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lunedì 10 luglio 2023

Il processo comunicativo

 

 

Sergio  Benedetto  Sabetta

 

 

 

 

Introduzione

        Le tensioni provocate dalla  pandemia e  i  venti  di  guerra  che aleggiano su

varie parti del globo, hanno evidenziato la centralità del processo comunicativo in tu i suoi aspetti.

               La comunicazione crea la realtà o comunque la lettura che si può fare del succedersi degli eventi, dà rilevanza ad alcuni fatti tacendone o sminuendone altri, concentrando l’attenzione come delle lenti e in tal modo sottraendoli al campo visivo o peraltro deformandone la visione, magari sfumandola.

               Di ogni fatto si possono dare varie letture, come di una guerra, e nella comunicazione vi è la possibilità di imbastire nuovi tessuti sociali e quindi aree di influenza, come del resto nuove tipologie di consumi.

               La comunicazione è pertanto la premessa di una possibile guerra ma anche la sua conclusione, come la possibilità di evitarla, ma in essa vi è anche il nascondere le proprie ulteriori volontà.

 

Le reti di comunicazione

La nuova società dell’informazione procede con cambiamenti tanto rapidi da provocare una modifica nella percezione del tempo, una difficoltà di adattamento e di reazione.

Il tempo è assorbito in una rete informativa continua, dove prevale l’oggi e l’immediato sulla memoria stessa, mentre nell’immaginario vi è una tensione verso il futuro, su quello che sarà.

Naisbitt, nel moltiplicarsi dei contatti, prevede che vi sarà una crescita geometrica delle transazioni personali, con una conseguente esasperante crescita delle controversie legali, determinato anche dalla fuoriuscita dalle consuetudini comportamentali localistiche.

Come tutte le azioni umane vi sono ombre e luci, ad aspetti positivi si affiancano nelle nuove tecnologie delle negatività da governare, crimini informatici, violazioni della privacy, “scorie” di informazioni che creano rumori di fondo e confondono nelle valutazioni informative, una maggiore distanza tra vertici che controllano ed una base che solo apparentemente ha raggiunto una crescente eguaglianza, prevale l’opportunismo economico.

Uno dei problemi che emerge immediatamente dalle reti è la massa di scorie informative che volutamente vengono prodotte per scopi non dichiarati, queste si sommano a quelle che Eco definisce chiacchiere da osteria, le quali tuttavia nel mondo virtuale acquistano lo stesso peso di un dato certificato.

Emerge chiaramente la necessità di filtrare le informazioni avendo precisi i propri obiettivi, in modo che i processi vengano finalizzati ad essi e non il contrario, in questa attività diventa  sempre più necessario che siano i processi stessi a fornirci lo strumento adatto.

La rete dovrebbe diventare un sistema, non solo di social e di attività più o meno lecite, ma innanzitutto un contenitore di informazioni da tradursi in conoscenza e produzione di beni e servizi, vi è pertanto la necessità di definire un linguaggio comune.

Esiste una difficoltà data dall’evoluzione del linguaggio che anche nelle reti si verifica, anzi si accelera causa  l’avanzare impetuoso della tecnologia, così che linguaggi di pochi anni prima diventano illeggibili dai nuovi software, i linguaggi naturali sono frutto di una lunga sedimentazione accolta ed elaborata dalla specie umana, quelli artificiali all’opposto hanno durate ed estensioni limitate, sempre sostituiti.

Si è, quindi, cercato di costruire linguaggi flessibili, Deortouzos ha avanzato la proposta di utilizzare  moduli elettronici (moduli E), mentre Cerf e Robert E. Kahn hanno introdotto i “Knowbot”; tuttavia il linguaggio tra macchina ed essere umano è interno all’ambiente informatico e resta cognitivamente limitato, tanto da spingere Weiser a proporre la trasformazione dell’hardware in un elemento invisibile dell’ambiente.

Come è stato più volte osservato la comunicazione umana nella rete viene facilitata, le conseguenze a livello sociale sono la creazione di nuove “tribù elettroniche” sparse nello spazio, con un annullamento dei tempi, il rapporto spazio/tempo viene azzerato.

La mente non può essere vista in termini unitari e rigidi, anzi essa è costituita da un mosaico di capacità, tanto che Bruner sostiene la necessità che ciascun individuo costruisca una propria versione della realtà, questo presuppone l’educazione delle capacità critiche, ma anche il dovere di integrare e raffrontare tra loro queste visioni.

Ogni rivoluzione scientifica determina un cambiamento di paradigma, per cui è necessario un determinato lasso di tempo che Kuhn individua in circa 25 anni, ossia una generazione, vi è comunque la necessità per l’essere umano di categorizzare la crescente complessità per poterla gestire, teorizzandone le relazioni e le conseguenze sociali, economiche, tecniche, culturali.

Questo presuppone un continuo raffronto che necessita di “volontà” ma determina anche “fatica”, qualità che vengono spesso appiattite dalla quantità informativa, infatti, come osserva Mc Luhan, è la forma di quello che noi osserviamo che plasma la mente.

L’intercettività, la riflessibilità, la simulazione, le diverse prospettive e l’universalità, possono permettere una crescita culturale non fondata sulla passività, bensì sulla riflessione critica, faticosa nel costruirsi e lodata ma osteggiata volutamente nei fatti dal prevalere del puro lato utilitaristico ed economicistico.

Nozione fondamentale nel processo comunicativo è quella di “competenza comunicativa”, ossia la capacità di produrre e decodificare messaggi (Zuanelli), la quale comprende tanto l’abilità linguistica e grammaticale, che quelle sociali o semeiotiche, criterio fondamentale oltre all’accettabilità e alla grammaticalità delle frasi diventa l’appropriatezza; Berruto individua ed elenca una serie di competenze:

·        Competenza linguistica;

·        Competenza paralinguistica;

·        Competenza cinesica;

·        Competenza prossemica;

·        Competenza performativa;

·        Competenza pragmatica;

·        Competenza socio-culturale.

Nella realtà vi è un sovrapporsi di “reti” sociali e comunicative, non può pertanto esservi una comunicazione avulsa dall’ambiente in cui si forma e agisce, il “canale” è quindi parte del contesto in cui avviene l’intenzionalità dell’atto comunicativo (Ricci Bitti e Zani), su questo intervengono il rumore, ossia la predisposizione all’ascolto del messaggio, la ridondanza e l’eventuale feed-back, non necessario nella comunicazione scritta essendo essa spostata nel tempo.

Nel processo di codifica vengono coinvolti una serie di livelli interdipendenti e strettamente connessi: i livelli cognitivo, emotivo, affettivo e interpersonale.

I ricercatori della Scuola di Palo Alto (California), più precisamente Watzlawick, Beaurin e Jackson, hanno distinto in ogni comunicazione due livelli: il vero e proprio contenuto, nonché la relazione tra le persone coinvolte nella comunicazione, è tuttavia questo secondo livello (meta comunicazione) che meglio ne definisce i contenuti.

Nella comunicazione verbale sono disponibili due codici, uno analogico, che fa riferimento a tutti gli aspetti non verbali, l’altro numerico, consistente nella parola.

Nel primo vi è la semantica ma manca di una sintassi non ambigua, il secondo è efficace nello scambio di informazioni sugli oggetti, possedendo una sintassi logica complessa ma inadeguato nel definire le relazioni tra gli interlocutori (Scuola di Palo Alto), i due sistemi vanno combinati nel decodificare.

Vi deve essere consapevolezza della pluralità di significati che stanno alla base del segno, questo tanto per la diversità dei contesti che degli interlocutori, la comprensione varia anche all’interno dello stesso contesto con il mutare degli interlocutori, vi è quindi una continua azione di codifica e ricodifica che si cala in un sovrapporsi tra informazione trasmessa e impressioni ricevute (Goffman).

Secondo la Scuola di Palo Alto tutto il nostro comportamento è comunicazione, tanto da indurre Ekman e Friesen a individuare tre tipi di comportamento: informativo, comunicativo, interattivo; scopo di tale comunicazione è doppio, il primo di tipo “evoluzionistico”, adatto alla selezione naturale, il secondo “intenzionale”, di carattere socio-organizzativo.

La decodifica è un’operazione selettiva soggettiva, dove il significato percepito è più ampio di quello previsto originariamente dall’emittente, in questo processo intervengono vari fattori tra i quali: la sensibilità, l’attenzione selettiva, la categorizzazione, costituita a sua volta da un primo processo di   pre-attenzione e da un secondo di sintesi, dove le informazioni vengono collegate agli schemi e categorie concettuali di cui si dispone.

Altri fattori, oltre al contesto, sono le aspettative e la personalità, la quale ultima crea schemi interpretativi ricorrenti (Argyle).

Nei canali di comunicazione vi sono due elementi fondamentali:

·        Capacità, quantità di informazione che si può trasmettere in una certa unità di tempo;

·        Immediatezza, la rapidità del passaggio dell’informazione.

Nell’ipotesi di comunicazioni contraddittorie, deve essere valutato il “peso” delle singole componenti, considerando che nell’oralità la componente non verbale prevale sul detto.

I contesti sono gli insiemi che si costituiscono al momento della comunicazione, oltre il contesto linguistico dato dalla concatenazione lineare delle parole, si possono incastrare altri livelli contestuali, quale quello verbale-grafico. si vengono quindi a creare contesti espliciti e contesti impliciti, relativi alle conoscenze dell’ascoltatore o decodificatore sulla fonte, quest’ultimo è integrato in un contesto totale (Slama – Cazacu).

Si può concludere osservando che vari sono i possibili modelli elaborati sulla funzione del messaggio da quello di Jakobson:

·        Referenziale;

·        Emotiva o espressiva;

·        Conativa o persuasiva;

·        Fatica o di contatto;

·        Metalinguistica;

·        Poetica del linguaggio;

e quella di Scherer:

·        Referenziale o rappresentazionale;

·        Interpersonale o espressiva;

·        Di auto ed eteroregolazione  o di controllo;

·        Di coordinamento delle sequenze interattive;

·        Di metacomunicazione.

 

 

Informazione e persuasione nella comunicazione di massa

 

Lo sviluppo della ricerca è stato fortemente influenzato dai fatti ambientali, quali interessi governativi, industriali e commerciali, attività di lobbies, si può quindi considerare un primo approccio tra gli anni Quaranta e Sessanta come impostato sugli effetti a “breve termine” (Effetti limitati).

I media operano all’interno di una struttura sociale e culturale di relazioni, dove l’arrivo della televisione modificò il sentire, dalla fine degli anni Sessanta vi fu uno spostamento dell’attenzione verso i cambiamenti di lungo termine (Scuola di Francoforte), notando la maggiore efficienza dei media su temi posti fuori dall’esperienza personale immediata. Elementi che in un contesto globale vengono a prevalere, tanto che, in condizioni di incertezza e tensioni, i vari gruppi di interesse tendono a usare i media come mezzi di controllo ed influenza.

Partendo dalla distinzione operata da Klapper tra processi di “conversione” o “rafforzamento”  delle convinzioni ed opinioni, McQuail  opera una categorizzazione dei potenziali effetti dei media:

·        Provocare un mutamento deliberato (conversione);

·        Provocare un mutamento minore;

·        Facilitare un mutamento deliberato o meno;

·        Rafforzare la situazione preesistente, nessun mutamento mediante informazioni selettive;

·        Prevenire un mutamento, costruendo ideologicamente le barriere necessarie.

Secondo lo schema elaborato da Golding, una volta eliminati gli effetti a breve termine considerati come “deformazione” volontaria o involontaria, nel lungo termine si ha una “linea politica” se gli effetti sono deliberati, mentre se non deliberati si rientra nella “ideologia”.

Nel rapporto fonte-ricevente, French e Raven indicano cinque forme di potere comunicativo in cui il ricevente può essere influenzato:

·        Gratificazione nel ricevere il messaggio;

·        Coercizione, conseguenze negative nel non aderire;

·        Proprietà di riferimento, prestigio dell’emittente;

·        Potere legittimo, si ritiene che l’emittente abbia il diritto all’obbedienza;

·        Potere esperto, possesso di un sapere superiore da parte di esperti.

Trenaman sostiene da parte sua che l’efficacia del contenuto è legata alla ripetizione, alla costanza e alla situazione di monopolio, a questo deve aggiungersi che chiarezza e concretezza aumentano l’efficacia dell’argomento.

I mezzi di comunicazione di massa possono creare  panico o disordini mediante un “effetto contagio”, connessi alla risposta di panico sono l’ansia, la paura e l’incertezza in grado di precipitare le situazioni, ma anche l’incompletezza e l’inaccuratezza dell’informazione possono partecipare alla creazione del panico o disordini, per non parlare dell’effetto imitazione che si possono scatenare nei comportamenti individuali di tipo patologico (Phillips).

Già Lazarfeld individuava nella comunicazione di massa e in particolare nelle campagne mediatiche un flusso comunicativo a “due stadi”, distinguendo gli “opinion leaders” dal resto della popolazione, a questo aggiungeva una stratificazione della popolazione secondo interessi. In successivi riesami si è giunti alla conclusione che possano esservi più di due stadi nel flusso comunicativo, senza che questo escluda la possibilità di effetti diretti sulla popolazione.

L’attenzione e la percezione giocano un ruolo fondamentale, ma queste sono inglobate dalla “influenza personale” in cui vi è l’elemento della “componente ideologica” che crea una “protezione” strutturale e di legami personali (Robinson).

Sebbene si siano ampliate le fonti conoscitive, solo una minoranza attenta ottiene più informazioni reali, ampliando così lo scarto tra differenti gruppi di pubblico dove prevale la rilevanza della differenza sociale (Scarti conoscitivi – Tichenor), accanto vi è il potere della “strutturazione dei problemi” attraverso cui si determina l’agenda delle priorità, dirigendo l’attenzione e plasmando le cognizioni (McCombs – Show).

Se vi è un potere di definire l’agenda delle priorità, definendo le situazioni, può senz’altro concludersi che vi è una correlazione tra la definizione della realtà e le sue conseguenze reali (Thomas), noi viviamo su realtà sovrapposte tra microcosmo personale e macrocosmo composto da strutture più vaste.

Numero e varietà delle forme di comunicazione di massa ne favoriscono l’influenza, rappresentando la complessità dei relativi modelli (Slater – Elliott), dobbiamo inoltre considerare la “variabile della competenza”, posseduta in misura diversa, che consente di elaborare le informazioni ricevute dai mezzi di comunicazione.

Nella costruzione della realtà sociale oltre alla “variabile della competenza”, interviene un secondo livello relativo al modo di porsi verso i media in forma “attiva”, critica, o puramente “passiva”.

La “percezione selettiva”, molto forte per la carta stampata, perde slancio nei mezzi di comunicazione fondati nell’immagine in movimento, intervengono tuttavia due ulteriori fattori: la “cumulazione” e la “consonanza”, si crea una “spirale del silenzio” (teoria della spirale del silenzio) che accelera l’effetto dei media seguendo i trends già presenti nella società.

L’isolamento dal gruppo sociale in cui vive risulta per il singolo una minaccia a cui reagisce con l’osservare l’ambiente e conformarsi, pertanto atteggiamenti eccentrici non sono sempre contrari al gruppo ma possono rientrare nel modello di gruppo e sono elemento di integrazione, dobbiamo considerare che la coesione nei gruppi non è scontata, ma deve essere continuamente rielaborata (Wolf), questo spiegano gli eccessi nelle tribù social.

Per Wolf i fattori che intervengono nel messaggio sono :

·        La credibilità del comunicatore;

·        L’ordine delle argomentazioni;

·        La completezza delle argomentazioni;

·        L’esplicitazione delle conclusioni;

ma questi parametri implicano una valutazione del destinatario del messaggio e possono essere superati dal martellamento della “cumulazione” e “coerenza”.

Noelle Neumann parla di effetti cumulativi, per cui i media hanno effetti in gran parte inconsci, le persone mescolano percezioni dirette con quelle filtrate attraverso i mezzi di comunicazione di massa in un unico blocco indivisibile, confondendolo con i propri pensieri e le proprie esperienze.

Le nuove tecnologie favoriscono chi è già ricco di informazioni, i quali sono anche in grado di evitare di rimanere vittime di un sovraccarico informativo (Modello del Knowledge – gap) , tuttavia gli scarti di conoscenza possono essere ridotti da “effetti – soglia”, quali la ripetitività dell’informazione o la diminuzione della motivazione.

Un modello che si differenzia sia dalla teoria della “spirale del silenzio” che dal precedente modello sopra descritto, è quello elaborato da Ball Rokearch e De Fleur detto della dipendenza dai media, dove l’attenzione si concentra più che sulla cumulatività delle influenze, sulla distinzione tra l’esperienza diretta e quella mediata attraverso i media in cui si analizzano i fattori sociali che ne ampliano gli effetti.

Le variabili che influenzano il sistema sociale e gli individui rendendoli sensibili ai media possono essere:

·        Variabili strutturali, relativi ai rapporti di interdipendenza;

·        Variabili contestuali, relativi ai caratteri ambientali,

·        Variabili mediali, tipo e quantità del sistema comunicativo;

·        Variabili interpersonali, relative alle attese e motivazioni dell’individuo rispetto ai media;

·        Variabili individuali, scopi personali raggiungibili attraverso i media;

vi è in questa prospettiva una cerniera tra le precedenti analisi macrosociali e le influenze a livello individuale.

Non si deve poi sottacere che i media soddisfano delle esigenze personali (modello degli “usi e gratificazioni”), queste sono determinate dalle situazioni sociali (Kurtz) che:

·        Producono tensioni e conflitti;

·        Consapevolezza di determinati problemi;

·        Soddisfare in modo vicario necessità non altrimenti soddisfabili;

·        Affermazione e quindi rinforzo di certi valori;

·        Fruizione di messaggi per ribadire la propria appartenenza a determinati gruppi sociali.

Pertanto vengono soddisfatti i seguenti bisogni (Katz – Haas – Gurevitch):

·        Cognitivi, conoscenza e comprensione;

·        Affettivo, estetici  ed emotivi;

·        Integrativi a livello individuale e sociale;

·        Evasione, allentando tensioni e conflitti.

L’azione comunicativa nell’età moderna, specie nei media, tende ad essere strumentale, difficilmente si può trasformare in una forma di socievolezza senza utile né calcolo, in quanto uno degli istinti evoluzionistici incorporati nei sistemi sociali è il controllo e l’influenza dell’altro , indipendentemente dai valori non materiali e di verità (Habermas).

La relazione comunicativa si fonda solo in parte sulla realtà, ma nella maggior parte sull’immagine che ciascuno si fa dell’altro, i messaggi vengono quindi confezionati e indirizzati in relazione a questa immagine come le reazioni comunicative che si ricevono.

L’elemento che collega il concetto di relazione e quello di comunicazione è lo scambio sociale, occorre considerare inoltre se si tratta di uno scambio ristretto inclusivo o generalizzato “a rete focalizzata sull’individuo” o “a rete focalizzata sul gruppo”, nella maggior parte dei casi la comunicazione è a livello ristretto, solo nei social si tende alla “rete focalizzata sul gruppo”.

Nel mondo virtuale si realizza quindi un sovrapporsi tra la rete del livello ristretto focalizzata sull’individuo e il livello più largo focalizzato sul gruppo, con un continuo rimando da una focalizzazione all’altra, dobbiamo considerare che uno degli scopi della comunicazione interpersonale è la soddisfazione dei nostri bisogni, in questi rientra il sostegno al concetto che il soggetto ha di sé.

Nei media, a causa dell’ampiezza dell’uditorio, si verificano due fenomeni: la strumentalizzazione e la volgarizzazione, o tendenza a privilegiare la quantità e l’effetto sulla qualità del messaggio.

In molti casi oggi i messaggi non arrivano al godimento estetico ma si limitano a rapportarsi all’azione, assolvendo pertanto una “funzione esemplare”, ossia esempio di azione, o una “funzione vicaria”, sostituendo l’impossibilità di una realizzazione, queste due funzioni talora coesistono.

L’individuo tende a muoversi secondo i valori appresi durante la socializzazione primaria (direzione tradizionale), tuttavia nel momento della crisi ed eventuale parziale estinzione dei valori tradizionali, si verifica o una “autodirezione”, se maturo e completo come personalità, altrimenti si verifica una “eterodirezione” (Riesman).

Nell’eterodirezione l’individuo perde ed è espropriato dei propri valori tradizionali, questa può avvenire o come autoeccitazione reciproca attraverso un movimento collettivo, oppure mediante la persuasione della comunicazione di massa.

Nel primo caso si traduce spesso nell’adesione ad un capo carismatico classico, impegnato o espressivo, di spettacolo, che favorisce un senso di solidarietà tribale.

 Il messaggio sembra essere accettato se vi è :

·        Credibilità della fonte;

·        Caratteristiche delle argomentazioni (veridicità, plausibilità, congruenza con le opinioni possedute e conoscenze precedenti);

·        Frequenza con cui viene esposta la notizia e le argomentazioni a sostegno.

La “persuasione” si basa sugli aspetti emotivi, mentre la “convinzione” su argomentazioni logiche, l’efficacia persuasiva si fonda sull’intrecciarsi della contestualità informativa con la presenza, concomitante o immediatamente precedente, delle reazioni emotive, con un minore coinvolgimento o una lettura successiva è più facile individuare le strategie persuasive messe in atto.

 

NOTE

 

·        Naisbitt J., Mega trends, Sperling & Kupfer;

·        Eco U. , Costruire il nemico e altri scritti occasionali, Bompiani 2012;

·        Bruner J.,  La cultura dell’educazione, Feltrinelli 2000;

·        Berruto G. – Cerruti M., Manuale di sociolinguistica, UTET 2014;

·        Dertouzos M. L. , La rivoluzione incompiuta , Harper Collins 2001;

·        Mc Luhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, 1964;

·        Klapper J. , Gli effetti della comunicazione di massa, ETAS 1974;

·         Mc Quail D. , Sociologia dei media, Il Mulino 2007;

·        Habermas J., La condizione intersoggettiva, Laterza 2007;

·        Katz D. , La psicologia della forma, Bollati Boringhieri 1979.

     

 

 

venerdì 30 giugno 2023

Tema di Tesi. Traccia. La strategia napoleonica

 Si riporta la nota del Dott Sergio Sabetta come traccia per eventuale tesi per il Master di 1° Livello in Storia Militare  Contenporanea


La concezione napoleonica della gestione strategica

I principi dell’equilibrio nella flessibilità e variabilità

 

 Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta


Introduzione


               Non vi è in realtà una formulazione originale dei principi strategici napoleonici, né un corpus dottrinale da lui elaborato, egli piuttosto perfezionò e applicò principi da altri creati si che la sua genialità si esplicò nelle modalità di attuazione e nella capacità di sviluppare e usare elementi altrui, la mancanza di una dottrina fu in parte dovuta dalla necessità di non svelare ad altri i principi della sua azione.

               Maestri ispiratori furono senz’altro in primis Federico II di Prussia  con le sue campagne contro Francesi, Austriaci e Russi codificate nelle famose “Istruzioni segrete” del 1748, ma anche Eugenio di Savoia, Turenne, Luxemburg, Maurizio di Sassonia oltre ai classici dell’antichità.

               Dal punto di vista teorico lesse e rilesse tra gli altri l’ “Essai General de taticque” e il “Defense du systéme de guerre moderne” entrambi di  Jacques Antoine Hyppolite, conte di Guibert, oltre ai “Principes de la guerre des montagnes” di Pierre de Bourcet, mentre per gli aspetti più tecnici della propria arma ebbe, in particolare ad Auxonne, la guida del barone Du Teil fratello del celebre cavaliere Jean du Teil, teorico dell’uso dell’artiglieria e discepolo di De Gribeauvael.

               Vi è in lui una notevole capacità organizzativa che si esplica sia in termini macro, con la completa visione d’insieme, che in termini micro, curando i vari particolari del quadro, in un continuo rimando coordinativo fra i vari piani.

               La caratteristica principale risulta pertanto l’illimitata flessibilità e variabilità sia dell’organizzazione che della concezione operativa.

 

 

Caratteristiche

 

               Se la caratteristica principale risulta essere la flessibilità e la variabilità unite ad una concezione dinamica ed audace dell’azione ma non temeraria, secondo un freddo realismo delle forze in campo, punto centrale è la ricerca di un attento equilibrio di mezzi e risultati, di sforzi ed ostacoli nel tentativo di mantenere il proprio equilibrio spezzando l’equilibrio altrui, come giustamente osserva Lidell Hart.

               Nella programmazione vi è una attenta informazione e valutazione sulle forze contrapposte, ma il piano o meglio i vari piani così accuratamente preparati non costituiscono vincolo all’azione ma piuttosto mezzo o pietra di paragone per misurare tutti i successivi avvenimenti e possibilmente anticiparne le conseguenze.

               Vi è sempre un piano alternativo quale conseguenza della necessità di un piano poliedrico impostato secondo molteplici probabili sviluppi. Il caso per quanto previsto e limitato non può essere sottovalutato, circostanza che impone un continuo ripensamento dei vantaggi e svantaggi durante lo svolgersi dell’azione man mano che si presentano gli imprevisti, senza  per questo deviare dall’obiettivo finale.

               Il variare in corso d’azione dell’organizzazione della macchina bellica in un’apparente caos in realtà viene a confondere le osservazioni avversarie, in quanto l’unità di comando è sempre mantenuta e le varie unità rimangono comunque tra loro a distanza utile, pronte al concentramento nonostante un’apparente dispersione. Elemento essenziale di tale tecnica operativa è la rapidità di esecuzione quale complemento alla velocità e mobilità imposte dall’inizio alla fine alle operazioni, velocità che può trasformare un imminente pericolo in un successo.

               Tre i fattori che permettono una tale stupenda dimostrazione di efficienza:

 

  • L’autodisciplina e la relativa indipendenza operativa del sistema francese;
  • La leggerezza delle singole unità, fornite della caratteristica divisionale di un forte autosostentamento;
  • Il ferreo controllo dell’insieme.

 

Vitale risulta l’accurato rapporto fra tempo e distanza, scegliendo i percorsi più facilmente praticabili in una autentica “economia dello sforzo” al fine di ridurre il logorio delle unità.

Questa adattabilità e mobilità strategica confluiscono, verso un graduale concentramento, si che il decentramento o dispersione apparente favorisce in realtà la manovra e il combattimento secondo precisi ordini con la conseguente sorpresa e demoralizzazione avversaria.

Viene riconosciuta l’importanza sia del morale che dell’unità di comando in una influenza reciproca, deve tuttavia ammettersi che la crescita organizzativa mediante incorporazione, come avvenne nella “Grande Armée”, può condurre all’indebolimento dell’unità morale e di manovra.

Fondamentale per ottenere  una obbedienza economica sono l’attaccamento ed il rispetto dei subordinati verso la dirigenza, la quale d’altra parte deve essere fondata sulla perseveranza e il coraggio dell’azione dei superiori, costante la prima nel tempo circostanziata in precisi momenti la seconda.

Il sistema premiante deve essere accuratamente ordinato per gradi e favorire l’atmosfera collaborativa fra i vari livelli secondo una precisa e controllata trasparente lealtà riconosciuta in tutta l’organizzazione, inoltre deve essere favorito il feedback tra la base e il vertice con precise testimonianze sui risultati delle richieste avanzate e degli interventi effettuati.

E’stata più volte sottolineata l’apparente ambiguità dell’unità di comando in presenza di un forte decentramento operativo, ma il contrasto è più apparente che reale, come già sopra chiarito, se solo si consideri la necessità della dispersione in presenza di repentini aggiustamenti prima dello scontro.

Infine deve richiamarsi l’attenzione sull’individuazione dell’esatto obiettivo comune da perseguire e quindi della parallela necessità di una unica linea di azione evitando, per quanto possibile, un inutile dispersione di uomini e risorse.

 

 

Riflessi attuali

 

 

Luttwak  parla di rischio organizzativo proprio nel momento in cui aumentano la segretezza, le unità in gioco e la complessità delle manovre poste in atto, tale rischio deriva dall’attrito che ostacola il funzionamento di qualsiasi organizzazione, tanto più se complessa. Il concetto di attrito era stato già rilevato dal Clausewitz quando, nel raccomandare di non semplificare eccessivamente, osservava le difficoltà che si accumulano e si producono nel loro complesso durante l’azione.

La ricerca della sorpresa derivante dalla scelta paradossale, al fine di ottenere un vantaggio competitivo, ha comunque un proprio costo che si manifesta nella perdita di forze e nel possibile aumento del rischio di confusione nell’organizzazione, a cui solo una maggiore preparazione ed una più efficiente comunicazione, quale impalcatura di un saldo controllo direzionale, può mettere rimedio. Dobbiamo tenere presente che ciò che è paradossale col tempo diventa prevedibile, mentre il prevedibile può essere al contrario imprevedibile se a lungo non applicato.

Ciò che è logico con il tempo diventa illogico, evolvendo nel suo opposto, tranne che non intervengano mutamenti esogeni nelle condizioni dei partecipanti, si che non vi è di peggio della baldanza derivante dal successo che può trasformare questi nelle premesse di un disastro.

Si recupera un concetto di flessibilità e manovrabilità non rigido, quale fosse un canone, ma adattabile sia nell’imprevisto quanto in termini programmatori del passaggio da logica a illogica, interviene in questo l’importanza mai sufficientemente ricordata della gestione dei canali di comunicazione in rapporto ad un saldo controllo dell’insieme, in cui il decentramento non è premessa di disarticolazione ma adattabilità e velocità di manovra.

Dobbiamo considerare che ciò che in apparenza può sembrare un’azione definitiva e sistematicamente cumulativa a cascata di successi, può produrre in realtà reazioni che non solo la disattivino ma addirittura siano strategicamente controproducenti.

Peraltro anche le innovazioni tecniche non sono di per sé sinonimo di successo se non adeguatamente supportate e metabolizzate dall’organizzazione che dovrà utilizzarle, magari superando vecchi schemi che tenderanno a ridurne l’impatto sia per mancanza di fantasia che per difesa dei ruoli acquisiti.

Von Clausewitz richiama nella sua opera l’importanza della forza d’animo e dell’orgoglio quali elementi che forgiando il carattere del singolo e dell’organizzazione nell’insieme possano creare una cultura che conduca alla fermezza e costanza, senza peraltro precipitare verso la testardaggine.

Si parla oggi giorno di vantaggi chiave e della creazione di informazioni organizzative adattabili alla strategia,  superando eventuali blocchi di sistema. Si pone inoltre attenzione alla dispersione dell’attenzione dirigenziale nella gestione della quotidianità che, facendo perdere il contatto con la cultura dell’organizzazione, impedisca il concentrarsi sulla formazione di una salda cultura organizzativa diffusa, diretta verso i fini strategici.

Altro elemento è la riconosciuta difficoltà di una equilibrata e complementare crescita organica, che permetta di allineare in modo efficiente su un unico obiettivo organizzativo risorse e uomini.

Comunque concludendo quello che emerge è la necessità che una adattabilità e flessibilità organizzativa non si trasformi in disarticolazione e sfiducia nel sistema, per mancata chiarezza di mezzi ed obiettivi, a seguito della perdita della capacità comunicativa e di coordinamento.

 

 

Bibliografia

 

·        D. G. Chandler, Le campagne di Napoleone, Milano 1972 ;

·        B. H. Liddell Hart, The Strategy of the Indirect Approach, Londra 1954;

·        E. N. Luttwark, Strategia. Le logiche della guerra e della pace nel confronta tra le grandi potenze, Milano 1989;

·        K. Von Clausewitz,Pensieri sulla guerra, Milano 1970;

 

 

 

 

venerdì 9 giugno 2023

martedì 30 maggio 2023

INFOCESVAM ANNESSO A: BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE Situazione bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de: ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI ANNO I, N. 2, Marzo – Aprile 2023, 1 maggio 2023

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO X, 39/40 N. 2, Marzo –  Aprile 2023, 1 maggio 2023

ANNESSO

A: BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

Situazione bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de:

ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI

ANNO I, N. 2, Marzo – Aprile 2023, 1 maggio 2023

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I/2/026. La decodificazione di questi numeri è la seguente: I anno di edizione dell’annesso, 1 il mese di edizione di INFOCESVAM –ANNESSO ALBO D’ORO, 01, il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni Federazione/Provincia citata o altra notizia. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione del ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI”. Questo ANNESSO trova come naturale complemento la piattaforma www.cesvam.org.

I/2/027. I campi di inserimento sono obbligatori e non obbligatori. Quelli obbligatori devono essere per forza compilati. Qualora la fonte non indica il dato inserire “non disponibile”. In ogni caso evitare di fare ricerche o altro per evitare perdite di tempo

I/2/028. È stata edita il 30 aprile 2023 la Guida Albo d’Oro dei Decorati Italiani e Stranieri dal 1792 ad oggi Edizione III È stata inviata tutti gli Tenti.

I/2/029. Tenere sempre presente che nella fase di inserimento la accettazione dell’errore o della imperfezione è pari al 60%. In questo momento l’importante è inserire il maggior numero di Decorati sia individuali che collettivi

I/2/030.  La email di riferimento per l’Albo doro è: albodoro@istitutnastroazzurro.org. Tutte le comunicazioni transitano attraverso questa email.

I/2/031. È stato preso contatto con PERSOMIL per l’approntamento della Terza fase della implementazione per provincie

I/2/032. Albo d’Oro. Sardegna. Non è stato ancora rintracciato alcun annuario di questa Regione. È iniziato l’inserimento dei Decorati singoli. Alla data del 30 aprile 2023 erano stati inseriti 243 Decorati di tutte le provincie della Sardegna. Utente. Giorgio Madeddu

I/2/033. L’Albo d’Oro dei decorati fa riferimento alla Federazione del Nastro Azzurro, che come noto è su base provinciale. Rimane il fatto che se non è attiva una Federazione nella Provincia il secondo dato, che poi divien quello fondamentale, è quello della Provincia, che è un dato certo.

I/2/034. Si ribadisce che L’Albo d’Oro dei decorati Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi è il naturale implemento e continuazione dell’ARCHIVIO DIGITALE dei decorati, REALIZZATO NEL 20028/2010 dall’allora Presidente Zanardi. Pertanto il predetto Archivio Digitale è propedeutico alla consultazione ed uso dell’Albo d’Oro.

I/2/035. Utenti già Sig. Coltrinari e Orioli e le Sig.re, Bottoni, Tomassini, Monteverde, Mastrantonio. Le predette persone svolgeranno attività di tutoraggio per i nuovi Utenti. Questi hanno iniziato la loro attività sono G Baldelli, A, Biasiolo, O Biribicchi, F. Lombardelli, R Olevano,

I/2/036. – Il presidente Nazionale, Carlo Maria Magnani, come Utente, ha provveduto ad inserire i Decorati della provincia di Imola. Terminato questo inserimento, è passato alla Provincia di Torino, ed al 30 aprile ha inserito 1152 Decorati

I/2/037. Albo d’Oro Nazionale. Federazione di Pesaro - Urbino.  Testo base “Decorati al Valor Militare della Provincia di Pesaro Urbino. Edizione 1984. Inserimento a partire da marzo 2023. Utente Col. Osvaldo Biribicchi e Dott. Roberto Olevano

I/2/038. Inserimento. Provincia di Salerno. Studio ed analisi dei decorati di questa provincia. Esiste un Annuario. Sarà incaricato per l’inserimento il Dott. Sergio Pirolozzi.

I/2/039. Scostamenti. Per scostamenti si intende quelle disposizioni che non sono conformi a quelle conosciute dall’Utente. Pertanto occorre chiedere chiarimenti al Direttore del progetto ed eliminare appunto gli scostamenti

I/2/040. Albo d’Oro Nazionale. Provincia di Imperia.  Testo base “Albo d’Oro della Provincia di Imperia. II Aggiornamento.1998. Inserimento a partire da marzo 2023. Utente Dott. Manuel Vignola, che assume anche la veste di Tutor per la Federazione di Genova, con il Presidente della quale sono in corso contatti. La Liguria ha attivi inserimento per Savona, Imperia e Genova.

I/2/041. Glossario. La Guida (Edizione III) riporta una apposita rubrica dedicata al Glossario con la esplicazione dei significati delle parole usate nell’Albo

I/2/042.  Inserimento. Provincia di Terni. Esiste un Annuario. Utente G. R Baldelli. Al 30 aprile sono stati inseriti 173 Decorati.

I/2/043. Procedura Google Lens. Il Dott. Orioli ha predisposto questa procedura con applicazione su cellulare. Consiste nella possibilità OCR di fotografare scritti su word. Poi inviare al testo e quindi con il copia incolla riportare il Testo su Albo d’Oro. Rappresenta uno strumento per abbreviare l’inserimento delle motivazioni. Ogni utente è consigliato di adottare questa applicazione per abbreviare i tempi di inserimento

I/2/044. Si ribadisce che ogni Utente non deve inserire le Medaglie al Valore Militare. Sarà cura del Comitato di Revisione provvedere a questo inserimento

I/2/045. Per la prima decade di marzo era previsto l’approntamento di una tabella “Stato di Avanzamento degli Inserimenti (Individuali e Collettivi) per Provincia con la seguente (provvisoria) catalogazione A. Pronto per la Consultazione e Divulgazione B. Versione Finale C. Stampato su Carta D. Revisione Inserimenti, E. Inserimento dati. Queste catalogazioni saranno articolate in cinque sotto catalogazioni ciascuna. La tabella sarà appronta per il mese di giugno.

I/2/046. Nel periodo di gennaio -aprile 2023 gli inserimenti sono stati: Tomasini (1341), Mastrantonio (799), Monteverde (800) Coltrinari (224), Bottoni (15). Coltrinari (127) Decorati Collettivi

I/2/047. Inserimento. Provincia di Forlì. Studio ed analisi dei decorati di questa provincia. Esiste un Annuario. Sarà incaricata per l’inserimento la Dott.ssa Maria Luisa Suprani Quezioli

I/2/048. Utenti. Sono state contattate 9 persone che potrebbero diventare utenti e che in questo periodo stanno impatrichendosi delle attività di inserimento

I/2/049. Si ribadisce che Responsabile. Il Direttore del CESVAM è il responsabile della creazione dei Data base e dell’utilizzo dell’Albo d’Oro, su mandato del Presidente Nazionale. È anche Utente, ed in questa qualità detterà tempi e modi di sviluppo dell’Albo d’Oro

I/2/50 - – Prossimo INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 MAGGIO 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2023) SI ANNESSO  non  ci sono, il presente ed i prossimi sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare e su www.valoremilitare.org.