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mercoledì 24 aprile 2019

Vademecum IV Modulo La Grande Guerra



La Grande Guerra è proposta in due moduli che ognuno può interpretare a sua discrezione. Si consiglia di stare attenti alla sterminata biografia disponibile, soprattutto in occasione delle opere edite in occasione delle date centenarie. Spesso sono riproposti i temi della propaganda degli Imperi propaganda, che entrali, soprattutto quella austriaca, che è ben evidente che ha dato origine a “leggende nere”  ( quello della pace, dell’intervento americano, dell’affondamento della “Viribus Unitis, che poi sarà all’origine della cosiddetta “vittoria mutilata”, ma sopratutto quella in cui non esiste Vittorio Veneto, ovvero la battaglia finale con cui l’Italia vince la Prima Guerra Mondiale per tutta l’intesa sbaragliando sul campo l’Esercito austroungarico e costringendo la Germania a chiedere l’armistizio per non vedersi gli italiani in Baviera  con di fronte il nulla. Su questo punto sarebbero molto gradite tesi di approfondimento.

A  integrazione sussidiaria si indicano tre volumi dedicati alla Grande Guerra visti dal punto di vista particolare di una regione, le Marche. Non è una storia locale, ma si inserisce nel solco delle attività del Club Ufficiali Marchigiani, per una storia militare di regione, ovviamente integrata in quella generale della Nazione.




Si indica anche il Volume della Collana I Libri del Nastro Azzurro:

I Primi due Anni di Guerra 1915 -1916
Atti
 Convegno di Salò 1916







(centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org



sabato 20 aprile 2019

Vademecum III Modulo L'Esercito italiano in età Umbertina




Elementi indicativi
L’Età umbertina, un modo che deve portare a riflessioni sulla condizione dell’Italia all’indomani della presa di Porta Pia, quando per questo intervento, ci si fece nemica la Francia i cui rapporti proseguirono, fino ad oggi, in termini di contrapposizione, in quanto la Francia si sentì tradita dagli accordi risorgimentale. Modulo deve essere posto alla base delle nostra politica coloniale, in cui la ostilità della Francia e della Gran Bretagna, peraltro in contrasto tra loro, porto ai disastri di Dogali ed Adua. Inoltre anni che influenzarono il 1914 e la nostra scelta di Campo nella Grande Guerra.
Una tesi sui rapporti tra Italia e Francia dallo schiaffo di Tunisi a Fachoda, con riflessioni sulle nostre sconfitte coloniali potrebbe essere di interesse.

In progress.

giovedì 18 aprile 2019

Vademecum II Storia del Risorgimento

MASTER DI I° LIVELLO IN
STORIA MILITARE CONTEMPORANEA 1796 -1960



Elementi indicativi
La riflessione successiva è quella dedicata al modulo di Storia del Risorgimento; che collega l’epoca napoleonica all’età umbertina. E’ incentrato su due momenti fondamentali, il 1860, l’”anno mirabilis” in cui si approfondisce la campagna “nella bassa Italia”. Si propone una riflessione su questa campagna e quella del 1866 in cui vennero meno tutti i fattori di successo del 1860. Erano scoparsi due uomini cardine: Camillo Benso conte di Cavour, anche ministro della Marina, e Manfredo Fanti, il fondatore dell'Esercito Italiano.

Un modulo che presenta, in specchio la ricostruzione di un evento militare che potrebbe essere preso a riferimento per la costruzione della tesi finale di laurea.



La tesi sostenuta in questa opera è basata sulla documentazione tattica degli avvenimenti
 Si sostiene che non fu una battaglia, ma un combattimento, 
che i Pontifici riuscirono a conseguire, con la sorpresa, 
 una vittoria tattica sul campo
 che non sfruttarono e persero il momento favorevole
che i Sardi seguirono gli avvenimenti e solo il giorno dopo, al momento della resa delle truppe a Loreto ebbero la percezione della vittoria
La vera battaglia fu quella per la conquista di Ancona, 
 di cui il combattimento di Loreto è propedeutico


Il volume è la prosecuzione della descrizione del testo precedente e descrive l'investimento dei due Corpi d'Armata al comando del Cialdini e del Morozzo della Rocca, che si riuniscono verso Ancona. Il 23 settembre 1860 il gen. Fanti riassume  il Comando di tutte le forze sarde contro la piazzaforte pontificia, compresa la flotta sarda la comando dell'Ammiraglio Persano. Dal 23 settembre iniziano le operazioni che portarono alla presa di Ancona, una operazione interforze degna di nota, con comando unico e direzione politica oculata e precisa . Tutto quello che non si verificherà nel 1866







La III Guerra di Indipendenza del 1866 è stata condotta senza il Cavour e senza il Fanti

Il volume qui presentato descrive le quattro battaglie

Custoza
Sedowa
Lissa
Bezzecca

Ove emerge la caotica situazione di comando, l'impiego errato delle forze,
la emarginazione delle forze volontarie
 ma sopratutto la mancata accettazione del piano di
 Giuseppe Garibaldi che, concentrati circa 10.000 volontari
 su Ancona, voleva portare la guerriglia in Dalmazia 
e puntare su Trieste  aggirando le difese austriache del Veneto


Testo in progress per inserimento copertina

1866. QUATTRO BATTAGLIE PER IL VENETO
LA III GUERRA DI INDIPENDENZA ED IL VALORE MILITARE 
Roma. Editrice Nuova Cultura, La Sapienza, 2019, 28 Euro.



(centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)



mercoledì 17 aprile 2019

Vademecum I Metodo Storico

MASTER DI 1° LIVELLO IN
STORIA MILITARE CONTEMPORANEA 1796 - 1960

Elementi indicativi

Il percorso didattico proposto vede, dopo la riflessione su moduli di Geografia Militare e Geografia Per immagini che devono richiamare le nozioni acquisite le nozione di geografia in genere, prevede una riflessione sul Metodo storico, che si può considerare il primo step del master; una riflessione a tutto tondo con la indicazione di cogliere gli aspetti peculiari dei vari pensatori e studiosi citati. Utile potrebbe anche essere un allargamento verso le loro biografie di tutti loro e delle opere principali, che chi ha tempo potrebbe rileggere o leggere.


Alternando le varie lezioni, si propone di prendere nota ed acquisire quanto detto, in tema di Metodo Storico, nella parte seconda. Qui vi è la parte teorica, che deve sempre essere esplorata e considerata ed una parte pratica, di tecnica procedurale. Questa non va studiata ma solo tenuta presente e conosciuta, al fine di averla sottomano nel momento della costruzione di un evento militare. Quando si dovrà affrontare il problema della tesi, questo paragrafo sarà basilare.



LA RICOSTRUZIONE E LO STUDIO DI UN AVVENIMENTO STORICIO MILITARE,
di Massimo Coltrinari e Laura Coltrinari, Roma Società Editrice Nuova Cultura, Un. La Sapienza, Pag. 312, f.to 17x24 ISBN 978886134-2675, Euro 18,50


Il Volume si prefigge di fornire a studenti e ricercatori uno strumento utile al fine di ricostruire   e studiare, il più correttamente possibile, un evento storico- militare  proponendo un metodo di analisi consequenziale quale è il Metodo Storico. Prendendo a riferimento il fenomeno “guerra”, il volume propone schemi attagliati, anche in collaborazione tra loro, alla guerra classica, alla guerra rivoluzionaria e/o sovversiva, con le più varie eccezioni ed alle recenti “peace support operations” ove, per questo caso, i soggetti protagonisti passano da due a tre (parti in conflitto/forze di interposizione o di pace). Sono “note” e suggerimenti che ogni lettore può , anzi deve, interpretare secondo la sua creatività, nella più ampia accezione della libertà di studio e di pensiero, rispettando solo i criteri di scientificità e di coerenza. Un volume che vuole essere uno strumento, quindi più da consultare che da leggere. 






centrostudicesvam@istitutnastroazzurro.org

venerdì 22 marzo 2019

Geografia Militare. L'Istituto geografico Militare




La Rivista  degli anni quaranta


Per il master di Storia Militare Contemporanea si consiglia di consultare il sito dell'Istituto Geografico Militare (www.Istituto Geografico Militare.it) e prendere visione di tutte le attività di questo Ente, sopratutto le pubblicazioni di carattere geografico. La Rivista UNIVERSO rappresenta uno dei punti di riferimento dell'aggiornamento di carattere geografico nel panorama italiano.

i due moduli di geografia del Master sono già stati inseriti in
piattaforma

La rivista di  fine secolo


Ancora una volta si si ribadisce l'assioma che per approfondire 
la Storia 
occorre conoscere ed approfondire la Geografia


La rivista oggi


mercoledì 20 marzo 2019

Una indicazione orientativa

Una delle indicazioni che si possono dare
nell'affrontare e frequentare il
Master di 1° Livello
in
STORIA MILITARE CONTEMPORANEA 1796 - 1960
è quello di indossare, a sera, 
dopo una giornata di svago e riposo
indossare i panni curiali e scrivere qualche notarelle in merito



La lettera a Francesco Vettori


Magnifico oratori fiorentino Francischo Vectori apud Summum Ponteficem, patrono et benefactori suo. Romae .

Magnifico ambasciatore. «Tarde non furon mai grazie divine» . Dico questo perché mi pareva haver perduta no, ma smarrita la grazia vostra, sendo stato voi assai tempo senza scrivermi, ed ero dubbio donde potessi nascere la cagione . E di tucte quelle che mi venivono nella mente tenevo poco conto, salvo che di quella quando io dubitavo non vi havessi ritirato da scrivermi, perché vi fussi suto scritto che io non fussi buon massaio delle vostre lettere ; e io sapevo che, da Filippo e Pagolo in fuora, altri per mio conto non le haveva viste . Honne rihauto per l’ultima vostra de’ 23 del passato; dove io resto contentissimo vedere quanto ordinatamente e quietamente voi esercitate cotesto offizio pubblico ; e io vi conforto a seguire così, perché chi lascia i sua comodi per li comodi d’altri, e’ perde e’ sua , e di quelli non gli è saputo grado . E poiché la fortuna vuol fare ogni cosa, ella si vuole lasciarla fare, stare quieto e non le dare briga , e aspettare tempo che la lasci far qualche cosa agl’huomini; e all’hora starà bene a voi durare più fatica, vegliar più le cose , e a me partirmi di villa e dire: eccomi. Non posso pertanto, volendovi rendere pari grazie, dirvi in questa mia lettera altro che qual sia la vita mia, e se voi giudicate che sia a barattarla con la vostra, io sarò contento mutarla.

Io mi sto in villa, e poiché seguirono quelli miei ultimi casi, non sono stato, ad accozarli tutti, venti dì a Firenze . Ho insino a qui uccellato a’ tordi di mia mano . Levavomi innanzi dì, impaniavo, andavone oltre con un fascio di gabbie addosso, che parevo il Geta quando è tornava dal porto con i libri di Anphitrione ; pigliavo al meno dua, al più sei tordi. E così stetti tutto settembre; dipoi questo badalucco, ancorché dispettoso e strano, è mancato con mio dispiacere ; e quale la vita mia vi dirò . Io mi lievo la mattina con el sole e vommene in un mio bosco che io fo tagliare, dove sto dua hore a rivederl’opere del giorno passato, e a passar tempo con quegli tagliatori, che hanno sempre qualche sciagura alla mane o fra loro o co’ vicini. E circa questo bosco io vi harei a dire mille belle cose che mi sono intervenute , e con Frosino da Panzano e con altri che voleano di queste legna. E Frosino in spezie mandò per certe cataste senza dirmi nulla, e al pagamento mi voleva rattenere 10 lire, che dice haveva havere da me quattro anni sono, che mi vinse a cricca in casa Antonio Giucciadini . Io cominciai a fare il diavolo; volevo accusare il vetturale, che vi era ito per esse, per ladro ; tandem Giovanni Machiavelli vi entrò di mezzo, e ci pose d’accordo. Batista Guicciardini, Filippo Ginori, Tommaso del Bene e certi altri cittadini, quando quella tramontana soffiava , ognuno me ne prese una catasta. Io promessi a tutti, e manda’ne una a Tommaso, la quale tornò a Firenze per metà, perché a rizzarla vi era lui, la moglie, le fante, e figliuoli , che pareva il Gabburra quando il giovedì con quelli suoi garzoni bastona un bue . Dimodoché, veduto in chi era guadagno , ho detto agl’altri che io non ho più legne; e tutti ne hanno fatto capo grosso , e in specie Batista, che connumera questa tra le altre sciagure di Prato .

Partitomi del bosco, io me ne vo a una fonte, e di quivi in un mio uccellare ; ho un libro sotto, o Dante o Petrarca, o uno di questi poeti minori , come Tibullo, Ovidio e simili: leggo quelle loro amorose passioni e quelli loro amori; ricordomi de' mia, godomi un pezzo in questo pensiero . Transferiscomi poi in sulla strada nell'hosteria, parlo con quelli che passano, dimando delle nuove de' paesi loro, intendo varie cose, e noto vari gusti e diverse fantasie d'huomini. Viene in questo mentre l'hora del desinare, dove con la mia brigata mi mangio di quelli cibi che questa povera villa e paululo patrimonio comporta . Mangiato che ho, ritorno nell'hosteria: quivi è l'hoste, per l'ordinario , un beccaio , un mugnaio, due fornaciai. Con questi io m'ingaglioffo per tutto dí giuocando a criccha, a triche-trach , e poi dove nascono mille contese e infiniti dispetti di parole iniuriose , e il più delle volte si combatte un quattrino e siamo sentiti non di manco gridare da San Casciano . Cosí rinvolto entra questi pidocchi traggo il cervello di muffa, e sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi .

Venuta la sera, mi ritorno in casa, e entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali ; e rivestito condecentemente entro nelle antique corti degli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio, e ch’io nacqui per lui ; dove io non mi vergogno parlare con loro, e domandoli della ragione delle loro actioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per 4 hore di tempo alcuna noia, dimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro. E perché Dante dice che non fa scienza senza lo ritenere lo havere inteso , io ho notato quello di che per la loro conversazione ho fatto capitale , e composto uno opuscolo De principatibus , dove io mi profondo quanto io posso nelle cogitazioni di questo subietto , disputando che cosa è principato, di quale spezie sono, come e' si acquistono, come e' si mantengono, perché e' si perdono. E se vi piacque mai alcuno mio ghiribizo , questo non vi doverrebbe dispiacere; e a un principe, e massime a un principe nuovo, doverrebbe essere accetto ; però io lo indirizzo alla Magnificenza di Giuliano . Filippo Casavecchia l'ha visto; vi potrà ragguagliare in parte e della cosa in sé, e de' ragionamenti ho hauto seco , ancor ché tuttavolta io l'ingrosso e ripulisco .

Voi vorresti, magnifico ambasciatore, che io lasciassi questa vita e venissi a godere con voi la vostra. Io lo farò in ogni modo, ma quello che mi tenta hora è certe mie faccende che fra 6 settimane l'harò fatte. Quello che mi fa star dubbio è che sono costì quelli Soderini, e quali sarei forzato, venendo costì, vicitargli e parlar loro . Dubiterei che alla tornata mia io non credessi scavalcare a casa, e scavalcassi nel Bargiello , perché, ancora ché questo stato habbi grandissimi fondamenti e gran securità, tamen egli è nuovo, e per questo sospettoso , né manca di saccenti, che, per parere come Pagolo Bertini, metterebbono altri a scotto, e lascierebbono il pensiero a me . Pregovi mi solviate questa paura, e poi verrò infra il tempo detto a trovarvi a ogni modo.

Io ho ragionato con Filippo di questo mio opuscolo, se gli era ben darlo o non lo dare; e, sendo ben darlo, se gli era bene che io lo portassi, o che io ve lo mandassi . Il non lo dare mi faceva dubitare che da Giuliano e' non fussi, non che altro, letto, e che questo Ardinghelli si facessi honore di questa ultima mia faticha . Il darlo mi faceva la necessità che mi caccia, perché io mi logoro , e lungo tempo non posso star così che io non diventi per povertà contennendo . Appresso al desiderio harei che questi signori Medici mi cominciassino adoperare, se dovessino cominciare a farmi voltolare un sasso ; perché, se poi io non me gli guadagnassi, io mi dorrei di me ; e per questa cosa, quando la fussi letta, si vedrebbe che quindici anni che io sono stato a studio dell'arte dello stato, non gli ho né dormiti né giuocati ; e doverrebbe ciascheduno haver caro servirsi di uno che alle spese d’altri fussi pieno di esperienzia . E della fede mia non si doverrebbe dubitare, perché, havendo sempre observato la fede, io non debbo imparare hora a romperla ; e chi è stato fedele e buono quarantatré anni, che io ho, non debbe poter mutare natura ; e della fede e bontà mia ne è testimonio la povertà mia.

Desidererei adunque che voi ancora mi scrivessi quello che sopra questa materia vi paia , e a voi mi raccomando. Sis felix .

Die 10 Decembris 1513.

Niccolò Machiavelli in Firenze

martedì 19 marzo 2019

Una data di apertura

MASTER DI 1° LIVELLO in
STORIA MILITARE CONTEMPORANEA 1796 - 1960
Apertura della piattaforma

Nella data anniversaria della proclamazione del Regno d'Italia
17 marzo 1861 - 17 marzo 2019
si sono attivate le procedure informatiche 
 per l'apertura della piattaforma elearning del
Master in Storia Militare Contemporanea


«Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861». 


Sono queste le precise parole del testo di legge n. 4671 del Regno di Sardegna, 
che di lì a poco sarebbe diventato la legge n. 1 del neonato Regno d’Italia


info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

giovedì 14 marzo 2019

Casa dell'Aviatore. Roma Conferenza

Il giorno 26 marzo 2019  alle ore 09.30 presso la Casa dell’Aviatore (sala Baracca)
ll Cesma ha il piacere d’invitare la S.V. alla
conferenza
L’AERONAUTICA NELLA GUERRA DI LIBERAZIONE
La conferenza di circa 3 h prevede i seguenti interventi:
Prof. Gregory Alegi (inquadramento storico generale) e Dott. Paolo Varriale (Il Raggruppamento Caccia)
(b) Tenente Colonnello AARAN. Edoardo Grassia (il Fronte Clandestino a Roma);
il Ten. Col. Grassia, in servizio presso l’Ufficio Storico di SMD ed attualmente fruitore di un dottorato di ricerca,  è autore di una biografia sulla M.O.V.M.M. Gen. Sabato Martelli Castaldi, edita da Mursia.
(c) Giuseppe Arcangeli, vice presidente Ass. Trasvolatori Atlantici
Il gen. Lamberto Bartolucci porterà la testimonianza degli avvenimenti armistiziali presso
l’Accademia Aeronautica a Forlì e della propria partecipazione alla lotta clandestina a Roma
 Il gen. S.A. (aus.) Giorgio Baldacci ha dato la sua disponibilità come moderatore.

L'invito è esteso anche ai collaboratori che la S.V. vorrà designare
Abstract di dettaglio su www.cesmamil.com

Si rappresenta che saranno effettuate registrazioni audio, video e fotografiche per gli atti della conferenza.
Per registrarsi inviare una mail a : segreteriacesma@cesmamil.org
Previa prenotazione, tramite la stessa email, sarà possibile usufruire del ristorante della Casa Aviatore.
NOTA : Presso la Casa Aviatore è richiesto che i Signori indossino giacca e cravatta (no jeans)
(Se si desidera non ricevere in futuro questo tipo di comunicazione inviare una mail a segreteriacesma@cesmamil.org)

sabato 9 marzo 2019

Perestrojka

Maurizio Vezzosi

Le persone ridotte in schiavitù nell'ex Unione Sovietica si contano nell'ordine della centinaia di migliaia: qui il costo di uno schiavo è compreso tra i quindici ed i ventimila rubli, una cifra grossomodo quantificabile tra i duecento ed i duecentosettanta euro.

di Maurizio Vezzosi

Mosca - Makhachkala – Il senso comune darebbe la schiavitù per debellata da  almeno un paio di secoli, almeno in Europa ed almeno rispetto allo sfruttamento della forza-lavoro. Nell'Europa dei nostri giorni la schiavitù è invece una piaga drammaticamente attuale: nel mondo ex-sovietico la schiavitù è riemersa in un ordine di grandezza inquietante durante gli anni di Eltsin. soprattutto nel Caucaso settentrionale. Come testimonia il documentario “Il mercato degli schiavi” girato in Cecenia in quegli anni, a ridosso del mercato di Urus-Martan, cittadina allora controllata de facto da un clan legato al wahabismo della regione, si trovava addirittura un edificio adibito a rivendita di schiavi. 

Oltre ai sistema delle proprietà, che legava i contadini al latifondo, nella Russia zarista il commercio di esseri umani era largamente diffuso. Secondo le testimonianze del tempo nei bazar ottomani del diciottesimo e del diciannovesimo secolo era piuttosto comune trovare schiavi a disposizione di mercanti ed acquirenti: molti di questi schiavi provenivano dal Caucaso settentrionale, definitivamente conquistato dai russi solo nel 1864. Le navi dei mercati turchi salpavano dalla costa georgiana per trasportare gli schiavi caucasici ad Istanbul, e da qui a Smirne, e verso l'Egitto. 

Oggi il baratro della schiavitù in cui sprofondano migliaia di persone comincia ad appena qualche chilometro dagli sfarzi del centro di Mosca. Alcolisti, tossicodipendenti, senza tetto, persone con disturbi mentali vengono avvicinate e ricevono delle proposte lavorative che, nella loro condizione, appaiono interessanti. Nel caso di persone indebitate, viene presentata loro la possibilità di saldare il debito con un periodo di lavoro: o dal creditore, o da parte di “specialisti” del recupero crediti. Le proposte di lavoro riguardano generalmente impieghi nelle regioni periferiche della Federazione Russa, o a ridosso delle sue frontiere. 

Convinti a mettersi in viaggio, si dirigono verso le destinazioni loro assegnate: a volte soli, altre con gli stessi reclutatori da cui sono stati avvicinati. Il Caucaso settentrionale è una delle più frequenti: Daghestan, Circassia, Cecenia ed altre regioni. Durante il viaggio, o appena arrivati nella destinazione loro assegnata vengono privati immediatamente dei documenti: gli vengono sottratti passaporto, effetti personali, soldi e qualsiasi strumento di comunicazione, per poi essere portati nei luoghi dove saranno costretti a lavorare in condizioni addirittura peggiori di quelle degli operai e dei contadini della Russia zarista. I ritmi di lavoro sono terrificanti: spesso le migliaia di schiavi post-sovietici lavorano dalle sei di mattina alle nove di sera, non di rado indipendentemente dalle condizioni meteorologiche -  spesso proibitive – e quasi sempre senza alcun giorno di riposo e senza alcuna libertà di movimento. Senza alcun tipo di retribuzione, se non l'indispensabile per sopravvivere. Spesso vivono nelle baracche, in condizioni igieniche che probabilmente risulterebbero inadeguate persino per gli animali, sotto il torchio di umiliazioni, di violenze fisiche e psicologiche.  Costretti a fabbricare mattoni, lavorare nei campi o negli allevamenti, molti di loro trascorrono in queste condizioni interminabili anni. Tutto questo, nel caso di persone sole, avviene spesso a completa insaputa della famiglia e dei conoscenti: questi anche se consapevoli difficilmente riescono ad avere notizie, ed attivarsi di conseguenza per rendere possibile la liberazione della persona ridotta in schiavitù. “Un amico mi disse che un suo parente era stato portato in Daghestan, e ridotto in schiavitù. Inizialmente non ci credevo molto, ma mi sono andato ad andare in Daghestan. Lo abbiamo liberato insieme, e poco dopo, abbiamo liberato un'altra persona che si trovava nello stesso luogo. Nonostante avessi contattato da subito molti giornalisti per raccontare la vicenda, in primo momento nessuno aveva parlato di quello che era successo. Non credevo che da questa esperienza sarebbe nato un progetto strutturato, ma settimana dopo settimana il nostro lavoro andava avanti e si strutturava man mano. Da quando abbiamo cominciato sono passati già sette anni.” spiega Oleg Melnikov, fondatore dell'organizzazione Alternativa, attualmente la principale realtà non governativa che fronteggia il problema della schiavitù nel mondo ex-sovietico. Il giovane racconta a L'Espresso: “Dall'inizio della nostra attività abbiamo liberato fisicamente quasi settecento persone e ridato loro una dignità. Vorremmo occuparci anche del loro sostegno psicologico e del loro reinserimento sociale e lavorativo. Tuttavia la nostra attività è particolarmente dispendiosa, ed i nostri fondi sono limitati. Non abbiamo abbastanza risorse”. E sul ruolo delle istituzioni aggiunge:  “Grazie al nostro lavoro l'attenzione dei media e delle istituzioni federali è cresciuta, ma continua a non essere sufficiente. Manca anche una legge specifica che definisca in termini chiari la schiavitù, contemporanea per evitare empasse burocratici”.

In alcuni casi, come quello di Dmtry Pavlilov e molti altri, dopo essere state avvicinate dai reclutatori per diventare schiavi, le persone assumono a loro insaputa bevande con farmaci o narcotici, così da semplificare il lavoro al reclutatore. Prima del caso di Dmtry Pavlilov, per trovare conferma di queste modalità, Oleg Melnikov, si era fin to un senzatetto, e per una settimana si era accampato alla stazione Kazanskij di Mosca. Dopo essere stato avvicinato da un reclutatore, gli era stata offerta una bevanda: poco dopo, mentre già stordito dal narcotico assunto veniva fatto salire su un minibus diretto in Daghestan, era riuscito ad avvertire i suoi compagni, scongiurando il peggio. Melnikov racconta di aver sfiorato l'overdose, e di essere stato per questa ragione costretto al ricovero ospedaliero per vari giorni.

“Appena sono arrivato mi hanno tolto tutto: la borsa, i soldi, i documenti. – racconta Alexandr Sukov, riguadagnatosi la libertà lo scorso gennaio dopo un mese e mezzo di schiavitù – Mi avevano promesso una paga tra i venti ed i venticinquemila rubli (circa tra i duecentosettanta e i trecentotrenta euro, NdA) ma non ho mai visto un soldo. Come molti altri ho cominciato a lavorare in una fabbrica di mattoni in Daghestan. Da subito ho pensato alla fuga: alla fine, di notte per fortuna sono riuscito a scappare”. 

In altri casi tentativo di fuga è assai meno fortunato, e viene pagato caro. In Daghestan, così come altrove, spesso gli impresari e reclutatori coinvolti nello sfruttamento godono della complicità – retribuita - di autisti, tassisti, e persone che lavorano nelle autostazioni, ed in caso di fuga  di  uno degli schiavi acquistati hanno il compito specifico di rintracciarli e riportarli indietro.

Nella Russia dei nostri giorni il costo di uno schiavo è compreso tra i quindici ed i ventimila rubli, una cifra grossomodo quantificabile tra i duecento ed i duecentosettanta euro. Sebbene non esistano statistiche complessive sulle persone ridotte in schiavitù nel mondo post-sovietico, escludendo dal conteggio la schiavitù sessuale e considerando la sola schiavitù finalizzata allo sfruttamento della forza-lavoro, molti ritengono che l'ordine di grandezza del fenomeno sia quelle delle centinaia di migliaia. I luoghi in cui si consumano gli orrori della schiavitù sono spesso quelle zone dove il potere centrale si fa distratto per concretizzare quello che risulta l'unico compromesso possibile con i poteri dei clan e dei gruppi criminali locali: compromessi la cui necessità, soprattutto nel caso del Caucaso settentrionale, urta non poco il Cremlino, in particolare rispetto a regioni come Daghestan, Kabardino-Balkaria, Circassia, Cecenia. 

Sia durante la storia sovietica, che durante la Perestrojka, i tempi torbidi degli anni novanta, il Daghestan - come il resto della regione – si è caratterizzato da un complesso rapporto con il Cremlino, costretto a districarsi tra forzature e compromessi con le élite locali, la corruzione, ed i gruppi criminali. 

Alla fine del 2017 il presidente della Repubblica autonoma del Daghestan Ramazan Abdulatipov è stato sostituito con una nomina prefettizia da Vladimir Vasiliev, il primo presidente della regione che non appartiene a nessuno dei principali gruppi etnici locali: una nomina, quella di Vasiliev, che lascia intendere che il diffuso malcostume abbiano esaurito la pazienza di Mosca.
Alcune settimane fa Vladimir Putin si è recato in visita a Makhachkala, capitale del Daghestan: lo scopo della visita – almeno ufficialmente – ha riguardato la situazione economica, politica e sociale della regione. Il Daghestan è infatti la regione che pesa di più in termini assoluti nel bilancio federale: un sostegno, quello di Mosca, che vale quasi un miliardo di dollari l'anno. Una parte rilevante di questi soldi viene risucchiata dal vortice della corruzione, lasciando irrisolti molti problemi della regione, come quello della disoccupazione, della radicalizzazione islamica, e della  larga diffusione della schiavitù. 

Uno degli aspetti che emerge dalle testimonianze delle persone costrette alla degradazione schiavistica è l'accettabilità sociale della loro condizione, testimonianze che non lasciano spazio a fraintendimenti. Oggi, sebbene finora ignorate da molti, le forme della schiavitù, in alcuni contesti del mondo ex-sovietico vengono considerate legittime, e quindi accettabili. Nel mondo ex-sovietico alcuni degli schiavi dei nostri giorni, ignorano persino di avere il diritto di andarsene dai luoghi in cui vengono annichiliti.

venerdì 8 marzo 2019

La festa della donna




 


 
8 Marzo: Il messaggio dell’ Associazione
 “Un ricordo per la pace”


Elisa Bonacini

Questo 8 marzo è una giornata triste per tutte le donne. Ritengo assurdo rivolgere gli auguri alle donne quando alla vigilia di questa ricorrenza tre giovani donne sono state brutalmente strappate alla vita, quando la cronaca tristemente tutto l’anno, a giorni alternati, riporta un femminicidio.
È un’escalation senza fine l’acuirsi di fenomeni contro le donne e la loro dignità. Oltraggi perpetuati verso il corpo femminile di cui l’uomo in molti casi sembrerebbe arrogarsi il diritto di essere padrone assoluto.
La “festa della donna” non è una festa come le altre, è una giornata conquistata per difenderne i diritti passo dopo passo faticosamente conquistati. Le donne non hanno più bisogno di auguri, del rametto di mimosa regalata spesso dal peggiore maschilista, che per tutto il resto dell'anno la relega in posizione subordinata sia in famiglia che in campo lavorativo.
C’è bisogno, e subito, di una rivoluzione culturale, di rimuovere il germe del retaggio maschilista ancora pericolosamente vitale anche nel nostro Paese. Ma la strada per il cambiamento appare lunga e tortuosa, segnata da pregiudizi e discriminazioni anch’essi non completamente sradicati nel profondo della comune coscienza. Non dimentichiamo che il "delitto d'onore" in vigore fino al 1981 concedeva fortissime attenuanti al maschio omicida ed era punito con la reclusione da 3 a 7 anni, quanto il furto di un motorino. Una recente sentenza ha dimezzato la pena all’assassino della propria compagna causa “tempesta emotiva”. Sta trillando un preoccupante campanello di allarme. Attenzione!
Non servono auguri oggi, ma le Istituzioni esprimano con i fatti la stima per le donne che con il proprio impegno danno un importante contributo alla società. Nonostante tante difficoltà, divise tra famiglia e lavoro, perseguono i propri progetti con determinazione. Quella delle donne è una forza straordinaria, insita nella propria natura di madri della vita e mediatrici di amore e di pace.
W tutte le donne!
























































sabato 16 febbraio 2019

Master di 1° LIvello in STùtoria MIlitare Contemporanea 1796 1960


INDICAZIONI PER LA STESURA DELLA TESI

La valutazione finale comporta la produzione e discussione, da parte di ogni partecipante, di un elaborato scritto (tesi), su un argomento a scelta dello studente inerente il programma svolto.
Il prospetto che segue contiene tutte le indicazioni per la stesura della tesi e le modali per sostenere la prova finale.

a)     Scelta argomento tesi

La tesi dov consistere nellapprofondimento di un argomento  specifico che attenga ad uno degli insegnamenti previsti nel Master/Corso.
La scelta dell’argomento da elaborare nella Tesi è a discrezione dello studente.
Dopo aver scelto l’argomento della tesi e predisposto un titolo, lo studente dov sottoporlo  allattenzione del docente di riferimento che dovapprovarlo. L’approvazione dell’argomento e del titolo corrisponde all’assegnazione formale della tesi. Per contattare il docente di riferimento è necessario seguire le indicazioni del file allegato “Procedura contatto docente”

b)     Parametri tecnici

La  tesi  di  norma  non  dov essere  inferiore  alle  40  pagine  comprensive  di  indice, note, bibliografia e considerazioni finali , dattiloscritte che dovranno seguire i seguenti parametri:

- dimensione carattere 12
- tipo di carattere Times new roman
- interlinea 1,5
- margine sinistro 3 cm
- margine destro 2 cm
- margine superiore 2,5 cm
- margine inferiore 2 cm
- per il frontespizio vedi file allegato in bacheca “Frontespizio tesi”

c)     Bibliografia
I riferimenti devono essere ordinati per cognome degli autori e in ordine alfabetico.
I testi vanno inseriti in bibliografia secondo le seguenti modalità:
testo
Rossi Mario, Le strategie per lo sviluppo urbano sostenibile, F. Angeli, Milano, 2001;
articolo da rivista
Rossi Mario, Le strategie per lo sviluppo urbano sostenibile”, in Rivista per la  sicurezza urbana, n. 14, giugno 2008, pp.
testo con curatela
Bianchi Francesco (a cura di), Manuale per la sicurezza urbana, UTET, Torino, 2006

d)     Approvazione tesi

La tesi così predisposta e completa di frontespizio dovrà  essere inviata al docente per l’approvazione e la valutazione finale.
Per l’invio della tesi al docente seguire la procedura indicata nel file “Procedura contatto docente”





e)     Consegna e redazione tesi

La tesi completa di frontespizio e approvata dal docente dovrà essere redatta come segue:

- n.1 copia cartacea da presentare a mano il giorno dell’esame alla Commissione Esaminatrice. Tale copia dovrà essere adeguatamente rilegata (rilegatura termica).

- n.1 copia formato file (word e/o pdf) su cd-rom da spedire a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno al seguente indirizzo:

Università degli Studi Niccolò Cusano
Via Don Carlo Gnocchi n.3
00166 Roma (RM)





    Avvertenze

Si invitano gli studenti a seguire scrupolosamente le seguenti avvertenze:

1.      Dovranno essere rispettate tutte le indicazioni necessarie per la corretta  stesura della tesi: parametri  tecnici (lunghezza della tesi, stile carattere,  facsimile  del  frontespizio, rilegatura, note, bibliografia, indice ecc….).
2.      Il lavoro di tesi deve essere frutto di ricerca e rielaborazione personale.
3.      La tesi deve essere stata interamente approvata dal docente relatore.

Qualora vengano presentate tesi che non siano state seguite ed approvate dal  docente di riferimento e che non corrispondano ai  parametri  indicati, lo studente non potrà sostenere la prova d’esame.