratificazione ufficiale della nascita della Repubblica Sociale Italiana e di un manifesto programmatico che aveva questo esordio:
“Il primo rapporto nazionale del Partito fascista repubblicano: leva il pensiero ai Caduti del Fascismo repubblicano, sui fronti di guerra, nelle piazze delle città e dei borghi, nelle foibe dell’Istria e della Dalmazia che si aggiungono alle schiere dei Martiri della Rivoluzione, alla falange di tutti i morti per l’Italia; addita nella continuazione della guerra a fianco della Germania e del Giappone fino alla vittoria finale e nella rapida ricostruzione delle Forze armate destinate ad operare accanto ai valorosi soldati del Führer, le mete che sovrastano qualunque altra di importanza ed urgenza; prende atto che i decreti del Partito porteranno intransigente volontà ed esemplare giustizia e, ispirandosi alle fonti e alle realizzazioni mussoliniane, enuncia le seguenti direttive programmatiche per l’azione del Partito”. Oltre alla costituzione della Repubblica Sociale, in politica estera si doveva operare per eliminare i secolari intrighi britannici dal continente, abolendo il sistema capitalistico interno.
Le difficoltà furono da subito evidenti: all’interno del Partito, e di conseguenza della neonata Repubblica, le correnti erano discordi su molti punti programmatico-organizzativi, tra i quali la Costituente, di conseguenza non era semplice portare avanti quello che doveva essere un vero e proprio governo. Dal canto loro i tedeschi, pur se molti dei gerarchi non vedevano di buon occhio la Repubblica, di certo erano sollevati dal fatto di non dover organizzare i territori italiani. Anche all’interno della gerarchia tedesca vi erano varie fazioni e vari punti di vista, spesso in contrasto tra loro, e se è appunto vero che usavano l’idea di R.S.I. come mezzo organizzativo territoriale, allo stesso tempo non mancavano di reclutare personale volontario per le loro forze, soprattutto proprio tra chi vedeva il tradimento italiano come sbagliato nei confronti di un alleato così fedele da fare liberare il Duce. Pertanto alcuni italiani si arruolarono volontari nelle SS italiane, costituendo una forza ausiliaria di appoggio all’alleato nazista. Lo scopo tedesco era quello di utilizzare gli italiani volontari nelle loro fila per liberare le forze tedesche che, così, potevano impegnare il nemico diversamente. Ad esempio, gli italiani potevano tenere in scacco gli Alleati lungo le coste per permettere azioni in profondità che avrebbero, se non altro, rallentato l’avanzata nemica sul suolo italiano. Tali erano, infatti, le direttive dell’Oberkommando della Wehrmacht italiana. Altra organizzazione che arruolava molti italiani era la Todt per utilizzarli come forza lavoro, sia in Italia che in Germania dove molti vennero inviati. A questo punto, se l’idea originale di Mussolini era quella di ricostituire un esercito intorno alla rinata Milizia, le cose divennero difficili, tanto da portare alla sofferta scelta di affidare la riorganizzazione dell’esercito a Rodolfo Graziani, poco amato da Mussolini stesso, ma unico con sufficiente esperienza. Graziani riunì in sé il Ministero dell’Esercito, il Ministero della Marina e il Ministero dell’Aeronautica, chiamandolo prima Ministero della Difesa e poi Ministero delle Forze Armate. Sembra a questo punto che le mosse principali fossero volte a costituire una struttura organizzativo-politica, più che a pensare ad organizzare la vita degli italiani. Per ottenere il necessario permesso tedesco, Graziani si adoperò per convincere gli ufficiali ad entrare nell’esercito repubblicano e organizzarlo. Per farlo, cominciò ad aumentare gli stipendi, che passarono a circa 20mila lire al mese per un generale; circa 12mila lire al mese per un colonnello; circa 6mila lire per un capitano. Stipendi faraonici, se si pensa che un impiegato percepiva meno di 2mila lire mensili. Pertanto furono in molti gli ufficiali che risposero positivamente alla chiamata, raggiungendo la cifra di 12mila solo a Roma, circa 60mila in totale. Non essendo tutti necessari, verranno tenuti a disposizione.
Il 9 ottobre 1943 era programmato un incontro tra Hitler e Graziani. Nel promemoria per Graziani, i punti da discutere erano tanti. Soprattutto se il governo tedesco intendesse trattare l’Italia come territorio occupato o ristabilirne al più presto l’indipendenza politica, con i relativi rapporti di alleanza. Nel caso il governo del Reich volesse lasciare l’indipendenza all’Italia, essa doveva avere libertà d’azione, di comunicazione e di trasmissione agli organi politici e militari del governo italiano, altrimenti sarebbe stato impossibile assolvere alle proprie funzioni. Bisognava poi determinare un territorio di guerra in cui le autorità politiche italiane avessero facoltà di azione completa. L’armamento da adottare avrebbe dovuto essere quello tedesco, visto che le condizioni dell’Italia non permettevano di certo approvvigionamenti. Sarebbe dovuto poi essere organizzato un periodo di addestramento alle armi tedesche, dato che erano di diversa dotazione rispetto alle italiane.
Lo scopo di Graziani, discusso in Germania con Hitler e i suoi luogotenenti, era di costituire 25 divisioni complete di servizi e complementi, per un totale di circa mezzo milione di uomini, ma gli alleati concessero la creazione di un esercito da 12 divisioni, mentre il capo di Stato Maggiore dell’esercito germanico, il feldmaresciallo Keitel, affermava che soltanto un esercito italiano inesistente non avrebbe tradito i tedeschi, ad indicare la chiara percezione che poteva avere degli italiani, soprattutto organizzati nuovamente in una struttura militare. Le prime quattro divisioni italiane si sarebbero addestrate in Germania, nei campi di Müsingen, Sennelager, Grafenwöhr, Heuberg, al comando degli IMI, cioè dei militari presi prigionieri dai tedeschi all’indomani dell’8 settembre, ma che avevano nel frattempo scelto di aderire alla R.S.I., sia ufficiali che sottufficiali, con personale di leva di nuove classi in Italia (quelle del 1924/1925, oltre al personale del 1923 in congedo provvisorio). Il 27 ottobre, il Consiglio dei Ministri della R.S.I. approvava lo scioglimento delle vecchie forze armate regie e una nuova legge che approvava le forze armate nuove. Data la discussione inerente lo scioglimento della Milizia, si giungerà all’accordo di costituire la Guardia Nazionale Repubblicana (Gnr) composta dagli aderenti alla vecchia Milizia, dai Carabinieri e dalla polizia d’Africa italiana. La Gnr avrebbe avuto compiti di polizia militare e polizia interna, compresa la lotta alla Resistenza. L’annuncio della nascita della nuova Guardia venne dato il 27 novembre e ufficializzato l’8 dicembre 1943. Gli aderenti iniziali, entusiastici, furono molti, in modo particolare per dimostrare ai tedeschi che non era colpa di tutti gli italiani quanto era accaduto, ma c’erano le forze italiane desiderose di riscattare lo sbaglio di alcuni. Anche dal Ministero della Cultura popolare i toni erano i medesimi: doveva essere messo in risalto l’onore italiano nei confronti di quell’alleato tradito che ora, è bene ricordarlo, occupava il suolo italiano per buona parte e non con blande intenzioni. In nome dei morti e dei mutilati, si doveva lottare per la Patria e riscattarne l’onore. Gli studenti dovevano lasciare ogni loro interesse per correre a salvare la Patria in quel momento di assoluto bisogno, di assoluto disonore. Pertanto, anche quel genere di discorsi altisonanti comportavano, negli anni di preparazione della gioventù italiana alla lotta, adesioni rapide ad una compagine che dava garanzie di sapere come agire di fronte a giorni in cui i fatti non erano stati per niente chiari. Si leggeva sui manifesti: “Il nostro glorioso Esercito è stato ricostituito. Il bel grigio verde che avete indossato in cento battaglie dalle steppe russe al deserto libico egiziano, vi attende. Riavrete distintivi e insegne ben noti e cari alla memoria di tutti i vecchi combattenti e, con le stesse bandiere per le quali i vostri padri non risparmiarono la vita, riporterete la Patria sulla via della salvezza e dell’onore”. Lo stesso Ministero, sotto le direttive di Giorgio Almirante, diffonde cartoline e volantini pubblicitari per inneggiare al dovere di riprendere le armi a fianco dell’alleato tedesco.
Accanto ai manifesti, l’azione incisiva della propaganda cinematografica riprende. Infatti, i cinegiornali e i lungometraggi dell’Istituto Luce mettono in evidenza l’arruolamento sotto il fascio littorio ancora, l’accorrere della migliore gioventù nella Gnr o nell’esercito. Ricompaiono i cari simboli del teschio, dei fasci e delle fiamme nere, a indicare la continuità proposta, dispetto alla rottura badogliana, dalla R.S.I.
In “Brescia repubblicana” del 24 novembre 1943, si legge che anche i podestà, i sacerdoti e i funzionari pubblici si dovevano mobilitare per la buona riuscita dell’arruolamento, anche perché alcune circolari sancivano chiaramente che, in caso di mancata presentazione dei chiamati alla leva obbligatoria, i provvedimenti sarebbero stati presi proprio a carico dei podestà e dei capi famiglia. Alcuni casi si ebbero subito, a monito, con arresto dei capi famiglia e il ritiro delle tessere annonarie per l’acquisto dei beni di prima necessità. Si aggiunsero provvedimenti ancora più severi, come il ritiro della licenza di esercizio alla famiglia dei renitenti, il divieto di uccidere i maiali, la sospensione dall’impiego, eccetera.
Il Prefetto di Brescia scriveva: “[…] la costituzione del nuovo Esercito italiano […] dovrà riscattare l’onore perduto col tradimento dell’8 settembre. Ogni italiano che ami veramente la Patria non può non volere che le nostre bandiere ritornino a sventolare alla testa dei suoi reggimenti. Si impone da parte di ognuno di noi il dovere di svolgere la più assidua e appassionata attività perché nell’animo dei nostri giovani si riaccenda, ove occorra, il sentimento del dovere: il dovere di impugnare le armi per ricacciare, al fianco dei valorosi alleati germanici il nemico invasore del sacro suolo della Patria. Quel nemico che dal cielo distrugge le nostre città, uccide le nostre donne, i nostri vecchi, i nostri bambini”. I risultati furono soddisfacenti, pur essendo molti i giovani che non si presentavano affatto all’ufficio di leva, oppure orientati alla Gnr, alla Todt, alle SS. Se la chiamata alle armi riguardava 186mila uomini, nel gennaio del 1944 se ne erano presentati 87mila, dimostrando da subito l’inadeguatezza della macchina organizzativa. Ottenuto il discreto risultato di arrivo degli uomini, infatti, non si sapeva dove metterli e come gestirli. Mancavano le caserme, le armi, gli equipaggiamenti, rendendo l’adesione un immediato pentimento, mentre dove le condizioni di trattamento erano migliori, l’adesione divenne più entusiastica ancora. Il 16 gennaio 1944, Mussolini tolse l’idea di apoliticità delle forze armate, imponendo il saluto romano anche all’esercito e che le stellette venissero tolte, in quanto ricordo della monarchia. Avrebbero dovuto essere sostituite con il gladio romano. Il 9 febbraio venne imposto a tutte le reclute il giuramento di fedeltà alla R.S.I., per frenare il dilagare del bolscevismo, come ebbe ad affermare Graziani. Sempre ai primi di febbraio, data la scarsa adesione, venne emanato un nuovo bando per le classi 1922, 1923 e primo quadrimestre 1924. Per frenare la renitenza alla leva, il 18 febbraio 1944 venne emanato il tristemente famoso “Bando Graziani”, secondo il quale renitenti e disertori sarebbero stati condannati a morte per fucilazione, così come i renitenti del precedente bando avrebbero avuto 15 giorni di tempo per regolarizzarsi prima di incorrere nella medesima pena. I risultati del Bando furono immediati e felici per gli intenti repubblicani, ai fini dell’arruolamento: ad esempio, nelle province di Brescia e Bergamo soltanto l’1,6 per cento dei richiamati non si presentò al Distretto Militare.
Nel frattempo, la R.S.I. era stata riconosciuta dalla Germania e dal Giappone, che avevano indotto al riconoscimento Bulgaria, Croazia, Romania, Slovacchia, Ungheria, Cina, Thailandia. Ufficiosamente iniziarono relazioni diplomatiche con Argentina, Portogallo, Spagna, Svizzera e Vaticano, mentre la Francia di Vichy e la Finlandia non la riconobbero. Mussolini in quei mesi era occupato nel tentativo di indire una Costituente, come già affermato nel programma politico di Verona, che avrebbe dovuto vedere la delegittimazione del Re, con la fine della monarchia e il riconoscimento della Repubblica Sociale messi in atto addirittura dal Parlamento. In sostanza, la Camera dei Fasci e delle Corporazioni avrebbe dovuto autoconvocarsi, ritenendo illegittimo il provvedimento di scioglimento proclamato dal governo Badoglio che sarebbe stato considerato un colpo di stato, messo in atto addirittura arrestando dei membri della Camera stessa prima del colpo di stato e prima del suo scioglimento, quando gli stessi membri godevano dell’immunità diplomatica. Insomma, un comportamento illegittimo sotto tutti i punti di vista, ma altrettanto impossibile sarebbe stato il sogno di Mussolini, dal momento che il Parlamento sarebbe dovuto essere costituito da un Senato che non esisteva e che, per sistemare le cose, avrebbe dovuto dichiarare la legittimità della neonata Repubblica. Forse del tempo perso, che comunque portò Mussolini a un ruolo ancor meno significativo del previsto nel suo nuovo governo, interlocutore dei tedeschi. I quali, nel frattempo, avevano messo in atto in Italia la loro politica repressiva, non soltanto l’azione bellica contro il nemico che, pur se a volte lentamente, continuava ad avanzare.
Nemico costituito dagli angloamericani che, dal canto loro, avevano comunque sperato nell’apporto dell’esercito italiano contro la Germania. Pensavano inizialmente, cioè, che con l’armistizio dell’8 settembre le forze armate italiane davvero si rendessero conto che la situazione era cambiata e che, per ordini o per scelta, si sarebbero schierate con loro per rendere la fine della guerra la più celere possibile. Se, con la voce del comando dell’esercito tedesco, al 10 settembre 1943 l’esercito italiano non esisteva più, e risultava assolutamente evidente che l’Italia fosse il ventre molle dell’Asse Roma Berlino, allora con la stabilizzazione del fronte a Cassino, il fronte italiano diventava sempre meno importante, lasciando tempo e forze organizzative al settore ben più interessante della Francia, con quello che sarà lo sbarco in Normandia. Pertanto il territorio italiano diventava sempre meno basilare, lasciando che le operazioni militari fossero nulla più di una guerra di logoramento, condotta via via con forze ridotte per il trasferimento in Francia dei reparti: impegnare i tedeschi sul fronte italiano sarebbe stato agevole e strategicamente determinante, affinché l’altro fronte fosse la sorpresa definitiva al Reich. Il peso politico maggiore sull’Italia lo avevano gli inglesi capeggiati da Churchill, i quali erano maggiormente a conoscenza della situazione italiana e avevano maggior peso politico sull’Italia, verso la quale gli americani non avevano una vera e propria politica. Pertanto lasciavano fare agli alleati che non avevano grande fiducia nei quadri italiani sia ufficiali, dato il comportamento dopo Cassibile, sia partigiani che spesso venivano considerati poco controllabili. Inoltre, la situazione in Grecia si stava facendo complessa e pertanto prevaleva il punto di vista di Churchill. Il quale non aveva certo dimenticato la necessità di punire l’Italia, sia per essere entrata in guerra contro la Gran Bretagna in un momento così difficile come il 1940, sia perché proprio l’Italia aveva messo in scacco l’egemonia britannica nel Mediterraneo, uscendone perdente. L’Italia, quindi, avrebbe dovuto conquistarsi e meritarsi pezzo per pezzo la sua libertà, dato che se una nazione si sottomette ad un regime tirannico, non può essere assolta dalle colpe di cui il regime si è reso colpevole, come affermò Churchill nell’agosto del 1944. Pertanto, dato che nell’agosto del 1944 Roma era già stata liberata, il primo ministro britannico riteneva impossibile passare dallo status di cobelligerante contro i tedeschi (ottenuto con l’armistizio del 1943) ad un trattato di pace. Infatti, gli Alleati non avevano alcun bisogno dell’Italia per concludere le operazioni militari nel Paese e il popolo italiano liberato non era sufficientemente rappresentativo di tutta quella parte di italiani ancora in mano ai tedeschi nel Centro-Nord.

Comm. Alessia Biasiolo

Bibliografia essenziale
Mario Avagliano, Marco Palmieri: “L’Italia di Salò”, il Mulino, Bologna, 2017
Giorgio Bocca: “La repubblica di Mussolini”, Mondadori, Milano, 1997
Frederick William Deakin: “Storia della Repubblica di Salò”, Einaudi, Torino, 1970
Renzo De Felice: “Mussolini l’alleato”, Einaudi, Torino, 1997
“Il Manifesto di Verona”, 14 novembre 1943

Arrigo Petacco, Sergio Zavoli: “Dal Gran Consiglio al Gran Sasso”, Mondadori, 2013

domenica 3 dicembre 2017

Possibilità di scirvere

Al fine di migliorar ele proprie capacità di pubblicare ed affinare le ricerche in corso, come banco di prova e di miglioramento, questo Blog è messo a disposizione degli Studenti che intendono pubblicare note ed articoli, concordati, per familiarizzarsi con l'editing.

Prendere contatto con studentiecultori2009@libero.it.

In Riferimento per eventuali pubblicazioni su carta è: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org.

Massimo Coltrinari

giovedì 16 novembre 2017

Tavola Rotonda. Martedì 21 novembre 2017 ore 17


UNIVERSITA' LA SAPENZA ROMA

 MASTER DI ii LIVELLO
 GEOPOLITICA E SICUREZZA GLOBALE

Tavola Rotonda sul tema


ITALIA E LA VIA DELLA SETA

ORGANIZZAZIONE

PROF. PAOLO SELLARI
 DIRETTORE SCIENTIFICO
MASTER IN GEOPOLITICA E SICUREZZA


giovedì 2 novembre 2017

martedì 24 ottobre 2017

Casa dell'Aviatore. 2 novembre 2017

Presentazione del nuovo numero monografico di "Geopolitica"
L

L'era di Xi Jinping: bilanci e prospettive future

Dott. Daniele Scalea - IsAG
Dott.ssa Claudia Astarita - CeMiSS – SciencesPo
Amm. Fabio Caffio - Marina Militare
Dott. Gabriele De Stefano - Ministero Affari Esteri
Dott. Matteo Dian - Università di Bologna
Modera: Dott.ssa Maria Cuffaro - RAI

Giovedì 2 Novembre 2017 ore 10:00, 
Sala Baracca - Casa dell'Aviatore, 
Viale dell'Università 20

è gradita giacca e cravatta per i signori uomini

mercoledì 18 ottobre 2017

Le Marche ela Prima Guerra Mondiale. Il 1915. Dall'euforia interventista alla realtà della trincea

   PRESENTAZIONE


Il volume, terzo della serie, riporta i contenuti dei seminari, delle conferenze e delle lezioni che l’Autore ha tenuto, nel periodo tra maggio e dicembre 2015, sui temi legati agli eventi che si sono succeduti negli stessi mesi dell’anno 1915.
È un modo per ricordare efficacemente la data centenaria della Grande guerra, non però nella sua globalità, ma nel fuoco di uno specchio convergente verso un definito contesto spazio-temporale.
Sulla scorta dei due volumi che l’hanno preceduto, anche questo mantiene l’architettura adottata, un’architettura che vede l’allargamento e l’arricchimento dei testi e dei contenuti, regalando così al lettore, “tout court”, quel senso di continuità e di legame tra gli eventi bellici.
L’elemento di novità di questo volume è rappresentato senz’altro dall’inquadramento dei fatti avvenuti nelle Marche e nel risalto che si è voluto dare alle  ripercussioni che la Guerra ha prodotto nella Regione.
Fino ad ora si era parlato degli eventi che hanno portato l’Italia ad entrare in guerra contro gli Imperi Centrali, ora si parla degli eventi che sono stati “il vissuto della guerra” sia per le Marche che per i marchigiani.
Una certa attenzione viene poi posta dall’autore nello scrivere ancora di quei Reparti italiani del Primo Conflitto Mondiale che furono in qualche modo associati al territorio marchigiano a cui si sono aggiunti, in questo volume, la Brigata “Messina” e la Brigata “Aqui”.
La Brigata “Messina”, con sede ad Ancona, aveva alle sue dipendenze organiche il 93° e il 94° Reggimento  rispettivamente ad Ancona ed a Fano, mentre la Brigata “Aqui” aveva il suo 17° Reggimento di stanza ad Ascoli Piceno.
Nel dare continuità con quanto esposto nel primo volume, dello spazio è stato dedicato anche ai volontari ed agli interventisti ed al comportamento da loro tenuto nei primi mesi di guerra.
Inoltre il lettore voglia considerare, come prima accennato, quale nucleo centrale del volume la descrizione, ampiamente illustrata, di come la guerra abbia segnato profondamente le Marche  nelle sue varie province e delle ripercussioni che da tale conflitto si ebbero in ogni strato della società, dando al volume un aspetto così particolare e vicino, rispetto ai precedenti, alla realtà regionale.
Chiude anche questo volume il consueto corredo documentale che attinto, in gran parte,  presso il Comando Militare Esercito della Regione Marche, ne permea il nesso in un rinnovato connubio tra le Istituzioni ed i cultori della materia.
Sicché, sfogliando le pagine di questo bel testo di storia patria si avverte tangibile  la presenza di un rinnovato senso civico di appartenenza storico culturale agli eventi di allora e che sottolinea, inequivocabilmente, la dedizione e l’impegno profusi dall’autore nel ricordare, a cento anni di distanza, la guerra dei nostri padri.

Giorgio Clemente


Venerdi 3 Novembre 2017 ore 18

IL CENTRO STUDI DI AGUGLIANO E CASTELD'EMILIO

E

L'UNIVERSITA' CINQUE CASTELLI

VENERDI 3 NOVEMBRE 2017 ORE 18
presso la Biblioteca Comunale

presentano il volume
Le Marche e la prima Guerra Mondiale: il 1915
da''euforia interventista alla realtà della trincea

interverranno
Il Presidente della Università Cinque Castelli  Giacomo Santilli
Il Presidente del Centro Studi di Agugliano e Castel D'Emilio Aroldo Berardi


tutti sono invitati

L'Occasione è anche per ricordare la data del 4 Novembre 
conclusione del nostro ciclo unitario

mercoledì 11 ottobre 2017

Presentazione del Volume n. 23 della Collana Storia In Laboratorio



LE MARCHE E LA PRIMA GUERRA MONDIALE: 1L 1915
Dall'Euforia interventista alla realtà della trincea.



Indice
Presentazione  di Giorgio Clemente
Ringraziamenti 
Prefazione di Pericle Tiscione
Ringraziamenti 
Nota dell’Autore 
Premessa 

Introduzione. Una decisione avventata.

Capitolo 1 – La realtà della trincea.
1.1.  La partenza per il fronte
1.2.  La Brigata “Marche”: ordinamento ed impiego nel 1915
1.3.  La Brigata “Ancona”: ordinamento ed impiego nel 1915
1.4.  La Brigata “Alpi”: ordinamento ed impiego nel 1915
1.5.  Il fronte dolomitico
1.6.  La mancata irruzione ella 4a Armata oltre confine
1.7.  Le operazioni della 10a Divisione: gli inutili sacrifici della Brigata
       “Marche” e della Brigata “Ancona”

Capitolo 2 – Lo sbalzo in avanti e le quattro offensive
        sull’Isonzo.
2.1.  La Brigata “Macerata”: ordinamento ed impiego nel 1915
2.2.  La Brigata “Messina”: ordinamento ed impiego nel 1915
2.3.  La Brigata “Acqui”: ordinamento ed impiego nel 1915
2.4.  Il fronte isontino 
2.5.  La "Macellata” il triste soprannome della Brigata “Macerata”.
2.6.  I sacrifici senza successo della Brigata “Messina”.

Capitolo 3 – la fine dei sogni e delle illusioni..
3.1.  L’interventismo risorgimentale in trincea .
3.2.  L’interventismo antimilitaristi alla prova. Corridoni, Nenni
         Mussolini al fronte..
3.3.  L’interventismo futurista: il sogno della guerra realizzato .


Capitolo 4 – Le Marche e la guerra nel 1915

4.1.  La guerra nella provincia di Pesaro.
4.2.  La guerra nella provincia di Ancona..
4.3.  La guerra nella provincia di Macerata.
4.4.  La guerra nel fermano...
4.5.  La guerra nella provincia di Ascoli Piceno..

Capitolo 5 – Le Marche in trincea ..

5.1.  La trincea marittima.
5.2.  Ancona, ancora una città indifesa, ma in trincea...
5.3.  L’abbozzo della difesa costiera ed antiaerea..
5.4.  Ancona recupera il suo ruolo strategico: i voli di D’Annunzio.

Conclusione. .

Postfazione. di Massimo Ossidi .

Abbreviazioni. 

Bibliografia.
Indice delle Illustrazioni.
Indice degli Schizzi..
Indice delle Cartine e Mappe..

Documenti. .
Tabula Gratulatoria...

Indice dei nomi propri .
Indice dei nomi geografici .
Indice dei  nomi dei Corpi, Reparti, Unità 

Collana Storia in Laboratorio.

Roma, Editrice Nuova Cultura, 2017, euro 32
SSBN 9788868128517 ebook disponibile

info: www.nuovacultura.it
ordinazioni: ordini@nuovacultura.it
                     cervinocause@libero.it

lunedì 2 ottobre 2017

Lanzarotto Malocello

VENERDI’ 20 OTTOBRE 2017 – ore 19,30
UNED di  Spagna – sede di Lanzarote (Universidad  Nacional de Educacion a Distancia )
                                                             20-ott
                                                                    fed
L’Avv.Alfonso Licata, presidente del Comitato Internazionale delle Celebrazioni del VII Centenario della scoperta di Lanzarote e delle Isole Canarie del navigatore italiano Lanzarotto Malocello , su invito della UNED ( la più grande e prestigiosa Università di Spagna),terrà una conferenza nell’ambito di un corso di Studi su “ Fuentes y miradas para una historia de Lanzarote”ove parlerà diffusamente della figura dell’insigne navigatore varazzino Lanzarotto Malocello e del libro tradotto in lingua spagnola “Lanzarotto Malocello, de Italia a Canarias”edito dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa italiano e successivamente pubblicato dal Cabildo di Lanzarote in lingua spagnola.